Wise Society : Etichettatura prodotti: i consumatori chiedono più trasparenza
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Etichettatura prodotti: i consumatori chiedono più trasparenza

E mentre l'ISMEA lancia un sondaggio per valutazione dell’impatto sulle persone sull’etichettatura dei derivati dei cereali e dei prodotti lattiero caseari, Slow Food chiede che sull'etichetta venga indicato anche il prezzo delle materie prime

Mariella Caruso
3 ottobre 2018

Leggere bene le etichette dovrebbe essere prassi obbligatoria per chiunque acquisti un prodotto alimentare. L’etichetta, infatti, parla. E lo fa, spesso, anche al di là dei paletti stabiliti dalle normative italiane e quelle europee. Da un’etichetta è possibile carpire moltissime informazioni tra cui, anche se purtroppo non sempre, la provenienza della materia prima che sovente è diversa dal Paese di lavorazione. A patto, naturalmente, che si sappia come decodificarla perché la chiarezza non è sempre immediata. Il tema dell’etichettatura, però, continua a far discutere soprattutto in chiave europea. A scontrarsi sono visioni diverse: quella italiana che tende a essere più restrittiva e quella europea che spinge affinché le maglie della normativa restino più larghe. «L’etichettatura è lo strumento più importante per tutelare l’italianità dei prodotti e combattere l’italian sounding che è una delle preoccupazioni principali del Governo», ha spiegato Andrea Comacchio, neo responsabile del Dipartimento della qualità e delle politiche competitive della qualità agroalimentare ippiche e della pesca (Diqpai), intervenendo a Terra Madre Salone del Gusto.

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Il tema dell’etichettatura continua a far discutere soprattutto in chiave europea, Image by iStock

SONDAGGIO ISMEA – La richiesta di maggiore trasparenza da parte dei consumatori italiana, che nel 2015 è stata acclarata da un sondaggio dell’Ismea (Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare), ha avuto come conseguenza l’introduzione obbligatoria dell’origine delle materie prime per latte e prodotti lattiero-caseari, pasta, riso e pomodoro introdotti con tre distinti decreti ministeriali. Sulla scorta di quel sondaggio il 20 settembre 2018 è stato lanciato dall’Ismea, su indicazione del Ministero, un’altra consultazione pubblica sul tema con un questionario al quale tutti possono rispondere collegandosi alla pagina appositamente creata sul sito dell’Ismea attiva fino al 30 novembre. Lo scopo del sondaggio è la valutazione dell’impatto sulle persone sull’etichettatura dei derivati dei cereali e dei prodotti lattiero caseari attualmente in essere che è una sperimentazione sino alla prossima entrata in vigore il 1° aprile 2020 del Regolamento Comunitario che disciplinerà la materia in tutti gli Stati membri.

PREZZO ALL’ORIGINE – Slow Food, però, va oltre e chiede al nuovo Governo e, nello specifico, al ministro delle Politiche agricole alimentari, forestali e del turismo Gian Marco Centinaio di indicare in etichetta anche il prezzo all’origine della materia prima. «Indicare in etichetta il prezzo della materia prima all’origine potrebbe essere un’autodichiarazione del trasformatore che consapevolmente si impegna a garantire un sistema trasparente di tracciabilità del valore. Il prezzo all’origine sottolinea il comportamento dell’azienda nei confronti del sistema produttivo attraverso un’indicazione puntuale che porta alla luce l’atteggiamento nei confronti di chi produce quella specifica materia prima e fornire strumenti di valutazione al consumatore e contrastare la progressiva spinta al ribasso dei prezzi all’origine dei prodotti alimentari», chiariscono dal Comitato esecutivo di Slow Food Italia che ha avanzato una proposta formale a Centinaio.

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