Wise Society : La cattiva alimentazione uccide più del fumo
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La cattiva alimentazione uccide più del fumo

Le conclusioni di uno studio pubblicato su «The Lancet» secondo cui, a livello globale, una morte su cinque è riconducibile a un'alimentazione scorretta povera di cereali integrali e vegetali e ricca di ingredienti poco sani fra cui sale e bevande zuccherate.

Fabio Di Todaro
13 aprile 2019

Mangiare male uccide più del fumo, della pressione alta e di qualunque altro fattore di rischio. Le conclusioni di uno studio pubblicato sulla rivista «The Lancet», sono lapidarie. Alla ricerca, definita come «l’analisi più completa degli effetti della dieta sulla salute», hanno contribuito oltre 130 scienziati di quasi 40 Paesi del mondo, secondo cui, a livello globale, una morte su cinque è riconducibile a un’alimentazione scorretta. Come tale, si intende una dieta povera di cereali integrali e vegetali e ricca di ingredienti poco sani fra cui sale e bevande zuccherate.

DIETA, FUMO E IPERTENSIONE – Ashkan Afshin, l’epidemiologo dell’Institute for Health Metrics and Evaluation (Ihme) dell’università di Washington che ha coordinato la ricerca, precisa che «il nuovo lavoro si è concentrato sui legami fra alimentazione, malattie cardiovascolari e diabete, indipendentemente dall’associazione tra queste condizioni e l’eccesso patologico dipeso». Dal lavoro emerge che un regime alimentare sbagliato è stato responsabile nel 2017 di 10.9 milioni di morti (contro gli otto milioni di decessi associati al tabacco e i 10,4 dovuti all’ipertensione), pari al 22 per cento delle morti registrate fra gli adulti. Prima causa le malattie cardiovascolari, seguite da tumori e diabete. Non solo: una dieta scorretta è risultata complessivamente responsabile di 255 milioni di anni persi per morte prematura determinata da una patologia o perché vissuti con disabilità. «La cattiva alimentazione è un killer attento alle pari opportunità – sottolinea Afshin -. Tutti noi siamo quello che mangiamo e il rischio riguarda trasversalmente persone diverse per età, sesso e status economico». Tra i venti Paesi più popolosi del Pianeta, nell’anno preso in esame (2017) è stato l’Egitto a riportare il più alto tasso di decessi legati all’alimentazione e il numero maggiore di anni di disabilità, mentre all’estremo opposto c’è il Giappone.

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Secondo uno studio pubblicato su The Lancet la cattiva alimentazione è responsabile nel 2017 di 10.9 milioni di morti (contro gli otto milioni di decessi associati al tabacco e i 10,4 dovuti all’ipertensione), pari al 22 per cento delle morti registrate fra gli adulti. Prima causa le malattie cardiovascolari, seguite da tumori e diabete, Image by iStock

L’IMPEGNO RICHIESTO ALLE ISTITUZIONI E ALL’INDUSTRIA – Oltre che ai singoli, l’appello dello scienziato è rivolto anche alle istituzioni e al mondo dell’industria. «Le politiche dietetiche focalizzate sulla promozione di una dieta sana possono ottenere più benefici rispetto a quelle che si concentrano sulla lotta ai cibi a rischio. C’è un bisogno urgente e impellente di cambiamenti a vari stadi del ciclo di produzione alimentare dalla coltivazione alla lavorazione, dall’imballaggio al marketing». Benché, sempre stando all’analisi, l’effetto dei singoli fattori dietetici sia variabile da un Paese all’altro, ci sono tre abitudini che «coprono» più della metà dei decessi associati a una cattiva alimentazione: un basso apporto di cereali integrali e frutta e un elevato  consumo di sodio. L’altra metà delle morti viene invece ricondotto a un elevato consumo di carne rossa, carni lavorate, bibite zuccherate e acidi grassi trans. In altre parole, commenta Afshin, «stiamo evidenziando che pesa di più mangiare pochi cibi sani che consumarne tanti malsani». Ed è proprio basandosi su questo elemento che l’esperto ritiene politicamente più vantaggioso promuovere l’assunzione di ingredienti alleati, rispetto al demonizzare i prodotti più insidiosi.

PIÙ SPAZIO AGLI ALIMENTI DI ORIGINE VEGETALE – «L’adozione di diete che privilegiano cibi a base di soia, fagioli e altre fonti di proteine vegetali potranno avere importanti benefici per la salute sia umana sia dell’ambiente», sostiene Walter Willett, docente di Harvard e co-autore del nuovo lavoro. «Mentre sale, zuccheri e grassi sono stati al centro del dibattito sulle politiche alimentari negli ultimi anni», osservano gli studiosi, l’analisi indica che i fattori dietetici più a rischio di morte sono sì «un alto apporto di sodio», ma anche un basso consumo dicereali integrali, frutta, verdura, noci e semi. Ognuno di questi elementi spiega oltre il 2% di tutti i decessi a livello globale.

Twitter @fabioditodaro

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