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Dalla dieta infantile a quella adulta: i consigli del pediatra omeopata

Rispettare le pause del neonato durante l'allattamento. Fare attenzione al momento giusto per passare ai cibi solidi. Non vivere con ansia il pasto anche se il piccolo non mangia e soprattutto mai forzarlo. Ecco le regole da rispettare per favorire nei bambini un rapporto buono e curioso con il cibo. Imprinting fondamentale per una serena vita adulta, anche a tavola

Francesca Tozzi
25 ottobre 2011

Foto di chippenziedeutch/flickrNei primi anni di vita oltre all’apprendimento del linguaggio avviene anche la memorizzazione alimentare e l’acquisizione dei gusti. Ecco perchè questa è un’eta molto delicata, nella quale i genitori devono fare attenzione a non mettere in atto comportamenti sbagliati che possono avere conseguenze serie sul futuro dei figli. Ecco, allora, i consigli del pediatra omeopata per la corretta dieta del bambino fin dai primi mesi

L’allattamento è un processo naturale: quando il bambino si stacca dal seno per riposarsi o respirare o guardarsi intorno, la mamma deve rispettare con pazienza quelle pause e aspettare che lui si riattacchi spontaneamente al capezzolo, senza stimolarlo.

Se le pause sono frequenti e il bambino si distrae in modo evidente e spesso, significa che è pronto per un cambio di dieta. Non c’è una regola fissa: lo svezzamento può avvenire al quinto come al sesto o settimo mese ma bisogna stare attenti ai comportamenti del piccolo: per es. se il bambino si guarda in giro con curiosità, getta per terra le cose e afferra cibi e oggetti sul tavolo.

Attenzione a non fare passare il momento giusto perché allattare il bambino ad oltranza rischia di creare una simbiosi esagerata che renderà più difficile il distacco.

Il momento della prima pappa non deve essere vissuto con ansia dai genitori perché il bambino la percepisce ed è portato a rifiutare il cibo scatenando nella madre preoccupazioni e sensi di colpa. Lo si mette sul seggiolone, gli si presenta un piattino con diversi cibi in piccole dosi e gli si dà il tempo di saggiarne gusto e consistenza, permettendogli di metterci le mani e di pasticciare un po’: è così che imparerà a trarre piacere dal rapporto con il cibo.

Molti genitori fanno di tutto purché il bambino mangi: dall’accendere la tv fin dai primi mesi a vari teatrini e giochi; lo imboccano e gli corrono dietro per tutta la cucina. Non va bene. Il bambino deve imparare a mangiare seduto e si deve concentrare sul cibo, sull’atto del mangiare, e farlo in modo spontaneo e con i suoi tempi.

Foto di S0MEBODY 3LSE/flickr

È bene variare l’alimentazione facendovi rientrare tutti i nutrienti. Una dieta costante e monotona aumenta il rischio che il bambino sviluppi più avanti allergie o intolleranze alimentari: se per assecondarlo, per esempio, gli si dà solo pasta, il suo organismo potrebbe saturarsi sviluppando in futuro maggiore sensibilità verso le sostanze in essa contenute. Lo stesso vale per i dolci, per il latte, per le uova, per tutti gli alimenti che vengono dati in dosi eccessive e costanti.

Il corpo si regola da solo sulla base delle proprie necessità: un bambino costretto a mangiare anche quando non ne ha voglia rischia di soffrire da adolescente di anoressia o di sviluppare un rapporto difficile con il cibo. L’idea che non mangi abbastanza o che sia troppo magro di solito è dovuta all’ansia dei genitori.

Se il bambino rifiuta un cibo in particolare, insistere non porta a nulla. Prima lo si invita ad assaggiarne un cucchiaino, poi la settimana successiva lo si ripropone in piccole quantità (la dose eccessiva spaventa e attiva il rifiuto) anche sotto forma di polpette o di gelatina, per esempio. Meglio sempre prima dei cibi che lui predilige. Riproporre il cibo con continuità, ma senza forzature, è fondamentale perché in caso contrario il bambino rischia di dimenticarlo: il gusto si evolve e una cosa rifiutata in un primo tempo potrebbe essere poi accettata di buon grado.

 

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