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«Nutrirsi è un atto d’amore verso se stessi»

Lo chef bistellato Moreno Cedroni invita a fare scelte non casuali e a ritrovare il tempo per cucinare magari sottraendo tempo ai social network

Mariella Caruso
19 settembre 2018

«Alimentarsi non significa solo saziarsi, alimentarsi significa anche nutrirsi. Di un nutrimento che è energia, motore, per il corpo e per l’anima», dice Moreno Cedroni. Chef due stelle Michelin de La Madonnina del Pescatore di Senigallia, Cedroni è uno tra i cuochi più attenti a un concetto più ampio di nutrizione. «Nutrirsi diventa un atto sacro quando si fanno delle scelte alimentari – sottolinea lo chef marchigiano -. Scegliere cosa mangiare è un atto d’amore verso se stessi che, purtroppo, non tutti hanno la possibilità di fare perché nel mondo ci sono ancora tante persone che non possono permettersi la libera scelta. Per questo chi può decidere cosa acquistare non dovrebbe fare scelte casuali».

Quali sono le conseguenze della casualità della scelta alimentare?

La dipendenza da proteine animali, grassi, zuccheri, enzimi chimici. E ancora 2×3 al supermercato che non sono certo scelte alimentari ponderate. Questo fa il paio con le mode dei piatti pronti e/o della quarta gamma che, pian piano, stanno distruggendo comportamenti come il fare la spesa al mercato, preparare il pranzo per la famiglia sostituendoli con pratiche senz’anima.

Cosa rivelano le nostre scelte alimentari?

Io non mi soffermerei tanto sul “Siamo quello che mangiano”, concetto del quale ormai tutti abbiamo consapevolezza, ma sul modo in cui si mangia: ce chi lo fa in pochissimi minuti, chi con la forchetta in una mano e il telefonino nell’altra. Gesti che, magari, cominciano quando si mangia da soli, ma poi vengono ripetuti quando si è in compagnia.

Mai come oggi, quindi, scegliere la propria alimentazione è una questione di etica?

Esatto. E non bisogna dimenticare di prestare attenzione alle etichette di ciò che fa parte della nostra alimentazione. Ormai è risaputo che quando gli ingredienti di un alimento cominciano a diventare più di quattro bisogna farsi qualche domanda. Sarebbe bello reperire informarsi anche sul luogo di provenienza, sui trasporti usati, le pratiche di coltivazione e anche sul personale impiegato per la produzione. Solo così è possibile fare scelte eticamente corrette nel quotidiano.

Scelte che in un’economia in crisi come quella italiana non tutti possono fare…

Magari non economicamente, ma di sicuro in termini di tempo sì. Oggi ci troviamo di fronte al paradosso che la gente guarda sempre più programmi di cucina in televisione, ma poi in casa mangia porcherie. Il paradosso italiano è quello di essere un simbolo della dieta mediterranea che è un modello di alimentazione sana, ma di essere nello stesso tempo un Paese a rischio obesità più di tanti altri con una media di 1 su 5, mentre nel Nord Europa la media è di soli 1 su 10. Va da sé che ci sono molte cose da rivedere.

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Nutrirsi: secondo lo chef Cedroni: “In una famiglia di 2/3 persone si cucina soltanto 2 o 3 volte la settimana. Questo aumenta anche il problema dello spreco perché molto di quello che si acquista si getta via”, image by iStock

A essersi perso è l’atto del cucinare?

 Sì, attualmente in una famiglia di 2/3 persone si cucina soltanto 2 o 3 volte la settimana. Questo aumenta anche il problema dello spreco perché molto di quello che si acquista si getta via. Così facendo si perde anche la passione per il cucinare. Dedicando, invece, mezzora al giorno a preparare il sughetto per la pasta o un’altra semplice pietanza, per esempio, sarebbe un toccasana sia per la conoscenza degli ingredienti, sia per il gesto del cucinare.

Ma quella che si vede in televisione è cucina o semplice spettacolo della cucina?

 Ci sono delle idee interessanti, ma sostanzialmente è uno spettacolo in cui non si vede il sacrificio che, in casa, era sempre stato demandato a mamme e nonne. Magari chi non ha mai cucinato e decide di cimentarsi dopo essersi appassionato scopre che per preparare un piatto semplice può essere necessario lavorare anche mezza giornata. Ma c’è anche chi continua a ordinare cibo da asporto.

Quale potrebbe essere una buona pratica?

Dedicare dai 30 ai 45 minuti al giorno a cucinare sottraendola magari ai social network o alla televisione. Questo porterebbe anche a una maggiore consapevolezza sulla qualità degli ingredienti. Oggi, invece, non si taglia più nemmeno l’insalata. Un altro invito è quello a tornare a comprare pane con i grani antichi perché quelle raffinate, diffusesi nel dopoguerra, sono zucchero puro e, di conseguenza, hanno un indice glicemico altissimo.

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