Wise Society : Cop per il clima, la chiamata all’appello degli Stati sull’impegno per l’ambiente
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Cop per il clima, la chiamata all’appello degli Stati sull’impegno per l’ambiente

A partire dal Trattato di Rio ratificato nel 1994, ogni anno i paesi firmatari si riuniscono per valutare il progresso nel trattare il cambiamento climatico come proposto nella Convenzione Quadro dell'Onu sui Cambiamenti climatici. Da Rio a Parigi 2015, passando per Kyoto fino a Glasgow, ecco cosa sono le Conferenze delle Parti e perché sono così importanti

Maria Enza Giannetto
20 Ottobre 2021

Si scrive COP si legge Conference of Parties e indica la riunione annuale dei Paesi che hanno ratificato la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici o meglio, indica il momento dell’anno in cui i Paesi dell’Onu si ritrovano a discutere e prendere importanti decisioni per il Clima e l’ambiente. Un appuntamento che abbiamo imparato a conoscere sempre di più soprattutto grazie al coinvolgimento sempre più intenso delle associazioni ambientaliste e dei giovani di Friday for future (i cui portavoce sono stati protagonisti di un nostro wisetalk) che gridano a gran voce quanto sia importante fare in fretta.

For the world

Foto di Jon Tyson / Unsplash

Che cosa sono le Cop per il clima

Se ne sente parlare spesso, ma cosa sono le Cop per il clima? L’acronimo COP sta per “Conferenza delle parti” e indica quindi la riunione annuale dei Paesi che hanno ratificato la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (United Nations Framework Convention on Climate Change, UNFCCC).

Di fatto, però, la dicitura è stata scelta al posto di ‘Conferenza delle Nazioni’ perché vi possono partecipare anche singoli comparti degli Stati (città, provincie, regioni o agglomerati o persino grandi banche internazionali o multinazionali che decidano di investire sull’ambiente, nonché, in qualità di osservatori, numerose ONG provenienti da tutto il mondo). E anche chi non può “ancora” partecipare alla Conferenza, viene comunque ascoltato durante il mese di preparazione nell’ambito della fase preparativa, come nel caso della PreCop26 di Milano verso Glasgow. In sintesi, la COP è l’organismo decisionale dell’UNFCC che si occupa delle azioni da fare per arrestare i cambiamenti climatici.

Cop clima e cambiamenti climatici

Foto di Marek Piwnicki / Unsplash

Convenzione Quadro dell’Onu sui cambiamenti climatici

La Convenzione Quadro dell’ONU sui cambiamenti climatici – United Nations Framework Convention on Climate Change da cui l’acronimo UNFCCC o FCCC – è un trattato ambientale internazionale prodotto dalla Conferenza sull’Ambiente e sullo Sviluppo delle Nazioni Unite (UNCED, United Nations Conference on Environment and Development), informalmente conosciuta come Summit della Terra che si tenne a Rio de Janeiro nel 1992.

Il trattato punta alla riduzione delle emissioni dei gas serra, alla base del riscaldamento globale. Come stipulato originariamente, il Trattato di Rio non poneva limiti obbligatori per le emissioni di gas serra alle singole nazioni: era legalmente non vincolante ma includeva la possibilità che le parti firmatarie adottassero, in apposite conferenze, atti ulteriori (denominati “protocolli”) che avrebbero posto i limiti obbligatori di emissioni. Il principale di questi protocolli, adottato nel 1997 (durante Cop 3), è il famoso protocollo di Kyōto: più conosciuto della stessa UNFCCC.

In ogni caso, quando il FCCC entrò in vigore il 21 marzo 1994, il suo obiettivo dichiarato era “raggiungere la stabilizzazione delle concentrazioni dei gas serra in atmosfera a un livello abbastanza basso per prevenire interferenze antropogeniche dannose per il sistema climatico”.

Cosa chiede ai Paesi

La Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, dopo la ratifica, obbligava i governi a perseguire un “obiettivo non vincolante” per ridurre le concentrazioni atmosferiche dei gas effetto serra. Azioni che erano dirette principalmente ai paesi industrializzati, con l’intenzione di stabilizzare le loro emissioni di gas serra, mentre altre responsabilità ricadevano su tutte le parti della convenzione.

Le nazioni firmatarie concordarono di riconoscere “responsabilità comuni ma differenziate”, con maggiori responsabilità per la riduzione delle emissioni di gas serra nel breve periodo per i Paesi sviluppati (che restano quelli che continuano a pagare di più a causa della desertificazione e dell’innalzamento del livello del mare).

Gli stati firmatari dell’UNFCCC, infatti,  sono suddivisi in tre gruppi: Paesi dell’Allegato I (Paesi industrializzati e paesi ex socialisti ad economia in transizione: 40 Paesi e l’Unione europea); Paesi dell’Allegato II (24 Paesi industrializzati); Paesi in via di sviluppo. In linea di massima, i Paesi dell’Allegato I concordano nel ridurre le loro emissioni (in particolare di biossido di carbonio) a livelli inferiori a quelle prodotte nel 1990 mentre i Paesi in via di sviluppo non hanno restrizioni immediate rispetto all’UNFCCC e non sono tenuti a implementare i loro obblighi rispetto alla Convenzione finché le nazioni industrializzate non forniscano abbastanza denaro e tecnologia.

Tutte le conferenze sul clima

La prima COP (COP1) si è tenuta a Berlino nel ’95, come risultato dei negoziati di Rio del ’92. Da allora di tempo e di conferenze ce ne sono state tante ma sicuramente alcune, oltre quella di Kyoto del 1997, meritano una citazione particolare.  Dal 2005 le conferenze ospitano anche gli incontri per negoziare impegni vincolanti nel quadro del Protocollo di Kyoto (conferenze CMP). Nel 2010 (Cop 16) a Cancun è stato creato il Fondo Verde per il clima e nel 2013 a Varsavia ( COP 19) si è deciso che tutti i governi devono dichiarare i loro impegni in termini di riduzione dei gas serra. Nel 2015 a Parigi con la Cop21 c’è stato un appuntamento importantissimo perché ritenuto “ultimativo”: nel 2017 sarebbe infatti scaduta, secondo gli esperti, la possibilità di riuscire a fermare in modo rilevante il cosiddetto riscaldamento globale: messaggio che tuttavia anche questa volta non pare essere stato recepito con particolare convincimento da parte dei Capi di Stato.

I delegati alla COP 21, tenutasi a Le Bourget, alla periferia di Parigi, erano circa 40mila, per un costo totale di 170 milioni di euro. L’accordo di Parigi 2015 sul clima, per l’intensità della partecipazione, la quantità di persone, di Stati , di grandi città e di capitali coinvolti, ha avuto comunque un valore storico: per la prima volta il ‘Mondo’ si è riunito per fare qualcosa per il Pianeta, invece di continuare a saccheggiarlo impunemente. Dal 2016, la conferenza accoglie anche gli incontri delle parti con riferimento all’Accordo di Parigi (conferenze CMA).

Cop 21 per il clima: i partecipanti

Foto: Presidencia de la República Mexicana, CC BY 2.0

L’elenco

  1. COP-1, il Mandato di Berlino
  2. COP-2, Ginevra, Svizzera
  3. COP-3, il Protocollo di Kyōto sul Cambiamento Climatico
  4. COP-4, Buenos Aires
  5. COP-5, Bonn, Germania
  6. COP-6, L’Aja, Paesi Bassi
  7. COP-6 “bis,” Bonn, Germania
  8. COP-7, Marrakech, Marocco
  9. COP-9, Milano, Italia
  10. COP-10, Buenos Aires, Argentina
  11. COP-11, Montréal, Canada
  12. COP-12, Nairobi, Kenya
  13. COP-13, Bali, Indonesia
  14. COP-14, Poznan, Polonia
  15. COP-15, Copenaghen, Danimarca
  16. COP-16, Cancun, Messico
  17. COP-17, Durban, Sud Africa
  18. COP-18, Doha, Qatar
  19. COP-19, Varsavia, Polonia
  20. COP-20, Lima, Perù
  21. COP-21, Parigi, Francia
  22. COP-22, Marrakech, Marocco
  23. COP-23, Bonn, Germania
  24. COP-24, Katowice, Polonia
  25. COP-25, Madrid, Spagna
  26. COP-26, Glasgow, Regno Unito

Le COP più importanti

Tra le passate Conferenze delle Parti, come anticipato, alcune si sono distinte per il valore storico sulle tematiche relative al clima e alle emissioni inquinanti.

COP-1, il Mandato di Berlino

La Conferenza delle Parti dell’UNFCCC si incontrò per la prima volta a Berlino (Germania) dal 28 marzo al 7 aprile 1995, ed espresse timori sull’adeguatezza delle azioni degli stati ad adempiere gli obblighi della Convenzione. Questi furono espressi in una dichiarazione ministeriale delle Nazioni Unite conosciuta come il “Mandato di Berlino“, che stabiliva una fase di analisi e ricerca  per negoziare un “insieme completo di azioni” da cui gli Stati potessero scegliere quelle più adeguate per ognuno di essi, in modo che fossero le migliori dal punto di vista economico e ambientale. Il Mandato di Berlino esentò i Paesi non-Allegato I da obblighi vincolanti addizionali, in ragione del principio delle “responsabilità comuni ma differenziate” stabilito dalla UNFCCC, sebbene si ipotizzasse che le grandi nazioni di nuova industrializzazione sarebbero diventate i più grandi emettitori di gas serra nei 15 anni a venire.

COP-3, il Protocollo di Kyōto sul Cambiamento Climatico

Il Protocollo di Kyōto fu adottato nella COP-3, svoltasi dal 1° al 10 dicembre 1997 a Kyōto (Giappone), dopo tese negoziazioni. Molte nazioni industrializzate e alcune economie centroeuropee in transizione concordarono su riduzioni legalmente vincolanti delle emissioni di gas serra, in media del 7% rispetto ai livelli del 1990, fra gli anni 2008 e 2012. Gli Stati Uniti avrebbero dovuto ridurre le loro emissioni totali del 7% rispetto ai loro livelli del 1990. L’amministrazione di Bill Clinton, nel budget del 2001, incluse i finanziamenti per l’iniziativa per le tecnologie indirizzate a fronteggiare il cambiamento climatico (Climate Change Technology Initiative, CCTI).

COP-6 L’Aja, Paesi Bassi e cop 6 bis  Bonn, Germania

Quando si riunì la COP-6 all’Aia (Paesi Bassi), la politica ebbe un ruolo centrale: tra tutti entrò la controversia sulla proposta degli Stati Uniti di permettere di ottenere crediti dai “sink” di carbonio (boschi e terre agricole), che avrebbero soddisfatto buona parte della riduzione delle emissioni statunitensi. Nonostante alcuni accordi preliminari tra gli Stati Uniti e alcuni Stati europei, l’Unione Europea rifiutò le posizioni di compromesso e le discussioni in corso collassarono e i lavori vennero sospesi. I negoziati 6 ripresero a Bonn, e intanto George W. Bush era diventato presidente degli Stati Uniti e aveva rigettato il protocollo di Kyōto. Come risultato la delegazione statunitense declinò la sua partecipazione ai negoziati relativi al Protocollo, e scelse di agire come osservatrice all’incontro. Uno degli elementi chiave di questo accordo fu che non ci sarebbero stati limiti quantitativi al credito che una nazione poteva rivendicare per l’uso di questi meccanismi, ma che l’azione interna doveva costituire un elemento significativo degli sforzi di ogni nazione dell’Allegato II per andare incontro ai propri obiettivi. Inoltre, tre nuovi fondi vennero concordati per fornire assistenza per i bisogni associati ai cambiamenti climatici.

COP-21, Parigi, Francia

La COP-21 di Parigi, Francia, inizia il 30 novembre 2015 e si è conclusa l’11 dicembre successivo. Ha dato origine all’accordo di Parigi 2015, concluso tra gli stati partecipanti alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 1992. Nel novembre 2018, 195 membri dell’UNFCCC hanno firmato l’accordo e 183 hanno deciso di farne parte. L’obiettivo di lungo periodo dell’Accordo di Parigi è quello di contenere l’aumento della temperatura media globale ben al di sotto della soglia di 2 °C oltre i livelli pre-industriali, e di limitare tale incremento a 1,5 °C, poiché questo ridurrebbe sostanzialmente i rischi e gli effetti dei cambiamenti climatici.

COP-24, Katowice, Polonia

COP-24 si è svolta in Polonia e si è occupata di definire le regole di attuazione dell’Accordo di Parigi del 2015. L’obiettivo è stato quello di cercare di mettere un freno al cambiamento climatico a livello globale e definire un “Rule Book”, un libro guida per attuare tutti i principi dell’Accordo. Il limite di 2 °C imposto dalla COP21 ormai non è più sufficiente: per evitare catastrofi, non possiamo permettere alle temperature di salire oltre 1,5 °C e per questo dobbiamo diminuire del 45% le emissioni di CO2 nell’aria entro il 2030, percentuale che deve salire al 100% entro il 2050.

COP-26, Glasgow, Regno Unito

La COP-26 avrebbe dovuto tenersi nel novembre 2020 ma è stata posticipata a causa dell’emergenza COVID-19. E’ prevista a Glasgow, Regno Unito, dal 1º al 12 novembre 2021.

Cop 26

Immagine ukcop26.org

Maria Enza Giannetto

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