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Reinfezione da Covid-19: il virus può colpire due volte?

Fabio Di Todaro
28 Agosto 2020

Si può riprendere il Coronavirus? Lo si sospettava da mesi (e ne abbiamo anche scritto su Wise Society), ma ora ci sono le prove. La reinfezione da Covid esiste e il virus Sars-CoV-2 può tornare a colpire la stessa persona anche a distanza di pochi mesi, proprio come fanno i virus del comune raffreddore.

A dimostrarlo è quello che viene annunciato come il primo caso documentato al mondo di reinfezione da Coronavirus. Certificato dai test genetici condotti all’Università di Hong Kong, ha come sfortunato protagonista un uomo di 33 anni in buona salute, che a distanza di quattro mesi sarebbe stato colpito da due ceppi distinti del coronavirus. I risultati delle analisi sono stati pubblicati sulla rivista «Clinical Infectious Diseases».

reinfezione da covid

Foto di Tai’s Captures su Unsplash

Il primo caso di reinfezione da Covid: cosa sappiamo sull’uomo di Hong Kong

Il paziente, secondo quanto riportato dai ricercatori, aveva avuto in primavera una prima infezione da Coronavirus abbastanza lieve: con tosse, febbre e mal di gola per tre giorni. La diagnosi era arrivata il 26 marzo, con l’esito del tampone. Dimesso il 14 aprile, dopo due esami negativi consecutivi, l’uomo era considerato guarito dal Covid.

A cambiare la situazione ci ha pensato poi il test fatto in aeroporto al ritorno da un viaggio in Spagna nel giorno di Ferragosto: risultato positivo, sebbene il giovane fosse del tutto privo di sintomi. Grazie al sequenziamento genetico di nuova generazione (next generation sequencing), i ricercatori hanno esaminato il genoma virale prelevato durante la prima infezione e lo hanno paragonato con quello del virus responsabile della seconda infezione. Dal confronto è emerso che i due episodi sono riconducibili a virus geneticamente distinti. Sarebbero 24 le «lettere» del genoma diverse, che si tradurrebbero in nove proteine mutate.

Covid-19

Foto di Fusion Medical Animation su Unsplash

Reinfezione da Covid non vuol dire malattia

«Questo caso – spiegano i ricercatori – mostra che la reinfezione  da Coronavirus può avvenire pochi mesi dopo la guarigione dalla prima infezione. I nostri risultati suggeriscono che Sars-CoV-2 può persistere nella popolazione come altri coronavirus umani del comune raffreddore, anche se i pazienti hanno acquisito l’immunità attraverso un’infezione di tipo naturale».

Di conseguenza, poiché l’immunità può durare poco dopo un’infezione naturale, bisognerebbe prendere in considerazione la vaccinazione anche per le persone che hanno già avuto un episodio di infezione.

«I pazienti che hanno già avuto Covid-19 dovrebbero inoltre adottare le misure di contenimento del contagio come l’uso della mascherina e il distanziamento sociale».

Quanto al decorso della nuova infezione, il «paziente 1» è rimasto asintomatico per l’intero periodo seguito al nuovo contagio. Un aspetto rassicurante, che conferma come l’organismo possa avere gli strumenti per far fronte a una nuova infezione. È soltanto un’ipotesi, per il momento. Ma esistono gli elementi per immaginare che – almeno nel breve periodo – il decorso possa essere sempre simile.

Come funziona il sistema immunitario e l’immunizzazione

I virus per replicarsi e sopravvivere devono necessariamente entrare nelle cellule (vengono definiti patogeni intracellulari obbligati). Ogni volta che il corpo ne fronteggia uno nuovo, sviluppa due linee immunitarie distinte: i linfociti B e i linfociti T.

I linfociti B combattono producendo anticorpi specifici che impediscono al virus di entrare nelle cellule. Mentre i linfociti T uccidono le cellule infettate dal patogeno, facendolo poi morire. È come se i linfociti B fossero dei «cecchini» che combattono a distanza, mentre i T delle cellule in grado di combattere «corpo a corpo» contro il nemico.

Durante l’infezione naturale vengono prodotti moltissimi anticorpi, ma gli unici che realmente servono ad impedire al virus di entrare nelle cellule sono gli anticorpi neutralizzanti. Una persona che sviluppa degli anticorpi, ma non quelli neutralizzanti, è dunque soggetta alle reinfezioni.

Questo però non vuol dire che svilupperà sicuramente la malattia correlata (in questo caso Covid-19) poiché, avendo sviluppato, anche un’immunità mediata dalle cellule (i linfociti T), risulta comunque parzialmente al riparo da un decorso grave della malattia. È questo, con ogni probabilità, il caso dell’uomo di Hong Kong che, grazie alla «memoria» dei linfociti T (con ogni probabilità), ha potuto convivere con la reinfezione da Covid-19 senza sviluppare sintomi.

Twitter @fabioditodaro

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