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Smettere di fumare si può. In un libro consigli su misura

Secondo gli autori di "Spegnila" Roberto Boffi e Donatella Barus, ci si può liberare dal tabagismo in qualsiasi momento

Fabio Di Todaro
28 marzo 2019
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La copertina del libro «Spegnila» (Bur, 200 pagine, 10 euro): un manuale per chi vuole smettere di fumare

«Ok, smetto: come, però?». «Col senno di poi, avrei preferito evitare. Ma adesso che ho un tumore, che senso ha abbandonare la sigaretta?». Domande e affermazioni come queste sono tra le più frequenti, tra quelle rese dai fumatori a chi chiede conto della loro dipendenza. E sono tutte meritevoli di considerazione, se il fine ultimo è aiutare l’interlocutore a chiudere i conti con il fumo. Dunque: ci sono diverse opportunità per smettere, con una dieta adeguata si può evitare l’aumento di peso che può seguire l’abbandono delle sigarette, non fumare pur avendo già un cancro è quasi doveroso (perché il fumo interferisce con le terapie e aumenta il rischio di complicanze respiratorie). Voltare pagina è sempre possibile. «Ma un metodo più semplice rispetto a un altro non esiste», affermano Roberto Boffi (responsabile della struttura di pneumologia e del centro antifumo dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano) e Donatella Barus (direttore del Magazine della Fondazione Umberto Veronesi) in «Spegnila» (Bur, 200 pagine, 10 euro): un manuale per chi vuole abbandonare accendino e sigaretta. Prefazione firmata da Silvio Garattini. «In un mondo attento alla salute del singolo e alla collettività, la sigaretta non ha diritto di cittadinanza».

FUMO: UN’EMERGENZA SEMPRE ATTUALE – I danni del fumo, oggi, sono acclarati e condivisi. Tra le conseguenze pericolose – per citare soltanto quelle di maggiore impatto – almeno 17 tumori (in cima alla lista c’è quello del polmone, seguito dalle neoplasie del cavo orale e della gola, dell’esofago, del pancreas, del colon-retto, della vescica, della prostata, del rene, del seno, delle ovaie e di alcune leucemie), una quota significativa di malattie cardio e cerebrovascolari, l’asma, la Bpco, la parodontite, la sterilità (nella donna), l’impotenza e l’infertilità (negli uomini), l’invecchiamento della pelle e la riduzione della densità ossea. Un carico pesante, che dovrebbe rendere superata la necessità di dibattere sulle opportunità di smettere di fumare. Ma siccome i fumatori in Italia sono oltre 12 milioni – fuma più di un italiano su 5: il calo si è arrestato e preoccupano i dati crescenti riguardanti i giovani e le donne – è chiaro che la sfida è tutt’altro che obsoleta. Le storie, messe in fila nel primo capitolo, pongono l’attenzione del lettore sulle difficoltà che i fumatori provano sulla propria pelle. Discutere di fumo è ancora necessario. Ed è una priorità parlare delle strategie per smettere di fumare, visto che i fumatori hanno bisogno soprattutto di queste indicazioni per andare oltre la dipendenza.

I NUOVI PRODOTTI – Lo è a maggior ragione perché la dipendenza sta cambiando e siamo ufficialmente entrati nell’era del «fumo 2.0»: caratterizzata dalle sigarette elettroniche e dai dispositivi che non bruciano il tabacco (in Italia sono in vendita «IQOS» e «Glo»). Si tratta di un’abitudine meno dannosa rispetto a quella tradizionale? «È ragionevole pensare che sia così, ma comunque questi device non possono essere considerati innocui», è il messaggio che veicolano Barus e Boffi, per cui esistono due grandi temi: la riduzione del danno (pressoché certa) e la cessazione definitiva (non ci sono elementi per dire che le sigarette elettroniche aiutano a smettere di fumare). Più prudente è l’approccio nei confronti dei cosiddetti «heated tobacco products», che scaldano il tabacco a 350 gradi (invece di 800). «Mancano prove scientifiche sui loro effetti per la salute e sulle sostanze che emettono, motivo per cui non possono essere definiti privi di fattori di rischio oncologico». Da qui la richiesta di «vietarne l’uso, come per le sigarette elettroniche, in ambienti chiusi, al lavoro e in luoghi pubblici». Ne va della salute di tutti.

«SPEGNILA»: SI, MA COME? – Allontanarsi dalle sigarette (in tutte le loro forme) si può, ma non esiste (un po’ come per le diete) una ricetta valida per tutti. Secondo Boffi, che ha oltre quindici anni di esperienza nella lotta al fumo, «la presa di coscienza è il primo passo da compiere: chi ne è convinto, può liberarsi dal tabagismo in qualsiasi momento». Un obbiettivo finora raggiunto da oltre sei milioni di italiani: più di 700mila soltanto nell’ultimo anno, senza considerare le migliaia di persone che ci hanno provato per poi ricadere in tentazione (ritentare è possibile, però). Diverse – e talvolta complementari – le strategie per dire definitivamente addio alle sigarette. Si possono usare dei sostitutivi nicotinici (cerotti transdermici, inalatori, chewing-gum e confetti) o altri farmaci (bupropione e vareniclina, citisina). Ma si può pure ricorrere a un sostegno psicologico (eventualmente complementare alle terapie) o a dei rimedi «dolci» (ipnosi, omeopatia e auricoloterapia) se si sconsiglia l’uso dei o se diversi tentativi sono già naufragati. Si può smettere di colpo o gradualmente, anche se per alcune persone un termine così drastico è fonte di ansia: ecco perché è comunque utile ridurre in maniera drastica ma progressiva il numero delle sigarette.

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In Italia smettere di fumare è sempre difficile: i fumatori sono oltre 12 milioni. Preoccupano i dati crescenti riguardanti i giovani e le donne, Foto: Pixabay

IL RUOLO DEI CENTRI ANTIFUMO – C’è chi riesce da solo a smettere di fumare. Ma soprattutto, se si è già visto naufragare uno o più tentativi, la cosa migliore è rivolgersi a una struttura specializzata nella lotta al tabagismo, dov’è possibile ricevere l’adeguato supporto (psicologico ed eventualmente farmacologico) per liberarsi dalla dipendenza. Basta la ricetta del medico di famiglia per accedere – nella quasi totalità dei casi attraverso il pagamento del ticket – agli oltre 350 presidi distribuiti tra ospedali e Asl lungo tutta la Penisola. Il paziente viene ricevuto dal personale infermieristico che effettua alcune domande sulle sue abitudini al consumo di tabacco, su eventuali malattie concomitanti e sull’assunzione di particolari farmaci. Dopodiché la persona viene sottoposta a un test per rilevare il grado di dipendenza, oltre ad alcuni esami (spirometria e misurazione del monossido di carbonio nell’espirato) mirati a valutare la funzionalità respiratoria e l’intensità del fumo. Il successivo dialogo (meglio se con un medico e uno psicologo) permette di definire la strategia più adeguata per smettere di fumare. Tutte le informazioni relative ai centri antifumo sono sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss) o possono essere richieste al numero verde contro il fumo (800-554088), gestito dall’Iss e in grado di fornire una consulenza su tutte le problematiche legate al tabagismo.

Twitter @fabioditodaro

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