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Infanzia e obesità, le relazioni pericolose. Perchè i bambini sovrappeso oggi saranno adulti malati domani

Il 4 marzo è il World Obesity Day, istituito per sensibilizzare nei confronti di una problematica che nei paesi occidentali è diventata una vera e propria piaga. Solo in Italia in trent’anni l’obesità è aumentata del 60% e i nostri ragazzi sono fra i più grassi d'Europa. Antonluca Matarazzo, direttore generale della Fondazione Valter Longo, ci aiuta a fare il punto su una situazione che ha costi sanitari ed economici altissimi e a capire come invertire la rotta

Vincenzo Petraglia
20 Febbraio 2021

Il 4 marzo è stato designato come il World Obesity Day, la Giornata mondiale contro l’obesità, per sensibilizzare nei confronti di una problematica che nei paesi occidentali è diventata una vera e propria piaga sociale e sanitaria, oltre che economica, viste le ricadute che ha sul sistema in termini di maggiori spese sanitarie per le malattie causate dall’eccesso di peso. Non bisogna dimenticare, infatti, che i decessi attribuibili direttamente all’obesità (quinto più importante fattore di rischio per mortalità globale) sono circa 3 milioni all’anno nel mondo.

In Italia negli ultimi trent’anni l’obesità è aumentata del 60% e oggi sono 18 milioni gli adulti in sovrappeso e 5 milioni quelli obesi, ovvero una persona su dieci, mentre tre bambini su dieci sono in sovrappeso e fra questi uno è obeso. Una situazione che pone i bambini italiani tra i più grassi d’Europa, secondi solamente a Cipro e con un’incidenza simile a quella degli Stati Uniti. 

Fra le organizzazioni più attive in Italia nella lotta all’obesità c’è la Fondazione Valter Longo e col suo direttore generale, Antonluca Matarazzo, vediamo qual è il modo più efficace per combatterla e per assicurarsi un futuro più sano e longevo.

Antonluca-Matarazzo

Antonluca Matarazzo, direttore generale della Fondazione Valter Longo Onlus.

I dati sull’obesità sono molto poco rassicuranti… 

Innanzitutto, è necessario dire che l’obesità è uno dei principali problemi di salute pubblica, considerata dalle organizzazioni sanitarie come una patologia cronica e, ad oggi, i decessi attribuibili direttamente all’obesità sono circa 3 milioni all’anno nel mondo, rappresentando il quinto più importante fattore di rischio per mortalità globale.
Le ultime stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità rivelano che sono sovrappeso oppure obesi il 50% degli adulti e il 30% dei bambini e adolescenti del pianeta.
Nell’arco degli ultimi trent’anni, in Italia, l’aumento dell’incidenza del sovrappeso è stato del 30% e l’obesità è aumentata del 60%. Quasi un maggiorenne su due è sovrappeso, condizione che riguarda oltre 23 milioni di italiani e il 25% di chi ha dai 3 ai 17 anni. Ad oggi, l’obesità colpisce 5 milioni di italiani, traducendosi in un costo annuo di ben 22,8 miliardi di euro, dei quali il 64% per ospedalizzazioni. E se si guarda anche all’impatto del Covid-19, l’obesità è una delle cause più frequenti di comorbilità nei deceduti per coronavirus, che spesso si accompagna a ipertensione, diabete e a un sistema immunitario meno efficiente.

Eppure in Italia dovremmo essere i depositari della Dieta Mediterranea, universalmente riconosciuta come il più sano stile alimentare al mondo.

È davvero sorprendente che l’Italia, terra di tradizioni culinarie salutari e patria della Dieta Mediterranea, abbia il triste primato del sovrappeso fra le nazioni europee. Un apparente paradosso per una dieta sinonimo di bontà e salute, ma negli ultimi decenni questa dieta è stata totalmente snaturata e spesso mal interpretata. In Italia sono 18 milioni gli adulti in sovrappeso e 5 milioni quelli obesi, ovvero una persona su dieci. E se pensiamo ai più piccoli, vale la pena soffermarsi su un dato decisamente spaventoso: tre bambini su dieci sono in sovrappeso e fra questi uno è obeso.

I bambini italiani sono tra i più grassi d’Europa, secondi solamente a Cipro, allo stesso livello di Grecia e Spagna, e con numeri equivalenti a quelli degli Stati Uniti. Questi dati allarmanti, ancor più evidenti nelle aree meridionali del nostro Paese, sono imputabili ad abitudini alimentari dannosi per la salute, riconducibili in gran parte proprio ad una erronea interpretazione delle regole d’oro della Dieta Mediterranea: l’eccesso nel consumo di alimenti contenenti grandi quantità di amido, quelle che noi chiamiamo le “4 P” ossia Pane, Pasta, Pizza, Patate, cosi come di grassi saturi e proteine animali sta contribuendo al dilagare di abitudini alimentari poco salutari come, per esempio, una colazione non adeguata, un pranzo di amidi rapidamente trasformati in zuccheri o una merenda abbondante. A ciò si aggiunge uno stile di vita spesso non attivo e comportamenti molto sedentari, specie tra i più piccoli, che rende essenziale una maggior consapevolezza su come nutrirci e come nutrire bambini e adolescenti per porre le basi di una vita sana e offrire loro la protezione da malattie e problemi futuri.

Questo stato di cose può diventare una bomba sociale a orologeria, vero?

L’impressione che ho leggendo alcuni dati, in particolari le proiezioni future, è quella di assistere a una vera e propria pandemia da sovrappeso. Se si pensa che solo negli ultimi quarant’anni i bambini obesi nel mondo sono aumentati di oltre dieci volte il numero originario: da 11 milioni siamo passati a 124 milioni. A livello mondiale l’obesità è responsabile ogni anno della perdita di circa 94 milioni di anni di vita aggiustati per disabilità, con un incremento di più dell’80% negli ultimi vent’anni.

Ma la situazione è ancor più preoccupante perché le proiezioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità indicano che se non si inverte la rotta urgentemente, da qui già al 2030, avremo un quasi raddoppio della prevalenza di obesità che sommata al sovrappeso costituirà circa il 70% della popolazione. Sottovalutare ciò vorrebbe dire non considerare che, ad oggi, l’obesità contribuisce in modo significativo allo sviluppo delle malattie non trasmissibili che causano nel nostro paese il 92% di morti e più dell’85% di anni persi per disabilità. Parlare solo di bomba sociale è probabilmente riduttivo, considerato l’enorme impatto clinico, dovuto principalmente alle correlate malattie di cui l’obesità è responsabile come alcune forme di tumore, l’aumentato rischio di diabete e le malattie cardiovascolari e al maggior rischio di ospedalizzazione, cosi come del crescente impatto economico, paragonabile a quello del fumo di sigaretta, che si stima possa impegnare l’8,4% della spesa sanitaria complessiva entro il 2050.

E la cosa disastrosa è che bambini in sovrappeso oggi molto probabilmente saranno adulti malati in futuro…

La sana longevità inizia da bambini, addirittura prima della nascita! I dati preoccupanti citati sinora così come l’incapacità dei genitori di riconoscere o risolvere il problema possono condurre a ripercussioni sulla salute dei nostri bambini anche a distanza di anni. Basta pensare che il sovrappeso prolungato di un adolescente o bambino può quadruplicare la possibilità che da adulto gli venga diagnosticato il diabete. Il peso in eccesso in età pediatrica compromette la buona salute, perché espone il bambino a rischi di malattia sia durante l’adolescenza sia in età adulta, aumentando il rischio di malattie croniche che vanno da patologie cardiovascolari, diabete, malattie del fegato, disturbi respiratori, fino al cancro, solo per citarne alcune.

dolci

Foto: Viktor Forgacs / Unsplash

C’è un bisogno estremo di sensibilizzare in primis i genitori e la scuola nei confronti di una più sana alimentazione, per esempio preferendo alimenti freschi a quelli industriali, che spessissimo contengono zuccheri e altre sostanze dannose.

L’uso di prodotti industriali che contengono livelli molto alti di addensanti, emulsionanti, grassi idrogenati, va evitato in modo sempre più deciso, in favore di una riscoperta dei prodotti freschi e di stagione, proprio come quelli che coloravano le tavole dei nostri nonni e dei centenari ancora oggi in salute. E questo cambio di paradigma andrebbe fatto sin dall’età pediatrica, per educare i più piccoli alla cultura del mangiar sano. L’arma dell’educazione nutrizionale attraverso i genitori, i pediatri, gli insegnanti, è la più efficace che possiamo mettere in campo contro la sofisticazione degli alimenti industriali.

Anche a livello istituzionale si può e si deve fare ancora molto…

Creare consapevolezza attraverso l’empowerment della comunità e l’alfabetizzazione sanitaria rappresenterebbe un’azione reale e strategicamente utile a risolvere il problema dell’obesità alla base, così da stimolare un ambiente volto alla prevenzione e al mantenimento del “Bene Salute” attraverso l’adozione di stili di vita salutari e scelte alimentari adeguate sin dall’infanzia. Favorire un sistema di “welfare community”, come anche auspicato da alcuni governi nazionali, passa anche e soprattutto attraverso una rinnovata sensibilizzazione istituzionale atta a rivedere il fondamentale ruolo del non profit nell’attuale sistema sanitario. Il passaggio necessario e auspicabile dovrebbe essere quello di creare sistemi integrati tra sistema sanitario pubblico e quello costruito dalle realtà del terzo settore, che andrebbe riconosciuto come parte di una complessiva offerta pubblica, sarebbe un passaggio necessario per agevolare l’impatto immediato di interventi realmente risolutivi. L’auspicio e l’invito è quello di passare dalle parole ai fatti, dalle politiche di sensibilizzazioni all’azione reale per portare i governi e le autorità sovranazionali ad agire rapidamente per affrontare il crescente problema dell’obesità.

Voi come Fondazione siete molto impegnati su questo fronte.

Le attività di prevenzione e cura dell’obesità e del sovrappeso sono centrali in tutti i programmi della Fondazione Valter Longo Onlus, realizzati grazie a un team di esperti biologi nutrizionisti ed educatori su basi rigorosamente scientifiche. Ecco perché il World Obesity Day si inserisce in un quadro più ampio di iniziative di assistenza nutrizionale ai pazienti e campagne di sensibilizzazione nelle scuole. Qualche esempio? Nel 2020, anno fortemente penalizzato dalla pandemia da Covid-19, la Fondazione Valter Longo ha risposto a quasi 5.000 richieste di assistenza nutrizionale, svolto quasi 500 visite con rilascio di piani alimentari personalizzati, definito e realizzato in parte un programma di webinar gratuiti per le scuole, che hanno coinvolto sinora un totale di 230 studenti e 18 docenti. E ancora: in seguito alla pandemia la Fondazione ha realizzato un progetto di assistenza nutrizionale digitale in Italia e all’estero, distribuendo Linee guida nutrizionali insieme ad altri contenuti gratuiti. È attiva nelle campagne di informazione sui rischi della cattiva alimentazione in tutte le fasi della vita, soprattutto a favore di soggetti svantaggiati, e si può sostenere in prima persona questo importante lavoro che con la Fondazione stiamo cercando di portare avanti.

In questo vostro lavoro siete vicini anche ai meno abbienti, a chi non si può permettere di consultare in condizioni normali nutrizionisti o specialisti, anche perché molto spesso l’obesità si annida proprio nelle fasce più deboli della società…

La nostra Fondazione nasce per garantire a tutti, in particolare alle persone svantaggiate e in condizioni di povertà, il diritto alla longevità, intesa come una vita lunga e sana. I nostri specialisti in nutrizione e la nostra equipe di medici sono a disposizione di anziani, genitori, bambini e persone fragili per accompagnarli in un percorso personalizzato di assistenza nutrizionale che possa diventare il punto di partenza per un importante cambiamento dello stile di vita.

In occasione della Giornata Mondiale dell’Obesità proponete una serie di iniziative. Quali?

Sì, la Fondazione riconferma il proprio impegno per la prevenzione offrendo, giovedì 4 marzo 2021 dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 17, colloqui nutrizionali gratuiti per pazienti obesi in tutta sicurezza, via Skype, WhatsApp o telefonici. Per prenotare occorre chiamare o mandare un messaggio WhatsApp al numero 366 874 9950 oppure scrivere una mail a [email protected] a partire da lunedì 1° marzo. Non solo: in risposta all’emergenza obesità giovanile la Fondazione lancia ONE – Obesity Nutrition, Exercise, un ciclo di cinque webinar gratuiti per studenti, docenti e genitori a cui ci si può iscrivere semplicemente mandando una mail a [email protected].

piatto con verdure

Foto: Anna Pelzer / Unsplash

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato il 2021-2030 decennio dell’Healthy Ageing. Come possiamo favorire, sia a livello istituzionale che a livello individuale, un invecchiamento sano?

La sfida di una vita sempre più lunga e sana è la vera chiave di volta per il progresso dei paesi europei: entro il 2025 circa un terzo della popolazione del vecchio continente avrà 60 anni e oltre, e ci sarà un rapido aumento del numero di ultraottantenni. Il decennio per l’invecchiamento sano è un’opportunità per coordinare gli sforzi di governi, società civile, agenzie internazionali, professionisti, università, media e settore privato in un piano di azione concertato per migliorare l’esistenza delle persone, delle loro famiglie e delle comunità in cui vivono in preparazione ad una longevità sana.

Le ricadute, come accennava prima, sono anche di natura socio-economica. Il coronavirus l’ha dimostrato ampiamente…

L’urgenza di una risposta concreta, anche a livello governativo, ai problemi delle famiglie e dei care giver è emersa potentemente durante la pandemia, che ha evidenziato la gravità delle lacune esistenti nelle politiche, nei sistemi e nei servizi. Ci sono già più di un miliardo di persone di età pari o superiore a 60 anni, la maggior parte delle quali vive in paesi a basso e medio reddito e molti non hanno accesso nemmeno alle risorse di base necessarie per una vita dignitosa. La sana nutrizione e lo stile di vita corretto sono le armi più potenti che abbiamo a disposizione per porre le basi di una longevità sana e con il minor numero possibile di malattie croniche o non trasmissibili. Ma da sole non bastano: urge una politica di interventi concreti e mirati e di sostegno economico alle famiglie e ai care giver impegnati nella cura dei senior.

Una società saggia, “wise”, secondo lei che caratteristiche dovrebbe avere?

Una società che punta a un futuro migliore e maggiormente sostenibile, innanzitutto non è sedentaria, ma agisce in modo proattivo, persegue scelte previdenti, sagge, direi “wise”. Tale sensibilità e approccio rispecchia pienamente la vision della Fondazione Valter Longo perché intervenire preventivamente su determinati fattori di rischio acceleratori dell’invecchiamento, agevolando scelte alimentari corrette e uno stile di vita salutare, significa agire in modo saggio e incisivo sulla possibilità di provocare l’insorgenza delle più comuni patologie o controllarne l’evoluzione.

Proviamo a dare 5 regole per una vita più sana e longeva?

Sul sito della Fondazione Valter Longo Onlus, è possibile scoprire molto di più e addirittura scaricare gratuitamente il Manuale della Longevità. Ad ogni modo, un prezioso vademecum è stato elaborato dal team dei nutrizionisti della Fondazione Valter Longo, che hanno individuato le principali linee guida basate sulla Dieta della Longevità e sulle regole d’oro della tavola dei centenari e degli anziani più longevi: 

  1. Menù 100% vegetale (o quasi): adottare un’alimentazione il più possibile a base vegetale (legumi, ortaggi, frutta) e di pesce (2 o 3 volte a settimana), evitando quello ad alta percentuale di mercurio. Semaforo verde, infine, per l’olio extravergine d’oliva, da consumare in quantità relativamente alte, dai 50 ai 100 ml al giorno. 
  2. Mangiare di più, non di meno, ma meglio: assumere ricche porzioni di carboidrati complessi (pomodori, broccoli, carote, legumi, eccetera) e inserire fagioli, ceci, piselli come principale fonte di proteine.
  3. Ridurre al minimo i grassi idrogenati e trans e gli zuccheri semplici: eliminare dal proprio menù i junk food e quelli ricchi di zuccheri semplici, privilegiando alimenti ricchi di grassi insaturi, come salmone, noci, mandorle, nocciole, e poveri di grassi idrogenati e trans, come quelli dei prodotti industriali e confezionati.
  4. Mangiare due pasti e uno spuntino: per mantenere o ridurre il peso è consigliabile uno schema alimentare 2 + 1: colazione, pranzo e spuntino alla sera oppure colazione, spuntino a pranzo e pasto principale alla sera.
  5. Mangiare nell’arco di dodici ore: fare colazione dopo le 8 e cenare prima delle 20, oppure consumare il primo pasto della giornata alle 9 e la cena prima delle 21.

Vincenzo Petraglia

>>> LEGGI ANCHE >>>Intervista a Valter Longo: dieta mima-digiuno, longevità e cura del cancro <<<

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Antonluca Matarazzo

Antonluca Matarazzo

Direttore generale Fondazione Valter Longo
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