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Climate change, Onu: tagli drastici alle emissioni o non si torna indietro

Il rapporto del panel intergovernativo delle Nazioni Unite sul climate change (Ipcc) parla chiaro: non c'è più tempo da perdere nel mettere in atto tutte le strategie possibili contro le emissioni di Co2 e gas serra. Senza un'inversione di rotta drastica le conseguenze saranno irreversibili

Maria Enza Giannetto
10 Agosto 2021

Cambiamenti climatici senza precedenti, alcuni dei quali irreversibili, con qualche residua speranza solo in una riduzione drastica e e duratura delle emissioni di CO2 e altri gas serra. È drammatica la fotografia che emerge dal rapporto del panel intergovernativo delle Nazioni Unite sul Climate change (Ipcc) che ha diffuso i primi dati del suo VI Rapporto sui cambiamenti del clima a livello planetario (AR6) dal titolo Climate Change 2021: the Physical Science Basis. Il primo volume del Sesto Rapporto di Valutazione del Gruppo Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici parla chiaro:  non c’è più tempo da perdere nel mettere in atto tutte le strategie possibili contro le emissioni, causa principale del surriscaldamento globale.

manifestazione per climate change

Foto di Markus Spiske / Unsplash

Il rapporto dell’Ipcc

Approvato da 195 governi membri dell’IPCC, attraverso una sessione di approvazione virtuale che è durata due settimane, il rapporto del Working Group I (cui hanno  partecipato 234 autori da 66 paesi) è la prima parte del Sixth Assessment Report (AR6) dell’IPCC, che sarà completato nel 2022. Le valutazioni dell’IPCC, ricordiamo, forniscono ai governi, a tutti i livelli, informazioni scientifiche che possono utilizzare per sviluppare politiche climatiche. “Questo rapporto – ha affermato Hoesung Lee, presidente dell’IPCC – riflette sforzi straordinari in circostanze eccezionali. Le sue innovazioni e i progressi nella scienza del clima forniscono un contributo inestimabile ai negoziati e al processo decisionale sul clima”. Di fatti, si tratta di un rapporto che non si basa su supposizioni e previsioni ma su dati estremamente reali. “Questo rapporto è un controllo della realtà – spiega la co-presidente del gruppo di lavoro I dell’IPCC, Valérie Masson-Delmotte –  Ora abbiamo un quadro molto più chiaro del clima passato, presente e futuro, essenziale per capire dove siamo diretti, cosa si può fare e come possiamo prepararci”.

I dati del rapporto Climate Change 2021: the Physical Science Basis

Il rapporto AR6 sottolinea nuove possibilità di superare persino il livello di riscaldamento globale di 1,5°C nei prossimi decenni e rileva che, a meno che non ci siano “riduzioni immediate, rapide e su larga scala delle emissioni di gas serra”, l’obiettivo di limitare il riscaldamento diventerà irraggiungibile. Il rapporto, inoltre, mostra che le emissioni di gas serra dovuti alle attività umane sono responsabili di circa 1,1°C del riscaldamento dal 1850-1900 e rileva che, nei prossimi 20 anni, la temperatura globale dovrebbe addirittura superare 1,5°C di surriscaldamento.

industria e gas serra

Foto di Chris LeBoutillier / Unsplash

I cambiamenti su scala globale e locale

Quello che emerge è anche il confronto tra scala mondiale e locale del cambiamento climatico. Molte delle caratteristiche del cambiamento climatico, infatti, dipendono direttamente dal livello medio di riscaldamento globale, anche se le persone sperimentano cambiamenti climatici diversi a seconda delle regioni in cui vivono e questo potrà anche acuire presto il fenomeno dell’apartheid climatico. “Il cambiamento climatico sta già influenzando ogni regione della Terra –  afferma Panmao Zhai, co-presidente del gruppo di lavoro I dell’IPCC –  in diversi modi. I cambiamenti che sperimentiamo aumenteranno con un ulteriore riscaldamento”.

Questo significa, infatti, che in alcune regioni, per esempio, si va incontro a un aumento della siccità mentre in altre aumentano uragani e piogge torrenziali. In ogni caso, appare chiaro che seguendo questo trend i migranti climatici sono destinati ad aumentare nel corso dei prossimi anni, a causa delle desertificazione, dello scioglimento dei ghiacci dell’innalzamento dei mari e di tante altri fenomeni di “invivibilità”.

Per la prima volta, il sesto rapporto di valutazione fornisce quindi una valutazione regionale più dettagliata con un nuovo quadro che aiuta a tradurre i cambiamenti fisici nel clima – caldo, freddo, pioggia, siccità, neve, vento, inondazioni costiere e altro ancora – in cosa significano davvero per la società e gli ecosistemi. Queste informazioni “locali” possono essere esplorate in dettaglio nel nuovo Atlante interattivo Interactive-atlas.ipcc.ch.

In pratica con 1,5°C di riscaldamento globale, ci saranno ondate di calore crescenti, stagioni calde più lunghe e stagioni fredde più brevi. Se, invece, i gradi saranno 2°C, gli estremi di calore potrebbero  raggiungere ancora più spesso soglie di tolleranza critiche per l’agricoltura e la salute.

Scioglimento dei ghiacci

Foto di William Bossen / Unsplash

Il cambiamento climatico e il ciclo dell’acqua

Il cambiamento climatico sta modificando e intensificando il ciclo dell’acqua. Questo comporta precipitazioni più intense e inondazioni in alcune regioni e siccità più critiche in altre. Più nel dettaglio, secondo il report, “ad alte latitudini è probabile che le precipitazioni aumentino, mentre si prevede che diminuiranno su gran parte delle zone subtropicali. Sono previsti cambiamenti nelle precipitazioni monsoniche, che varieranno in base alla regione. Le aree costiere vedranno un continuo innalzamento del livello del mare per tutto il secolo, contribuendo a inondazioni costiere più frequenti e gravi nelle aree basse e all’erosione costiera”.  E, ovviamente, un ulteriore riscaldamento amplificherà lo scongelamento del permafrost e la perdita della copertura nevosa stagionale, lo scioglimento dei ghiacciai e delle calotte glaciali e la perdita del ghiaccio marino artico estivo. E tutti questi cambiamenti, da quelli nell’oceano, alle ondate di calore marine più frequenti, dall’acidificazione degli oceani e alla riduzione dei livelli di ossigeno vengono chiaramente collegati all’influenza umana.

Influenza umana sul cambiamento climatico passato e futuro

“È chiaro da decenni che il clima della Terra sta cambiando e il ruolo dell’influenza umana sul sistema climatico è indiscusso”, ha affermato Masson-Delmotte. Tuttavia, il nuovo rapporto riflette anche importanti progressi nella comprensione del ruolo dei cambiamenti climatici e quindi nelle possibili soluzione. Il rapporto mostra, infatti, anche che le azioni umane hanno ancora il potenziale per determinare il futuro corso del clima. È, infatti, evidente che l’anidride carbonica (CO2) sia il principale motore del cambiamento climatico, seguita a ruota dagli altri gas serra – uno tra tutti il metano che è tra i primi imputati nel caso degli allevamenti intensivi – e inquinanti atmosferici influenzano il clima. “La stabilizzazione del clima richiederà riduzioni forti, rapide e sostenute delle emissioni di gas serra e il raggiungimento di emissioni nette di CO2 pari a zero. Limitare altri gas serra e inquinanti atmosferici, in particolare il metano, potrebbe avere benefici sia per la salute che per il clima”, ha affermato Zhai.

Maria Enza Giannetto

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