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Il latte fa bene anche in età adulta?

Una ricerca della McMaster University di Hamilton ha evidenziato che un consumo fino a tre porzioni al giorno (244 grammi) potrebbe aiutare a prevenire le malattie cardiovascolari

Fabio Di Todaro
23 aprile 2019
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Una ricerca pubblicata sulla rivista The Lancet e condotta su 130 mila persone arruolate in 21 Paesi, ha confermato l’«innocenza» del latte e dei suoi derivati: purché si rispetti l’indicazione di consumare non più di tre porzioni al giorno, Foto by Myriams-Fotos/Pixabay

Per i bambini è un alimento necessario. Lo stesso non si può dire per gli adulti: c’è chi non può farne a meno e chi, con il tempo, finisce per bandirlo. Tanti si tormentano: il latte fa bene o fa male? Risposta delle istituzioni scientifiche: no alla caccia alle streghe nei confronti del latte, alimentata da chi sostiene che l’uomo è l’unico animale a consumarlo in età adulta ed enfatizza che la maggior parte degli asiatici ne può fare tranquillamente a meno. Ma un conto è rinunciare e un altro è privarsi di un piacere. Pochi alimenti come l’«oro bianco» contengono in significative quantità i tre macronutrienti di cui abbiamo bisogno: proteine, grassi e zuccheri. E poi possiedono anche i micronutrienti, cioè vitamine e minerali, tra cui fosforo, magnesio e – come si sa – tanto calcio (per chi non beve latte, comunque, questo è disponibile nell’acqua, nelle verdure a foglia verde e nelle mandorle).

FORMAGGI E GRASSI – A «scagionare» il latte per l’ultima volta in ordine di tempo è stata una ricerca pubblicata su «The Lancet» e che aveva come obiettivo quello di valutare l’eventuale impatto sulla salute del cuore. Più che la materia prima, in questo caso, a essere sotto la lente di ingrandimento sono soprattutto i formaggi: tanto più grassi quanto più stagionati. Ma la ricerca, condotta su 130 mila persone arruolate in 21 Paesi, ha confermato l’«innocenza» del latte e dei suoi derivati: purché si rispetti l’indicazione di consumare non più di tre porzioni al giorno. Nei nove anni di osservazione lo studio, coordinato dalla McMaster University di Hamilton, in Canada, ha evidenziato percentuali più basse di decessi – e anche di eventi acuti cardiovascolari (prima causa di morte al mondo) – in rapporto a consumi regolari di latte o di formaggi realizzati a partire dalla bevanda intera.

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In Italia, agli adulti, i dietologi raccomandano un consumo regolare di latte scremato o parzialmente scremato. Ciò che conta è il buon senso: appagare il palato, senza considerare il latte un elisir di salvezza e nemmeno un nemico insidioso, Image by Couleur Pixabay

LATTE FATTORE PROTETTIVO PER LE ARTERIE? – Portare a tavola tre porzioni al giorno – 244 grammi di latte o yogurt, 15 di formaggio o 5 di burro – è risultato, quindi, un «fattore protettivo» rispetto a un consumo quotidiano inferiore a una porzione. «I nostri risultati evidenziano che il consumo di prodotti caseari potrebbe essere un fattore protettivo per le malattie cardiovascolari, specialmente nei Paesi a medio e basso reddito, dove l’accesso a questi alimenti è di gran lunga inferiore rispetto a quello in Nord America e in Europa», afferma Mahshid Dehghan, coordinatore del programma di ricerca di epidemiologia nutrizionale. Questi risultati – per certi versi perfino clamorosi – cozzano con le indicazioni di diverse società scientifiche ed enti di ricerca, i quali, invece, invitano al consumo di latte parzialmente scremato o scremato (entrambe le bevande non apportano meno calcio rispetto a quella intera): l’obiettivo è ridurre al minimo il consumo di grassi interi, in grado di innalzare i livelli del colesterolo Ldl, quello «cattivo» (un noto fattore di rischio per la salute del cuore e delle arterie). Come comportarsi, allora? I consumi – sottolineano gli specialisti – devono essere «cuciti» sulle abitudini alimentari di ogni individuo. È chiaro – si spiega – gli effetti sono tanto più positivi quanto meno «opulenta» è la dieta. Più cautela va posta se si segue uno stile di vita tipicamente occidentale, caratterizzato da pasti abbondanti, spesso ricchi di grassi, e da scarsa attività fisica.

STILE DI VITA – Ma il problema, in questi casi, diventa lo stile di vita nel suo complesso: non di certo (solo) il consumo di latte, sia intero o scremato. Ai grassi del latte, quindi, si deve fare attenzione: al punto che, in un editoriale pubblicato sullo stesso numero della rivista, si spiega che «tutt’al più si può incoraggiare il consumo del latte nei Paesi in cui questo è molto basso». In Italia, agli adulti, si raccomanda – come regola generale – un consumo regolare di latte scremato o parzialmente scremato. Ciò che conta – concludono i dietologi – è il buon senso: appagare il palato, senza considerare il latte un elisir di salvezza e nemmeno un nemico insidioso.

Twitter @fabioditodaro

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