Wise Society : Cop26, a Glasgow l’ultima chance contro la crisi climatica

Cop26, a Glasgow l’ultima chance contro la crisi climatica

di Maria Enza Giannetto
29 Ottobre 2021

La XXVI Conferenza delle parti che si tiene a Glasgow dal 31 ottobre al 12 novembre 2021 è un appuntamento cruciale per affrontare la crisi climatica, il surriscaldamento globale, la perdita della biodiversità, con decisioni politiche davvero efficaci e in grado di incutere un’inversione di marcia verso gli inesorabili disastri ambientali

Momento decisivo, last chance, ultima chiamata. La Cop26 che si tiene a Glasgow dal 31 ottobre al 12 novembre 2021 è, da più parti, considerata un appuntamento cruciale per affrontare la crisi climatica, il surriscaldamento globale, la perdita della biodiversità, con decisioni politiche davvero efficaci e in grado di incutere un’inversione di marcia a quel percorso inesorabile verso disastri e tragedie ambientali. Un percorso che, non a caso, è stata descritto in maniera catastrofica nell’ultimo rapporto dell’Ipcc. E così, con il bagaglio carico di aspettative post lockdown e dopo aver tirato le somme alla Pre cop26 di Milano si va verso Glasgow tra attese e nodi da sciogliere.

Cop26: bandiera

Foto Shutterstock

Cos’è la Cop26

E alla vigilia dell’apertura è anche lecito, ancora e comunque, chiedersi che cos’è la Cop 26. La Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 2021, conosciuta appunto come COP26, è la XXVI delle Conferenze delle parti: incontri che si tengono, appunto, ogni anno a partire dal 1994 tra i Paesi che hanno ratificato la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (United Nations Framework Convention on Climate Change, UNFCCC del 1992).
In programma a Glasgow dal 31 ottobre al 12 novembre 2021 – anche se si sarebbe dovuta svolgere nel 2020 ed è stata rinviata a causa della pandemia da Covid-19 – la Cop26 si tiene sotto la presidenza del Regno Unito in partenariato con l’Italia (che infatti ha ospitato la Precop26 a Milano).

I lavori della Cop26

E si tratta dell’evento che viene considerato l’ultima opportunità del mondo per tenere sotto controllo le conseguenze del surriscaldamento globale e i cambiamenti climatici tra cui desertificazione, perdita di biodiversità, scioglimento dei ghiacciai, alluvioni e innalzamento del livello dei mari.

Il presidente della COP26 è Alok Sharma – politico britannico e Segretario di Stato per le imprese, l’energia e la strategia industriale – ed è stato designato il 13 febbraio 2020. Il Regno Unito ha lavorato con ogni singolo Paese partecipante per raggiungere un accordo su come affrontare i cambiamenti climatici e chiedendo agli Stati di presentare dei contributi determinati a livello nazionale che fossero ambiziosi nonché di definire le proprie strategie di lungo termine per azzerare le emissioni nette, sfruttando anche le presidenze del G7 e del G20.

I leader mondiali attesi in Scozia saranno quelli dei 197 paesi, cui si uniranno migliaia di negoziatori, rappresentanti di governo, imprese e cittadini coinvolti in discussioni per un totale di dodici giorni di negoziati. Inoltre, a margine dei colloqui principali, si svolgeranno anche diversi incontri ed eventi che coinvolgeranno organizzazioni ambientaliste, scienziati, attivisti e organizzazioni della società civile provenienti da tutto il mondo. Ed è condiviso che verranno anche ascoltate le richieste che i giovani partecipati allo Youthforclimate e “capitanati” da Greta Thunberg. Un contesto internazionale in cui, tra l’altro, spicca la volontà e necessità di ricostruire società migliori dalle macerie del COVID-19, attraverso una ripresa verde e resiliente a favore di una crescita sostenibile e dell’occupazione, e che tuteli le comunità più vulnerabili agli impatti dei cambiamenti climatici mitigando e prevenendo il fenomeno dell’apatheid climatico.

Il forte legame con la Cop21 di Parigi

La COP26 non è, però, un qualsiasi vertice internazionale. E per capire il perché bisogna fare in cenno alla Cop21 e all’Accordo di Parigi 2015, quando tutti i Paesi accettarono di collaborare per limitare l’aumento della temperatura globale ben al di sotto dei 2 gradi, puntando a limitarlo a 1,5 gradi. Inoltre i Paesi s’impegnarono ad adattarsi agli impatti dei cambiamenti climatici e a mobilitare i fondi necessari per raggiungere questi obiettivi. Nel quadro di quell’accordo, ciascun Paese si è impegnato a creare un piano nazionale indicante la misura della riduzione delle proprie emissioni, detto Nationally Determined Contribution (NDC) o “contributo determinato a livello nazionale”.

I Paesi concordarono anche che ogni cinque anni avrebbero presentato un piano aggiornato che rifletteva la loro massima ambizione possibile in quel momento e Glasgow sarà, quindi, il momento in cui i Paesi aggiorneranno i propri piani di riduzione delle proprie emissioni. Ma c’è di più perché, ad oggi, gli impegni presi a Parigi non sono più sufficienti per limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi, e la finestra utile per il raggiungimento di questo obiettivo si sta chiudendo: gli anni fino al 2030 sono l’ultima opportunità di sfruttare.

Cop 21 per il clima: i partecipanti

Foto: Presidencia de la República Mexicana, CC BY 2.0

Gli obiettivi della COP26

Il Regno Unito in quanto paese ospitante ha chiesto ai partecipanti di proporre obiettivi di riduzione delle emissioni per il 2030 più ambiziosi per contribuire a raggiungere emissioni zero nette entro metà secolo, di raccogliere contributi per l’adattamento climatico e fondi per gli interventi di mitigazione, e di finalizzare le regole di attuazione dell’Accordo di Parigi.

In particolare i quattro obiettivi della COP26 sono:

  1. un cambio di passo negli impegni per la riduzione delle emissioni
  2. aumentare gli sforzi per l’adattamento agli impatti dei cambiamenti climatici
  3. ottenere finanziamenti per l’azione per il clima
  4. rafforzare la collaborazione internazionale, anche per le campagne della COP26 sulla transizione energetica, il trasporto su strada pulito e la natura

Cosa dovremo aspettarci a fine lavori?

Ecco, quindi, una sintesi su cosa ci si aspetta – o meglio è necessario ottenere – da Glasgow.

1. Azzerare le emissioni nette a livello globale entro il 2050 e puntare a limitare l’aumento delle temperature a 1,5°C

Il Regno Unito chiede ad ogni Paese di presentare obiettivi ambiziosi di riduzione delle emissioni entro il 2030 che siano allineati con il raggiungimento di un sistema a zero emissioni nette entro la metà del secolo.

Per raggiungere questi obiettivi ambiziosi, ciascun Paese dovrà:

• accelerare il processo di fuoriuscita dal carbone
• ridurre la deforestazione
• accelerare la transizione verso i veicoli elettrici
• incoraggiare gli investimenti nelle rinnovabili

2. Adattarsi per la salvaguardia delle comunità e degli habitat naturali

Il clima sta già cambiando e continuerà a cambiare provocando effetti devastanti anche riducendo le emissioni. Alla COP26 bisognerà lavorare insieme per incoraggiare i Paesi colpiti dai cambiamenti climatici (quelli da cui si muovono sempre di più i cosiddetti migranti climatici e ai quali l’attivista ugandese Vanessa Nakate ha dato voce alla PreCop) e metterli in condizioni di:

• proteggere e ripristinare gli ecosistemi
• costruire difese, sistemi di allerta, infrastrutture e agricolture più resilienti per contrastare la perdita di abitazioni, mezzi di sussistenza e persino di vite umane

3. Mobilitare i finanziamenti

Per raggiungere i primi due obiettivi, i Paesi sviluppati devono mantenere la loro promessa di mobilitare almeno 100 miliardi di dollari l’anno in finanziamenti per il clima entro il 2021. Le istituzioni finanziarie internazionali devono fare la loro parte e tutti dovranno lavorare per liberare le migliaia di miliardi che la finanza pubblica e quella privata dovranno impiegare per raggiungere zero emissioni nette globali.

4. Collaborare

Solo lavorando tutti assieme si possono affrontare le sfide della crisi climatica. Alla COP26 è necessario:

• finalizzare il “Libro delle Regole” di Parigi (le regole dettagliate necessarie per rendere pienamente operativo l’Accordo di Parigi)
• accelerare le attività volte ad affrontare la crisi climatica rafforzando la collaborazione tra i governi, le imprese e la società civile

Cop26: l'ultima chance per il clima

Foto Shutterstock

I problemi da affrontare alla Conferenza della parti 26

Eppure sono davvero molti i problemi che si dovranno affrontare durante il ventiseiesimo vertice sul clima. Eccone alcuni riassunti qui sotto.

Emissioni e decarbonizzazione

Il presidente della COP26 del Regno Unito, Alok Sharma, ha dichiarato che il risultato più importante che promette di raggiungere durante questa conferenza è “consegnare alla storia il carbone”. Per realizzare un sistema a “zero emissioni nette” rispetto ai livelli del 1990, serve infatti decarbonizzare e riforestare, raggiungendo il target di 1,5 gradi di riscaldamento relativo ai livelli preindustriali.

Piani nazionali nuovi e rivisti

L’analisi della Nazioni Unite sugli NDC nuovi o rivisti presentata a luglio ha rilevato che entro il 2030, i 113 paesi che li hanno presentati, tutti insieme abbasseranno le loro emissioni del 12% rispetto ai livelli del 2010. Ma gli NDC disponibili equivalgono a un aumento del 16% nel 2030 rispetto al 2010. Inoltre, fino adesso circa 120 paesi hanno presentato NDC rivisti e manca un calendario comune per la realizzazione degli impegni, senza contare che Arabia Saudita Cina, India, e Turchia (principali responsabili di emissioni) insieme responsabili di circa un terzo delle emissioni globali di gas serra non hanno ancora presentato NDC rafforzati e lo faranno alla COP26.

Economia e finanza

Nel 2009, i paesi hanno deciso di raccogliere 100 miliardi di dollari l’anno entro il 2020 per aiutare i paesi in via di sviluppo ad affrontare gli impatti del cambiamento climatico. I dati dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) mostrano però che nel 2019 i governi delle nazioni sviluppate hanno raccolto 79,6 miliardi di dollari per i paesi vulnerabili.  In effetti, i governi hanno deciso di affrontare l’impatto del cambiamento climatico sui paesi in via di sviluppo, ma mancano dettagli sul come e quanto. Non solo: per raggiungere l’obiettivo di emissioni a zero netto globale entro la metà del secolo e proteggere paesi e habitat occorrerà anche un grande sforzo finanziario e le istituzioni finanziarie internazionali dovranno  fare la loro parte.

Articolo 6 dell’Accordo di Parigi

L’Articolo 6 dell’Accordo di Parigi è stato introdotto per aiutare i Paesi a ridurre in modo efficace le emissioni di gas serra, che vengono comunicate alle Nazioni Unite ogni cinque anni. L’articolo chiede una “contabilità solida” per evitare il “doppio conteggio” delle riduzioni delle emissioni e punta a determinare un meccanismo unico delle Nazioni Unite per scambiare crediti di carbonio dalle riduzioni delle emissioni generate da progetti a basse emissioni di carbonio. Il commercio di carbonio, ricordiamo, è stato introdotto nel 1997, come meccanismo attraverso il quale i paesi ricchi potevano trasferire parte della loro riduzione del carbonio ai paesi in via di sviluppo.

Maria Enza Giannetto

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