Wise Society : Glasgow Climate Pact firmato alla Cop26: un passo avanti, ma poco incisivo
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Glasgow Climate Pact firmato alla Cop26: un passo avanti, ma poco incisivo

L’accordo firmato dai paesi in Scozia punta a mantenere il riscaldamento globale sotto 1,5° e fissa l'obiettivo minimo di decarbonizzazione. Ma da più parti è definito troppo morbido e addirittura deludente. E manca un impegno serio per aiutare i paesi vulnerabili

Maria Enza Giannetto
15 Novembre 2021

Alla fine, già ai supplementari, l’accordo di Glasgow è arrivato e la COP26 si è conclusa con il suo documento – firmato da tutti i 197 paesi – sugli impegni e le strategie condivise da applicare per contrastare il riscaldamento globale e accelerare l’azione sul clima in questo decennio. Ma cosa dice davvero il Glasgow Climate Pact? Quali sono le questioni controverse che hanno portato alla complicata gestazione del Patto firmato alla Cop26? E perché, da più parti, il Patto di Glasgow viene definito deludente? I fatti sono tanti ed entra in gioco la ricerca di equilibrio tra sviluppo, economia e la non più derogabile tutela del Pianeta.

Cop26: bandiera

Foto Shutterstock

Glasgow Climate Pact: cosa è stato deciso?

Sono servite due settimane di intense trattative – dal 31 ottobre al 13 novembre – per completare il Regolamento di Parigi con un accordo che, per la prima volta, vede una COP concorde sulla volontà di eliminare gradualmente e senza sosta l’energia a carbone. Il patto per il clima di Glasgow dopo tanta preparazione e le aspettative create già dalla Pre-cop 26  chiude due anni di “diplomazia” con un accordo che fissa la volontà di mantenere l’obiettivo del 1,5°C gradi e finalizzare gli elementi dell’accordo di Parigi. Ma non è stato semplice raggiungere un obiettivo condiviso.

La COP26, ricordiamo, si sarebbe dovuta concludere venerdì 12 novembre, ma come già successo varie volte in passato alle Conferences of parties le discussioni sono andate oltre e fino a sabato pomeriggio si registrava ancora un’incertezza sull’accordo finale. Ci sono volute, infatti, tre bozze di accordo per arrivare a quello firmato da tutti e che, alla fine, risulta molto più morbido in alcuni passaggi. Un esempio? Nella prima bozza si diceva che l’accordo avrebbe invitato le parti a “eliminare gradualmente l’uso del carbone e i finanziamenti per i combustibili fossili”, mentre nell’accordo finale, la promessa è quella di ridurre (“phase down”) l’utilizzo del carbone e non più di eliminarlo (“phase out”).

Ma procediamo con ordine e andiamo a capire quali sono i principali accordi che si sono raggiunti nel corso delle due settimane di discussioni. 

Mantenere il riscaldamento globale sotto 1,5°

Innanzitutto, i paesi del mondo puntano tutti a mantenere il riscaldamento globale sotto 1,5 gradi dai livelli pre-industriali (alla Cop 1 Parigi 2015 erano 2°). In questo modo, secondo il presidente britannico della Cop26 Alok Sharma, è possibile “tenere vivo” l’impegno per impedire l’aumento delle temperature, anche se, in molti hanno sottolineato che gli impegni presi potranno solo garantire il mantenimento dell’aumento delle temperature medie globali sotto 2,4 °C. E questa eventualità non può che spaventare visto che porterà ancora all’incremento di eventi meteorologici estremi come alluvioni, picchi di caldo estremo, avanzata della desertificazione, scioglimento dei ghiacciai, aumento del livello del mare e, di conseguenza, all’aumento dei migranti climatici.

L’obiettivo minimo di decarbonizzazione

Inoltre, il documento fissa anche l’obiettivo minimo di decarbonizzazione per tutti gli stati firmatari: un taglio del 45% delle emissioni di anidride carbonica al 2030 rispetto al 2010, e zero emissioni nette intorno alla metà del secolo. La questione più importante dell’accordo è, di fatto, quella dei Nationally Determined Contributions (NDC) per la neutralità carbonica: gli impegni presi dai singoli paesi per arrivare alla condizione in cui si emettono tanti gas serra quanti se ne rimuovono dall’atmosfera che tutti i paesi partecipanti si sono impegnati a rafforzare entro il 2030 e a rivedere ogni anno, anziché ogni cinque anni.

Il testo invita anche tutti i paesi a tagliare gli altri gas serra come metano e protossido di azoto e a presentare nuovi obiettivi di decarbonizzazione entro la fine del 2022. Inoltre, il documento invita i paesi ad accelerare sull’installazione di fonti energetiche rinnovabili e sulla riduzione delle centrali a carbone e dei sussidi alle fonti fossili.

inquinamento

Foto di Maxim Tolchinskiy / Unsplash

Con Glasgow 2021 si completa il Paris Rulebook

In pratica con Glasgow si completa – dopo sei anni – anche il Paris Rulebook, le linee guida per la consegna dell’accordo di Parigi. Ciò consentirà la piena realizzazione dell’accordo storico, dopo l’accordo su un processo di trasparenza che terrà i paesi responsabili del raggiungimento dei loro obiettivi. In particolare, questo include l’articolo 6: il mercato globale delle emissioni di carbonio, il reporting format con le norme con cui gli stati comunicano i loro risultati nella decarbonizzazione e le norme per l’attuazione dell’Accordo di Parigi.

Glasgow Climate Pact: e i paesi in via di sviluppo?

Elemento storico di Cop26 è stato l’aver “ascoltato” gli appelli della società civile e dei paesi più vulnerabili agli impatti climatici così come accaduto allo Youth for climate quando l’attivista Vanessa Nakate ha chiesto di non lasciare indietro i paesi che stanno pagando maggiormente la crisi climatica. Ciononostante, l’accordo finale è stato giudicato carente su questo punto. Infatti, anche se sono stati registrati impegni per aumentare significativamente il sostegno finanziario attraverso il Fondo di adattamento, il documento finale invita i paesi ricchi a raddoppiare i loro stanziamenti (prevede anche un nuovo obiettivo di finanza climatica per il 2024), ma non fissa una data per attivare il fondo da 100 miliardi di dollari all’anno in aiuti per la decarbonizzazione (strumento previsto dall’Accordo di Parigi e mai realizzato). Una delusione rimarcata anche dal ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani. Il documento finale di Glasgow, infatti, non prevede il Loss and Damage Facility per aiutare i paesi poveri a fronteggiare la crisi climatica.

Gli accordi settoriali di Glasgow

Durante Cop26 sono stati raggiunti anche diversi accordi “settoriali”, ovvero riguardanti aspetti specifici della lotta al riscaldamento globale e stipulati non da tutti gli stati ma tra vari gruppi di paesi. Ad esempio, è venuto fuori il patto di collaborazione fra Usa e Cina sulla lotta al cambiamento climatico (le due superpotenze rivali accettano di lavorare insieme su tutti i dossier che riguardano il clima). Un altro accordo è quello fra 134 paesi (tra cui Brasile, Russia e Cina) per fermare la deforestazione al 2030, e quello per ridurre del 30% le emissioni di metano al 2030 (senza Cina, India e Russia). Infine, 25 paesi (fra i quali l’Italia) hanno deciso di fermare il finanziamento di centrali a carbone all’estero, e altri 23 di cominciare a dismettere il carbone per la produzione elettrica.

Glasgow climate pact: conferenza

Foto Shutterstock

Gli impegni presi dall’Italia

Ecco un elenco dei documenti sottoscritti dall’Italia durante la Cop26 di Glasgow.

  1. International Aviation Climate Ambition Coalition (10.11.2021): riguarda l’obiettivo di raggiungere emissioni nette pari a zero entro il 2050 e garantire la massima efficacia del meccanismo “Carbon Offsetting and Reduction Scheme for International Aviation” (CORSIA).
  2. Clydebank Declaration For Green Shipping Corridors (10.11.2021): intende creare corridoi di navigazione verdi / rotte marittime a zero emissioni tra 2 (o più) porti. L’obiettivo globale è quello di sostenere la creazione di almeno 6 corridoi verdi entro la metà di questo decennio, puntando a scalare l’attività negli anni successivi, sostenendo tra l’altro la creazione di più rotte, rotte più lunghe e/o avere più navi sulle stesse rotte. L’idea è di avere molti più corridoi in funzione entro il 2030. Gli obiettivi saranno valutati entro la metà di questo decennio.
  3. Breakthrough Agenda (09.11.2021) lanciata al World Leaders Summit, prevede che i Paesi si impegnino a lavorare insieme, nel prossimo decennio, per accelerare lo sviluppo e la diffusione delle tecnologie pulite e di soluzioni sostenibili per raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi, in maniera accessibile e inclusiva per tutti.
  4. Co-Chairs Conclusions of Education And Environment Ministers Summit at Cop26 (05.11.2021), riconosce l’educazione come un processo di apprendimento a livello di società capace di fornire a tutti le conoscenze, le abilità, i valori e gli approcci necessari per un’azione urgente per combattere il cambiamento climatico. L’impegno generale è di integrare la sostenibilità e il cambiamento climatico nei sistemi di istruzione formale, anche come componenti fondamentali del curriculum, nelle linee guida, nella formazione degli insegnanti, nei parametri di esame e a più livelli attraverso le istituzioni.
  5. Supporting the Conditions for a Just Transition Internationally (04.11.2021) sulla crescita verde, lavoro dignitoso e prosperità economica nella transizione verso la Net-zero. Si basa sugli impegni per una giusta transizione stabiliti nella Dichiarazione della Slesia in Polonia e nell’Iniziativa Climate Action for Jobs.
  6. Global Coal to Clean Power Transition Statement (04.11.2021), sulla transizione dal carbone all’energia pulita. In particolare, i Paesi firmatari riconoscono che la produzione di energia da carbone è la principale causa dell’aumento della temperatura globale e si impegnano ad aumentare la produzione di energia pulita, ad accelerare la transizione energetica, e a tutelare i lavoratori e le comunità in questo processo.
  7. Statement on International Public Support for the Clean Energy Transition (04.11.2021) sulla transizione verso l’energia pulita e l’abbandono dei combustibili fossili.
  8. Green Grids Initiative – One Sun One World One Grid: One Sun Declaration (02.11.2021) mira a realizzare One Sun One World One Grid, attraverso reti verdi interconnesse, attraverso investimenti nel solare, nell’eolico, nell’immagazzinamento e nella generazione di altre energie rinnovabili in luoghi dotati di risorse rinnovabili per sostenere una rete globale.
  9. Forests, Agriculture and Commodity Trade (02.11.2021) volta a creare un processo per incentivare lo sviluppo agricolo sostenibile delle foreste e di altri ecosistemi, sostenendo allo stesso tempo posti di lavoro, commercio e mezzi di sussistenza.
  10. Glasgow Leaders’ Declaration on Forests and Land Use (02.11.2021) sul ruolo cruciale e interdipendente delle foreste di tutti i tipi, della biodiversità e dell’uso sostenibile del suolo per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile; contribuire a raggiungere un equilibrio tra le emissioni di gas serra di origine antropica e quelle assorbite dai bacini forestali; adattarsi ai cambiamenti climatici; e per mantenere altri servizi ecosistemici.
  11. Beyond Oil and Gas Alliance (Boga), (11.11.2021), sostegno “as a friend”, dell’Alleanza proposta da Danimarca e Costa Rica che punta a una completa transizione energetica, e a raggiungere i target di neutralità climatica indicati dagli Accordi di Parigi.

Il parere degli ambientalisti

Per alcuni osservatori il fatto che nelle conclusioni della conferenza sia stato inserito per la prima volta un esplicito riferimento alla riduzione del carbone è un fatto positivo. Per altri, invece, l’accordo è stato molto deludente per numerosi aspetti, per esempio perché non prende in considerazione interventi per limitare l’estrazione di petrolio e degli altri idrocarburi. Un’altra questione centrale e molto criticata riguarda l’utilizzo del carbone e dei combustibili fossili in futuro. E se per il segretario delle Nazioni Unite, Antonio Guterres l’accordo finale della COP26 è «un compromesso» e non dimostra «abbastanza determinazione politica per superare alcune delle sue contraddizioni più profonde», per l’attivista Greta Thunberg il riassunto delle due settimane è semplicemente “bla, bla, bla”, aggiungendo che i giovani non si arrenderanno “mai, mai”. Stesse critiche da parte delle maggiori associazioni ambientaliste internazionali che si aspettavano un accordo che prevedesse un cambio di passo nella velocità e nella portata dell’azione climatica e che, pur riconoscendo la via giusta da seguire, hanno sottolineato che serve l’attuazione concreta.

Greta Thunberg alla precop

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Maria Enza Giannetto

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