Wise Society : Il mal di testa? Per i medici è una vera malattia
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Il mal di testa? Per i medici è una vera malattia

Delle diverse forme di emicrania in cui confluiscono aspetti genetici, biologici e ambientali soffrono 6 milioni di italiani

Fabio Di Todaro
11 maggio 2019

L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che un adulto su due degli adulti soffra di cefalea (mal di testa), con almeno un episodio verificatosi una volta nell’ultimo anno. Tra i 18 e i 65 anni di età, la quota cresce fino al 75 per cento. Tra questi, uno su tre ha sofferto di emicrania: una delle tre forme principali di cefalee primarie (assieme alle cefalee di tipo tensivo e a grappolo). Il mal di testa, però, non risparmia neanche i più giovani: si stima che oltre il 40 per cento dei ragazzi sia colpito da cefalea e che un bambino su 10 soffrano di emicrania.

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11 maggio 2019: XI Giornata Nazionale del Mal di testa

UNA GIORNATA DEDICATA AL MAL DI TESTA – Non solo il mal di testa è doloroso, ma è anche disabilitante. In particolare, l’emicrania è stata identificata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come la malattia che causa maggiore disabilità nella fascia di età tra 20 e 50 anni, ossia nel momento più produttivo della nostra vita. È in questo contesto che si svolge l’11 maggio la Giornata nazionale del mal di testa, che vede riunite le tre società scientifiche di riferimento: Associazione Neurologica Italiana per la Ricerca sulle Cefalee (Anircef), Società Italiana di Neurologia (Sin) e Società Italiana per lo Studio delle Cefalee (Sisc) per informare e sensibilizzare la popolazione sulla patologia e sulle possibilità di cura ad oggi disponibili. Le cefalee vengono suddivise in due grandi categorie: le cefalee primarie sono disturbi a se stanti e più frequenti, mentre le cefalee secondarie dipendono da altre malattie in atto nel nostro organismo (trauma cranico, cervicale, ictus, tumori cerebrali, ipertensione o ipotensione liquorale). A loro volta, le cefalee primarie comprendono l’emicrania, la cefalea di tipo tensivo, la cefalea a grappolo e si distinguono per la tipologia del dolore, l’intensità, la collocazione nella testa, la durata, la frequenza e gli altri sintomi concomitanti.

EMICRANIA: DA CONDIZIONE A MALATTIA – «In Italia l’emicrania colpisce circa sei milioni di persone, ossia il 12 per cento della popolazione -afferma Elio Clemente Agostoni, direttore dell’unità di neurologia e stroke unit dell’ospedale Niguarda di Milano -. L’opinione pubblica e, in parte anche i medici, non hanno mai pienamente acquisito il concetto di malattia emicranica. Ma lo scenario scientifico dimostra che l’emicrania è una malattia neurologica in cui confluiscono aspetti genetici, biologici e ambientali caratterizzata da giorni di dolore cefalico alternati a giorni con sintomi residui che non possono essere modificati positivamente dalla terapia. Di recente, infatti, sono state messe a punto terapie specifiche e selettive per la prevenzione a dimostrazione ancora una volta che l’emicrania è una vera malattia». L’emicrania si caratterizza per un dolore e moderato-severo pulsante che, spesso, si localizza nella metà della testa e del volto. Il paziente non riesce a svolgere nessuna delle attività quotidiane perché ogni azione aggrava il dolore e, a volte (emicrania con aura), gli attacchi vengono preceduti da disturbi neurologici come, ad esempio, sintomi visivi. La crisi si manifesta solitamente insieme ad altri disturbi come vomito e intolleranza alla luce e ai rumori e può durare da alcune ore a 2-3 giorni. Due terzi dei pazienti emicranici sono donne.

CEFALEE DI DUE TIPI – La cefalea di tipo tensivo, invece, presenta una intensità lieve o moderata, il classico cerchio alla testa della durata di alcuni minuti o ore o anche alcuni giorni, non aggravata dalle attività fisiche usuali e non associata, in genere, a nausea o vomito. È la forma più frequente di cefalea con una prevalenza di circa l’80 per cento. Fattori di predisposizione genetica possono avere una certa influenza nello sviluppo della cefalea tensiva così come fattori ambientali tra cui lo stress, l’affaticamento, cattive posture o riduzione delle ore di sonno. Infine, la cefalea a grappolo provoca attacchi dolorosi più brevi (1-3 ore) molto intensi e lancinanti che si susseguono uno o più volte al giorno per un periodo di tempo di circa 2 mesi (grappolo), alternati a periodi senza dolore. L’area interessata è quella oculare e, al contrario delle altre due forme, la cefalea a grappolo colpisce prevalentemente gli uomini. In genere gli episodi si ripetono ciclicamente con una cadenza stagionale o di una o due volte all’anno. «Poiché le possibili cause della cefalea sono numerose e diverse – commenta Gianluigi Mancardi, direttore della clinica neurologica dell’Università di Genova e presidente della Sin -. Diverse saranno anche le strategie terapeutiche da attuare in ogni singolo caso. Una diagnosi corretta a cura di uno specialista assume, quindi, una rilevanza cruciale poiché risulta di fondamentale importanza curare la patologia tempestivamente e in maniera personalizzata, anche per evitare la cronicizzazione del disturbo e l’abuso di farmaci».

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Mal di testa: in Italia l’emicrania colpisce circa sei milioni di persone, ossia il 12 per cento della popolazione, Foto: iStock

EMICRANIA: SI APRE L’ERA DELLA PROFILASSI – L’iniziativa nazionale prevede dal 13 al 17 maggio l’organizzazione di Open Day presso i principali centri specializzati di tutto il territorio nazionale, in cui i cittadini potranno incontrare gli esperti per ricevere informazioni su cosa fare alla comparsa del mal di testa, su quali sono i principali strumenti diagnostici oggi e le reali possibilità di cura che negli ultimi anni sono state messe a punto. «Il contributo dei ricercatori di base e clinici, tra cui particolarmente importante quello italiano – commenta Pierangelo Geppetti, direttore del centro cefalee del policlinico Careggi di Firenze – è stato frutto di un percorso durato tre decenni, ma alla fine ha portato alla identificazione di piccole molecole e di anticorpi monoclonali che bloccano il Cgrp (peptide correlato al gene della calcitonina, ndr) o il suo recettore. Questi farmaci hanno dimostrato efficacia e sicurezza non solo nel trattamento acuto dell’attacco, ma anche nella profilassi dell’emicrania. Gli anticorpi monoclonali sono risultati efficaci anche nelle forme più gravi come l’emicrania cronica. Se quindi i ricercatori e clinici possono essere soddisfatti di avere scoperto il meccanismo da cui si genera il dolore emicranico, ancora più soddisfatti sono i pazienti che finalmente hanno a disposizione una cura specifica, efficace e sicura».

Twitter @fabioditodaro

 

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