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Biodiversità, la varietà di forme di vita che garantisce la vita stessa

La biodiversità indica la molteplicità e varietà di organismi viventi nelle loro diverse forme, e nei rispettivi ecosistemi. Preservarla è fondamentale per la vita del Pianeta e per questo governi, istituzioni e cittadini si impegnano in azioni di protezione e tutela

Maria Enza Giannetto
9 Settembre 2021

La varietà è ricchezza. La varietà di forme di vita è essa stessa vita. La biodiversità indica proprio la molteplicità e varietà di organismi viventi nelle loro diverse forme, e nei rispettivi ecosistemi. Quello che, appunto, rende vitale e peculiare ogni ambiente. Preservare la biodiversità marina e terrestre è quindi essenziale per la vita del Pianeta e di tutti gli esseri viventi. Ecco perché i governi, le istituzioni e i cittadini si impegnano (o dovrebbero sempre di più impegnarsi) in ricerche, studi e azioni volti alla tutela della biodiversità.

La biodiversità in un prato fiorito

Foto Shutterstock

Cos’è la biodiversità? Significato del termine

Il termine biodiversità deriva dalla fusione di un termine greco e uno latino: greco bios che significa vita, e latino diversitas che significa differenza o diversità. Esiste anche una traduzione alternativa che sarebbe bio-varietà o varietà della vita presente sul Pianeta, ma il termine biodiversità è ormai utilizzato a livello mondiale sia in ambito scientifico sia in ambito culturale. Secondo il Glossario Dinamico ISPRA-CATAP, per biodiversità entro un determinato ambiente si intende, appunto, la varietà di organismi viventi in esso presenti.

La biodiversità comprende quindi l’intera variabilità biologica di geni, specie, nicchie ecologiche ed ecosistemi con le risorse genetiche considerate la componente determinante della biodiversità all’interno di una singola specie (il cui valore stimato oscilla da 3,63 a più di 111 milioni). Ma cos’è la biodiversità in parole semplici? La definizione di biodiversità o diversità biologica è, secondo il testo della Convenzione sulla diversità biologica delle Nazioni Unite, “la variabilità degli organismi viventi di ogni origine, compresi inter alia gli ecosistemi terrestri, marini ed altri ecosistemi acquatici, ed i complessi ecologici di cui fanno parte; ciò include la diversità nell’ambito delle specie, e tra le specie dell’ecosistema”.

La biodiversità, in parole semplici, indica la ricchezza della vita sulla Terra, che comprende essere umani, animali, vegetali, microrganismi e tutto il materiale genetico immaginabile. Inoltre, la biovarietà tiene conto del modo in cui questa ricchezza è distribuita sul Pianeta e come i vari organismi interagiscono tra loro.

Mantide religiosa

Foto di S N Pattenden / Unsplash

Tipi e livelli

Normalmente si considerano tre livelli di biodiversità:

  1. La diversità genetica, la somma complessiva degli esseri viventi che abitano il pianeta;
  2. La diversità di specie, che indica l’abbondanza e la diversità tassonomica di specie presenti per la terra;
  3. La diversità di ecosistemi, con cui si indica l’insieme di tutti gli ambienti naturali presenti sul nostro pianeta.

La biodiversità, in ogni caso, non è un valore stabile per un habitat o ecosistema: in un determinato ambiente, infatti, può aumentare o diminuire nel tempo a causa di diversi fattori che possono essere di carattere naturale e/o antropico. Ovviamente, però, la perdita di specie, sottospecie o varietà comporta una serie di danni.  Questi possono raggrupparsi in: ecologici, perché comportano un degrado della funzionalità degli ecosistemi; culturali, perché si perdono conoscenze e tradizioni umane legate alla biodiversità; economici, perché riducono le risorse genetiche con il loro potenziale sfruttamento economico.

Tutela della biodiversità: un'illustrazione

Foto Shutterstock

Perché è importante preservare la biodiversità

Difendere la diversità biologica di un territorio consente di preservarlo e tutelare lo sviluppo della vita in quell’area e nel Pianeta tutto. La perdita di biodiversità infatti, può essere causa di calamità naturali, come terremoti, inondazioni, tempeste tropicali: insomma la biodiversità contrasta anche i cambiamenti climatici. Oltre a preservare l’ambiente, la bio-varietà produce anche i cosiddetti “servizi eco-sistemici”, ovvero le risorse di cui l’essere umano ha bisogno per sviluppare l’economia, l’agricoltura, o più semplicemente per il fabbisogno nutritivo. Nello specifico, gli scienziati hanno individuato diverse tipologie di servizi ecosistemici: servizi di approvvigionamento (cibo, acqua, legname); servizi di regolazione (clima, precipitazioni, diffusione delle malattie); servizi culturali (tutto ciò che riguarda la bellezza della natura, lo svago, il benessere spirituale, che fornisce all’uomo l’ispirazione); servizi di supporto (formazione del suolo, fotosintesi, ciclo nutritivo alla base della crescita e della produzione).

Detto in soldoni, la varietà di forme di vita fornisce tutto ciò di cui abbiamo bisogno per sopravvivere, eppure è proprio l’uomo con le sue attività a minacciare la biodiversità. Basti pensare alla recente notizia secondo cui un terzo degli alberi rischia l’estinzione. Importante, quindi, che l’impegno per preservare ambiente e biodiversità sia su vari fronti e a vari livelli e anche verso i più svariati tipi di biodiversità e habitat.

Per esempio, un semplice prato – che possiamo anche rinverdire attraverso delle divertenti bombe di semi – è un ecosistema nel quale gli insetti impollinano fiori ed erba, bovini e ovini si possono nutrire di questi vegetali e i loro escrementi diventano concime per il terreno. La Barriera Corallina e la foresta amazzonica insieme racchiudono quasi la metà della biodiversità della Terra. Un altro esempio: se scomparissero le fastidiose zanzare non ci sarebbe cibo per pipistrelli, libellule e uccellini e tutti sappiamo quanto è importante l’impollinazione e quindi salvare le api per salvare il Pianeta.

Ape: un insetto impollinatore

Foto di leandro fregoni / Unsplash

Biodiversità, i trattati nazionali per la sua tutela

Nell’ambito dei trattati sviluppati dalle Nazioni Unite esiste la Convenzione sulla Diversità Biologica, o CBD, adottata a Nairobi, Kenya, il 22 maggio 1992 e che è stata ratificata ad oggi da 192 paesi; successivamente è stata aperta alla firma dei paesi durante il Summit Mondiale dei Capi di Stato tenutosi a Rio de Janeiro nel giugno 1992 insieme alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici ed alla Convenzione contro la Desertificazione, per questo denominate le tre Convenzioni di Rio.
Nel giugno 1992 l’Unione Europea l’ha approvata, ponendosi tre obiettivi ambiziosi tutti:

  • favorire la conservazione della biodiversità, o diversità biologica;
  • diffondere un uso sostenibile delle componenti della diversità biologica;
  • garantire una ripartizione equa dei vantaggi derivanti dallo sfruttamento delle risorse genetiche.

I provvedimenti in Italia, dalla Convenzione al Progetto Natura 2000

L’Italia ha ratificato la Convenzione sulla Biodiversità con la legge 124/1994. Nel 2010 è stata adottata la Strategia Nazionale per la Biodiversità. Per affrontare il problema molto grave di perdita di biodiversità, il Ministero dell’Ambiente ha preso parte al progetto Natura 2000, il principale strumento della politica dell’Unione Europea per la conservazione della biodiversità. La rete Natura 2000 è costituita dai Siti di Interesse Comunitario (SIC), identificati dagli Stati Membri secondo quanto stabilito dalla Direttiva Habitat, che vengono successivamente designati quali Zone Speciali di Conservazione (ZSC), e comprende anche le Zone di Protezione Speciale (ZPS) istituite ai sensi della Direttiva 2009/147/CE “Uccelli” concernente la conservazione degli uccelli selvatici.

Maria Enza Giannetto

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