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La medicina di genere spiegata: cos’è e a che punto siamo

Con il Piano per l’applicazione e la diffusione della Medicina di Genere, l'Italia è all'avanguardia nel percorso che porta alla piena applicazione dello studio dell’influenza delle differenze biologiche, socioeconomiche e culturali sullo stato di salute e di malattia di ogni persona

Maria Enza Giannetto
4 Giugno 2021

Si scrive medicina di genere si legge realizzare programmi di prevenzione, sviluppare metodologie diagnostiche e terapie su misura per l’uomo e per la donna. Di medicina di genere si parla ormai da qualche decennio. Ma a che punto siamo davvero? A che punto è la legge e il sistema che permette davvero di studiare le differenze tra uomo e donna dal punto di vista della frequenza e del modo in cui contraggono le malattie, e soprattutto della risposta alle terapie?

medicina di genere: rappresentazione

Foto di Bret Kavanaugh / Unsplash

Medicina di genere, un po’ di storia

Il termine “medicina di genere” fu utilizzato per la prima volta nel 1991 quando la cardiologa Bernardine Healy pubblicò un articolo sul new England Journal Medicine che descriveva la discriminazione delle donne nella gestione delle malattie cardiovascolari. In Italia, invece, il termine arriva nel 1998 con il progetto del Ministero della Salute “Una salute a misura di donna”. Man mano l’attenzione è cresciuta e nel 2008 nasce il progetto ministeriale “La medicina di genere come obiettivo strategico per la Sanità pubblica” mentre nel 2015 l’Istituto Superiore della Sanità istituisce il “Centro di riferimento per la medicina di genere”: infine nel periodo 2012-2016 la Medicina di genere viene inserita nel piano socio sanitario.

Il 13 giugno 2019 è la data più importante, visto che è stato firmato dal ministro della Salute il decreto con cui viene adottato il Piano per l’applicazione e la diffusione della Medicina di Genere, previsto dall’articolo 3 della Legge 3/2018.  Una data fondamentale che ha posto l’Italia all’avanguardia in Europa nel campo della Medicina di Genere.

Il percorso si è ulteriormente rafforzato con il decreto di settembre 2020 che istituisce l’Osservatorio dedicato alla Medicina di Genere presso l’ISS. L’osservatorio, in pratica deve fornire al ministro della Salute i dati da presentare annualmente alle Camere per assicurare assicurare l’avvio, il mantenimento nel tempo e il monitoraggio delle azioni previste dal Piano. E ora che, da aprile 2021 sono stati anche nominati i componenti dell’Osservatorio non resta che attendere l’attivazione da parte di ogni Regione (cui spettano le competenze in ambito sanità) nell’ambito della gestione della diagnosi, dello screening, delle terapie “di genere”.

uomo e donna nella medicina di genere

Foto di Robert Collins / Unsplash

Che cos’è e a cosa serve la medicina di genere

Innanzitutto, medicina di genere non significa medicina delle donne. Anzi. Significa proprio selezionare i differenti piani terapeutici a partire dal sesso biologico di una persona. Come riportato nel Piano nazionale: “Il concetto di Medicina di Genere nasce dall’idea che le differenze tra uomini e donne in termini di salute siano legate non solo alla loro caratterizzazione biologica e alla funzione riproduttiva, ma anche a fattori ambientali, sociali, culturali e relazionali definiti dal termine genere”.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce il “genere” come il risultato di criteri costruiti su parametri sociali circa il comportamento, le azioni e i ruoli attribuiti ad un sesso e come elemento portante per la promozione della salute.

Le diversità nei generi si manifestano:

  1. nei comportamenti, negli stili di vita così come nel vissuto individuale e nel diverso ruolo sociale
  2. nello stato di salute, nell’incidenza di molteplici patologie, croniche o infettive, nella tossicità ambientale e farmacologica, nelle patologie lavoro correlate, salute mentale e disabilità, in tutte le fasce di età (infanzia, adolescenza, anziani) e in sottogruppi di popolazione svantaggiati
  3.  nel ricorso ai servizi sanitari per prevenzione (screening e vaccinazioni), diagnosi, ricovero, medicina d’urgenza, uso di farmaci e dispositivi medici
  4. nel vissuto di salute, atteggiamento nei confronti della malattia, percezione del dolore, etc.
Ricercatrice

Foto di ThisisEngineering RAEng on Unsplash

L’influenza del genere su malattie, cure e terapie

“La Medicina di Genere è una necessaria e doverosa dimensione interdisciplinare della medicina che vuole studiare l’influenza del sesso e del genere su fisiologia, fisiopatologia e patologia umana, vale a dire su come si instaurano le patologie, quali sono i sintomi, come si fa prevenzione, diagnosi e terapia negli uomini e nelle donne”, si legge nel piano nazionale. Di fatto, però, medicina di genere non significa solo aumentare la conoscenza delle patologie legate alle funzioni riproduttive dell’uomo o della donna ma di studiare o approfondire tutte le malattie che affliggono uomini e donne: malattie cardiovascolari, tumori, malattie metaboliche, osteoarticolari, neurologiche, infettive, autoimmuni. Sempre nell’ottica di garantire il più possibile un healthy ageing.

E non basta, perché devono essere considerate le criticità relative allo stato di salute delle persone transessuali e intersessuali che, pur condividendo molte delle esigenze sanitarie della popolazione generale, presentano particolari necessità specialistiche. Solo seguendo questa direzione è possibile garantire a ogni persona la migliore cura, rafforzando ulteriormente il concetto di “centralità del paziente” e di “personalizzazione delle terapie”, per garantire interventi appropriati, nel rispetto delle differenze di genere rese evidenti dalla letteratura scientifica fino ad oggi.

Medicina di genere e Covid-19

La pandemia da COVID-19, di fatto,  ha rappresentato un banco di prova importante anche per la medicina di genere. L’infezione da SARS-CoV-2 infatti, determina effetti diversi negli uomini e nelle donne. Non a caso, il ministero della Salute ha pubblicato, a luglio 2020, uno studio dal titolo Medicina di genere e covid a cura di Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (Collana Bussole IRCCS, n. 2, luglio 2020).

Lo studio rileva che, secondo i pochi dati disaggregati per sesso rispetto agli uomini, le donne presentano meno complicanze e mortalità. Sono stati ricercati i motivi nelle diversità legate al sesso, come ad esempio la diversa espressione dell’ACE2, del corredo cromosomico, della differente incidenza di malattie reumatiche autoimmuni e delle diverse risposte alle relative terapie. Tuttavia, queste osservazioni danno un quadro incompleto, se non si considerano insieme agli aspetti biologici, comportamentali, sociali che possono significativamente influenzare la malattia e le sue conseguenze nonché le terapie più adatte per vincere il Coronavirus. Fattori di genere possono condizionare infine l’impatto del COVID-19 sulla gestione delle patologie croniche e della popolazione anziana, in quanto le donne costituiscono la più alta percentuale di caregiver.

Maria Enza Giannetto

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