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Pascalina, la pizza anticancro che sostiene la ricerca

Il piatto ideato all’interno dell’Istituto nazionale dei Tumori Fondazione Pascale di Napoli per farne un totem della lotta al cancro, può essere mangiata anche due volte a settimana

Fabio Di Todaro
4 Novembre 2020

Gli ingredienti fanno venire l’acquolina in bocca, soltanto a leggerli: farina di frumento, pomodori (San Marzano o Corbara), friarielli (in alternativa broccoli o cime di rapa), olio extravergine di oliva, olive nere, noci, aglio e peperoncino. E ritrovandoli tutti assieme sul tavolo della pizzeria, il giudizio conferma le attese. Quelli sopra elencati, messi assieme, sono gli elementi rintracciabili nella pizza Pascalina, il piatto ideato all’interno dell’Istituto nazionale dei Tumori Fondazione Pascale di Napoli per farne un totem della lotta al cancro.

Pizza Pascalina

Foto Pizza Pascalina

La storia della pizza Pascalina

Presentata nel 2018 al Napoli Pizza Village, oggi la pizza Pascalina è disponibibile in decine e decine di locali e ristoranti, anche al di fuori del capoluogo partenopeo. Ma perché questa pizza è stata scelta come simbolo della lotta al cancro? I motivi sono due: punta a rappresentare un simbolo della corretta alimentazione (con la quale si può prevenire almeno un terzo dei tumori) e diventare un veicolo per sostenere la ricerca contro il cancro portata avanti nei laboratori della struttura napoletana (un euro di ogni pizza venduta sarà destinato in questo senso).

Pizza e salute, un binomio antico e gustoso

Storicamente la pizza napoletana era un impasto per pane cotto in forno a legna: condito con aglio, strutto e sale oppure con formaggio e basilico. L’olio d’oliva sostituì poi lo strutto e, con l’arrivo dei pomodori in Europa dal centro America, nella metà dell’800, la ricetta iniziò a cambiare: stesso impasto, ma condito con pomodoro e mozzarella. A tutt’oggi la margherita napoletana, sottile e con bordi spessi, è composta da un impasto di farina di frumento con l’aggiunta di pomodoro, mozzarella, basilico e olio extra vergine d’oliva: con o senza acciughe. Si può quindi considerare un pasto completo con carboidrati dal frumento, proteine dalla mozzarella e acciughe, e grassi dall’olio d’oliva.

Diverse ricerche hanno puntato a chiarire le possibili relazioni tra il suo consumo e la salute. Negli studi epidemiologici italiani, la pizza non è mai risultata a rischio di malattie croniche, ma anzi è risultata protettiva nel ridurre il rischio di malattie cardiovascolari e alcuni tipi di tumori dell’apparato digerente. Paragonato a chi non consuma pizza, il rischio di sviluppare un infarto miocardico è risultato inferiore, con percentuali crescenti al crescere dei consumi (fino a due volte alla settimana). I componenti che possono determinare i benefici sono gli antiossidanti (di origine vegetale) e i grassi monoinsaturi.

Storia della Pizza Pascalina

Foto Pagina Facebook Istituto Nazionale Tumori IRCCS “Fondazione G. Pascale”

Pizza Pascalina: un’iniziativa a sostegno della ricerca

Nobile è il fine che accompagna questa iniziativa, dal momento che acquistando una Pizza Pascalina si può contribuire in maniera diretta al sostegno alla ricerca portata avanti nei laboratori del Pascale di Napoli, che annualmente pubblicherà i report delle attività condotte grazie (anche) a questi fondi. La struttura, che ad oggi e uno dei migliori centri oncologici del Centro-Sud, con Pascalina si è fatto conoscere (e si farà conoscere )un po’ di più e, perché no, permetterà a qualche meridionale in più di evitare i viaggi della speranza per giocare la propria partita contro il cancro a due passi da casa.

La nascita dell’idea

L’idea della pizza Pascalina è nata nel 2017 circa, dalla collaborazione tra Gianluca Passeggio e Mara Mincione (titolari delle pizzerie Don Peppe) e Paolo Delrio (direttore dell’unità di chirurgia oncologica colorettale del Pascale). Il loro è stato un incontro non voluto, nato dalla necessità di assistere una persona cara. Un’esperienza dolorosa, al termine del quale la coppia ha deciso di voler effettuare una donazione alla struttura. Come? Legando il contributo alla realizzazione di una pizza servita in uno dei loro locali.

È lì che è venuta l’ntuizione a Delrio: perché non gettare le basi per un progetto di più ampio respiro che avesse come protagonista la pizza napoletana? Così, dalla collaborazione tra due maestri della pizza e la comunità scientifica, è nata la pizza «Pascalina». L

a ricetta è salutare e sfiziosa. Gli ingredienti, quasi tutti di origine campana, sono considerati ideali per gustare un prodotto che, all’interno di una dieta equilibrata, contribuisce a ridurre il rischio di insorgenza di malattie cardiovascolari e alcuni tipi di tumori dell’apparato digestivo: compreso il tumore al colon. Secondo gli specialisti della struttura campana, la «Pascalina» può essere mangiata anche due volte a settimana, perché pienamente in linea con le indicazioni dietetiche finalizzate alla prevenzione dei tumori.

Dove mangiare la pizza Pascalina?

Vuoi provare la bontà della pizza Pascalina e dare una mano alla ricerca? Oggi sono molte le pizzerie che hanno aderito all’iniziativa (anche a New York!): potete scoprire l’elenco completo sul sito ufficiale o visionare la mappa per capire più velocemente se la pizza Pascalina è arrivata anche nei pressi della vostra abitazione!

Concededovi una pizza Pascalina e, magari, condividendola sulle vostre pagine social, contibuirete a far circolare l’iniziativa, spingendo altre pizzerie ad aderire alla campagna. La pizza Pascalina, in fondo, fa bene sia al corpo che alla ricerca!

Twitter @fabioditodaro

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