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Mauro Serafini: longevità, alimentazione e sostenibilità sono strettamente legate

Lo studio sugli over 90 abruzzesi mette in luce l’importanza di nutrirsi bene e seguendo poche, fondamentali, regole. Lo spiega Mauro Serafini, docente di Alimentazione e Nutrizione Umana.

Andrea Ballocchi
22 Ottobre 2021

Longevità e alimentazione sana hanno diversi punti in comune. Lo mettono in luce numerose evidenze scientifiche e lo evidenziano anche gli studi sul campo svolti da un autentico esperto in alimentazione e nutrizione umana: Mauro Serafini, docente di Alimentazione e Nutrizione Umana presso l’Università di Teramo ed esperto che ha lavorato, tra l’altro, anche come consulente per la FAO.
Serafini ha studiato le abitudini alimentari tradizionali dei nonagenari e centenari abruzzesi, che conta un alto numero di over 90 specialmente nelle aree interne del Parco nazionale d’Abruzzo e della Maiella. Da qui ha messo in luce importanti evidenze che possono essere utili e applicabili a tutti.

Mauro Serafini

Professor Serafini, quali sono le principali evidenze che legano longevità a determinate abitudini alimentari?

Premesso che non ci sono molti studi riguardanti legami tra longevità e abitudini alimentari, esistono però elementi che mettono in evidenza come nelle cosiddette zone blu, aree del mondo dove la speranza di vita è decisamente sopra la media, presentino elementi comuni. Uno di questi è la dieta ricca di vegetali: frutta, verdura, legumi e cereali. Questo è però il retaggio di abitudini di vita che portavano a lavorare la terra e vivere dei suoi frutti, tratto comune della dieta mediterranea per esempio. Un altro elemento comune è che queste zone si trovano prevalentemente in aree insulari, peninsulari o in aree impervie, portando a pensare che la popolazione in cui si conta un numero elevato di nonagenari e centenari sia vissuta un po’ isolata dal resto del mondo, mantenendo tradizioni proprie, in piena linea con le raccomandazioni dietetiche salutari. Vi si trovano altri elementi comuni, oltre alla dieta, che concorrono alla longevità: per esempio, l’interazione sociale.

Alimenti a parte, si ritrovano anche buone abitudini come la regolarità dei pasti, per esempio?

Noi dell’Università di Teramo siamo stati i primi a notare questo fattore nella nostra analisi degli over 90 abruzzesi. Il nostro studio è nato da un’evidenza, frutto di una scoperta casuale legata al cosiddetto “sdijuno” – la rottura del digiuno – il primo pasto consistente della giornata dopo una colazione salata frugale verso le 6, era consumato all’ora di pranzo, alle 12 circa, precedendo la cena alle 19. Ed è proprio legato al timing del pasto che ha un contributo determinante, oltre naturalmente al tipo e al quantitativo di alimenti parte della propria alimentazione, sulla glicemia e allo stress post infiammatorio legato all’ingestione di determinati cibi. Una delle domande che abbiamo rivolto al centinaio circa di novantenni e ultranovantenni, ha riguardato l’ora cui erano soliti pranzare o cenare. Si è scoperto che gli orari sono sorprendentemente molto simili per tutti. Ciò ha messo in luce che cenare presto alla sera, senza esagerare con l’apporto calorico, è in linea con i ritmi circadiani che inducono un rallentamento dell’efficienza metabolica la sera, limitando lo stress infiammatorio post-prandiale. Cenando alle 19-19.30 e giungendo al primo pasto consistente alle 12 / 12-30 dopo una colazione “rompi-digiuno” di 2/300 calorie, si ha un periodo di 16/17 ore di sostanziale digiuno. Ciò permette al metabolismo di recuperare ed essere efficiente con dei benefici anche per il sistema immunitario. Inoltre abbiamo notato che la loro dieta era costituita in maniera preponderante da verdura e frutta, legumi e cereali. Carne, uova e prodotti processati comparivano solo una volta alla settimana mentre i dolci sono pressoché assenti. Tutto questo ci è utile per pensare a studi d’intervento su soggetti a rischio cardiovascolare mirati a confermare ed eventualmente trasferire tali pratiche alimentari alla popolazione attuale.

donna anziana sul balcone di casa

Foto di Skiathos Greece / Unsplash

In sintesi, quali sono le buone regole da ricavare dagli over 90 e in generale che possono contribuire alla longevità?

Una prima regola è l’attività fisica, praticata con costanza. Basta mezz’ora al giorno di camminata veloce. Inoltre, serve mantenere la mente lucida, attiva, stimolandola con buone letture ma anche con relazioni sociali. Per quanto riguarda l’alimentazione, privilegiare alimenti di origine vegetale: verdura, frutta, legumi come fonte proteica prioritaria, cereali. È importante anche ridurre l’apporto di alimenti di origine animale, limitandolo a 1/2 volte la settimana, e limitare fortemente il consumo di dolci.
Una buona regola è cenare a un orario non troppo tardo (idealmente alle ore 19 o alle 20) o non anticipare troppo, per evitare lo stress post prandiale che va a impattare sull’organismo. A questo riguardo, un ulteriore consiglio è di fare una cena leggera e con un alimento di origine vegetale, che contribuisce ad alleviare tale stress.

A proposito del suo corso di Scienze e culture gastronomiche per la sostenibilità: quali sono gli obiettivi per cui è nato?

Il corso, avviato alla Facoltà di Bioscienze dell’Università di Teramo, nasce per approfondire le scienze gastronomiche, tema di studio relativamente recente e che registra un forte interesse su più livelli. Credo che il nostro sia l’unico o comunque tra i pochi corsi, in Italia e non solo, che affronta il tema della sostenibilità. Scopo del corso è descrivere e insegnare aspetti legati alla cultura del cibo con un approccio olistico, comprendendo gli aspetti scientifici, culturali e comunicativi. La finalità è spiegare la sostenibilità alimentare, ovvero riuscire ad affrontare le delicate tematiche legate al cibo, elemento portante del benessere delle persone ma anche attenta a non depauperare le risorse del pianeta Terra. L’offerta formativa, che comprende anche laboratori e proposte di tirocinio intende fornire una informazione completa che fornisca allo studente strumenti per percorrere strade nuove.

Sostenibilità e longevità hanno legami comuni? Se sì, quali?

Dalle evidenze emerse dalle testimonianze degli over 90, emerge l’idea che longevità e sostenibilità abbiano legami comuni. Partiamo dalla loro dieta, formata da alimenti a km zero, coltivati secondo metodi tradizionali, tutti elementi legati al vivere sostenibile. Si tratta poi di alimenti non processati, prevalentemente di origine vegetale e non animale.

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Mauro Serafini

Mauro Serafini

Docente di Alimentazione e Nutrizione Umana
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