Wise Society : Vanessa Nakate, l’attivista di Fridays for future che dà voce al Sud del Mondo
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Vanessa Nakate, l’attivista di Fridays for future che dà voce al Sud del Mondo

Tra i volti di spicco del Friday for future, la fondatrice del Rise Up Movement si batte perché i grandi del Pianeta agiscano presto, per le giovani generazioni e per i paesi in via di sviluppo che soffrono più degli altri pur avendo minori responsabilità

Maria Enza Giannetto
26 Ottobre 2021

È la voce del continente africano che si innalza contro la crisi climatica. Vanessa Nakate è la giovane attivista di Fridays for future che smuove le coscienze dei grandi del Pianeta e che, al fianco di Greta Thunberg e degli altri esponenti del movimento, reclama il diritto delle giovani generazioni a vivere su un pianeta sano. E, dalla sua Africa – dall’Uganda per l’esattezza – dà anche voce al Continente più colpito dalle conseguenze della crisi climatica nonostante ne sia il minor responsabile.

Vanessa Nakate

Foto: Pagina Facebook di Vanessa Nakate

Chi è Vanessa Nakate

Ormai globalmente riconosciuta come una delle maggiori attiviste contro il cambiamento climatico, Vanessa Nakate è nata a Kampala, in Uganda il 15 novembre 1996. Si è laureata in Economia aziendale alla Makerere University Business School nel gennaio 2019 e nel novembre 2020 è stata inclusa nella lista stilata dalla BBC delle 100 donne più illuminate ed influenti dell’anno.

L’inizio del suo attivismo

Il suo impegno per il clima è iniziato proprio nel gennaio 2019, quando, preoccupata per le temperature insolitamente elevate registrate nel suo paese, attraversato nei mesi di ottobre e dicembre da un’intensa ondata di caldo, da sola (o a volte con i fratelli), sciopera ogni venerdì in concomitanza con il movimento dei Fridays for future in quattro punti nevralgici di Kampala, per spostarsi in seguito fuori dai cancelli del Parlamento ugandese, con un cartello con su scritto “Amore verde, pace verde”.

L’idea – come ha raccontato in un’intervista – le balenò durante una conversazione con uno degli zii, Charles Kamoga, dal quale aveva appreso come il clima dell’Uganda fosse notevolmente cambiato negli ultimi decenni, recando gravi danni all’agricoltura e l’obiettivo che si era prefissata era quello di proseguire la protesta “fino a una reazione da parte dei leader”.

La sua determinazione e costanza ha portato tanti altri sostenitori a unirsi al suo sciopero per il clima, tra queste c’è Leah Namugerwa, l’adolescente che diventerà promotrice della lotta per la messa al bando delle buste di plastica e una delle leader del Fridays for Future in Uganda.

La nascita di Rise up movement

Rise Up Movement di Vanessa Nakate

Immagine: Rise Up Movement

Vanessa Nakate ha fondato nel 2019 il “Youth for Future Africa”, che si è trasformato nel “Rise up Movement.” Obiettivo principale è sensibilizzare le nuove generazioni sul cambiamento climatico, a partire dalla diffusione della conoscenza di questo problema – le sue cause e il suo impatto – nelle scuole primarie e secondarie.

Per Vanessa, infatti, l’educazione ambientale nelle scuole è di importanza fondamentale tanto che nel 2019-2020 riesce, in collaborazione con l’esperto di finanza climatica Tim Reutemann, a dare avvio al Green Schools Project: iniziativa, finanziata da donazioni online, che mira a dotare le scuole ugandesi di pannelli solari e di stufe ecologiche, per ridurre il consumo di legna (quindi la deforestazione) e le emissioni di gas serra. Ad agosto 2020 in quattro scuole vengono installati gli strumenti e i materiali previsti dal progetto.

Le battaglie e le campagne di Vanessa Nakate

L’attivista ugandese ha guidato la campagna per la salvaguardia della foresta pluviale della Repubblica Democratica del Congo, grande polmone verde del continente africano, minacciato da decenni di esplorazioni minerarie, traffico illegale di legname e urbanizzazione selvaggia.

Nel dicembre 2019, Vanessa Nakate partecipa alla Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP25) in Spagna, e interviene nell’evento “Unite behind science” dialogando con scienziati e climatologi per includere la conoscenza tradizionale degli agricoltori del suo paese colpiti in prima persona dall’impatto della crisi climatica.

L’8 gennaio 2020 Nakate invia un tweet a Greta Thunberg con una foto in cui è ritratta insieme ad altri due attivisti, per ricordarle la protesta in atto nel suo paese, chiedendole implicitamente un aiuto per diffondere l’informazione. Greta lo fa e da quel momento nasce la conoscenza e l’intesa tra le due giovani.

All’inizio di gennaio 2020, insieme con altri attivisti per il clima di ogni parte del mondo, rivolge un appello pubblico ai partecipanti al Forum Economico Mondiale di Davos, sollecitando aziende, banche e governi a non finanziare più l’industria dei combustibili fossili.  Mentre nell’ottobre dello stesso hanno tiene un discorso alla 10ª Desmond Tutu International Peace Lecture in cui esorta i leader mondiali a “svegliarsi” e a fare qualcosa di concreto per affrontare il cambiamento, ritenuto “questione di vita o di morte”.

Inoltre  la Nakate indica nella crisi climatica la maggiore minaccia per l’umanità e sottolinea come l’Africa, il continente con la più bassa emissione di CO2, sia fra le zone più colpite del pianeta. Inondazioni, siccità, desertificazione, invasione delle locuste, stanno minacciando le sue risorse idriche “la sicurezza alimentare, le infrastrutture, gli ecosistemi e le persone.” Il cambiamento climatico provoca migrazione climatiche  e sfollamenti, maggiore esposizione di donne e ragazze alla violenza di genere, conflitti armati con reclutamento di bambini nelle forze armate, diffusione delle malattie, aumento della mortalità infantile. Nakate è nel consiglio dell’Internazionale Progressista, un’organizzazione internazionale che promuove l’unione, l’organizzazione e la mobilitazione delle forze progressiste di sinistra in tutto il mondo.

Vanessa Nakate e la foto cancellata: il caso

Noto l’episodio in cui, nel gennaio 2020 l’agenzia di stampa Associated Press pubblica una foto degli attivisti partecipanti al World Economic Forum, Greta Thunberg, Luisa Neubauer, Isabelle Axelsson e Loukina Tille, tagliando l’immagine di Nakate, originariamente presente nel gruppo. L’attivista ugandese, presa visione della foto ritoccata, in un twitter accusa i media di razzismo dichiarando:

«Voi non avete cancellato una foto. Avete cancellato un continente. Ma io sono più forte di prima»

La vicenda sollevò molto scalpore e indignazione, soprattutto fra gli attivisti del continente africano, che attribuirono tale episodio e la scarsa attenzione all’Africa da parte dei media, alla centralità assegnata al mondo occidentale.

Chi pagherà per questo? Il discorso di Vanessa alla Pre Cop 26

Di sicuro di Vanessa, però si continuerà a parlare. È lei che sta evidenziando non solo il problema climatico ma anche quello della giustizia climatica – al centro dello sciopero del clima del 24 settembre – che non a caso che riguarda principalmente i paesi in via di sviluppo e i NAMs. Non a caso a Milano durante la Pre Cop 26 e i Youthforfuture il suo discorso è stato il vero momento clou dell’evento e viene ancora citato dai leader mondiali rimanendo uno degli argomenti “portanti” di questa fase che intercorre tra la Precop di Milano e la Cop26 di Glasgow.

Vanessa ha infatti chiesto ai potenti della terra di agire presto e di agire per tutti, dichiarando “Negli ultimi anni ho assistito sempre di più all’impatto della crisi climatica sul continente. Quello che è più assurdo è che l’Africa emette meno CO2 di tutti i continenti, a parte l’Antartide. L’Africa è responsabile solo del 3% delle emissioni globali, eppure subisce gli impatti più forti della crisi: uragani sempre più forti, inondazioni devastanti, siccità”. E continua: “Le persone stanno morendo, ma tante altre hanno perso i loro beni di sostentamento. La siccità e le inondazioni hanno lasciato alle persone soltanto dolore, agonia, sofferenza, fame e morte” Chi pagherà per questo”?

Maria Enza Giannetto

© Riproduzione riservata
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