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Plasma iperimmune per guarire dal Covid-19: è efficace, ma non per tutti

Usare il plasma iperimmune delle persone guarite dalle forme severe di Covid-19 può aiutare i malati: la terapia è efficace, ma a certe condizioni

Fabio Di Todaro
21 Gennaio 2021

Usare il plasma iperimmune del sangue di chi è guarito dal Covid-19 per curare chi è ancora ammalato. L’opzione terapeutica, rilanciata nelle prime fasi della pandemia e poi scomparsa dai radar dei media a seguito delle conclusioni negative di due studi, torna in auge. Merito di due ricerche pubblicate sul «New England Journal of Medicine» da cui si evince che la terapia con gli anticorpi dei guariti dalla Covid-19 può avere una sua efficacia, purché somministrata precocemente e non quando la funzionalità respiratoria dei malati risulti già compromessa.

plasma iperimmune

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Plasma iperimmune per guarire dal Covid-19: efficace, ma non per tutti

Il primo dei due studi è stato condotto in Argentina, coinvolgendo 160 pazienti anziani. Tutti loro avevano almeno uno dei seguenti sintomi da meno di 48 ore: temperatura corporea di 37.5 gradi (o superiore), tosse secca, brividi o sudorazione, perdita di gusto o olfatto, tosse, mal di gola, stanchezza, dolori muscolari, sanguinamento dal naso, perdita di appetito e insufficienza respiratoria (dispnea). I ricercatori hanno suddiviso i pazienti in due gruppi: ai componenti del primo è stato infuso il plasma iperimmune prelevato da persone già ammalatesi e guarite dalla Covid-19, mentre tutti gli altri hanno ricevuto soltanto un placebo.

La plasmaterapia si è rivelata sicura, non essendo stati di fatto registrati effetti avversi. Ma anche efficace, considerando che il tasso di progressione della malattia tra i pazienti che avevano ricevuto gli anticorpi è risultato dimezzato (16 per cento) rispetto a quello registrato tra tutti gli altri (32 per cento).

Pressoché analoghe le conclusioni dell’altro studio, condotto negli Stati Uniti, da cui si evince che la plasmaterapia può risultare efficace (in termini di riduzione della mortalità a 30 giorni) a patto che il paziente non sia già aiutato a respirare.

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Plasmaterapia: l’uso delle immunoglobuline nella cura delle malattie infettive

In ambito infettivologico, l’uso del plasma dei convalescenti per trattare le persone alle prese con la malattia non è una novità. I primi tentativi di neutralizzare una malattia attraverso delle infusioni di sangue e plasma sono stati effettuati sugli animali nel 1890, per curare il tetano e la difterite. Questi esperimenti dimostrarono l’efficacia della sieroterapia, che nell’uomo fu utilizzata per la prima volta in occasione della pandemia di Spagnola.

Più di recente, però, gli anticorpi dei guariti sono stati usati sia in occasione dell’epidemia di Sars (2002) sia di quella di Ebola (2015). Il principio che è alla base di questo trattamento – utilizzato soltanto in ambito sperimentale – è semplice. Il plasma delle persone guarite da un’infezione contiene gli anticorpi specifici contro il patogeno che l’ha causata. In questo caso, Sars-CoV-2. Questi, una volta infusi nei pazienti sintomatici, determinano una risposta sulla carta analoga a quella indotta dalla terapia con anticorpi monoclonali.

Plasmaterapia

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Plasma iperimmune: quali i pazienti da trattare?

Andando a ricalibrare il target a cui destinare la plasmaterapia, si sono ottenuti risultati più incoraggianti. I medici argentini hanno rimesso alla prova il plasma iperimmune per trattare pazienti sintomatici, ma con una funzionalità respiratoria non ancora compromessa dalla malattia. A ciò occorre aggiungere che nello studio (finanziato dalla Fondazione Bill e Melinda Gates) sono stati coinvolti pazienti anziani, i più esposti ai rischi di Covid-19. Nello specifico, i ricercatori hanno trattato uomini e donne di età compresa tra i 64 e i 75 anni (se con almeno una di queste malattie: ipertensione, diabete, obesità, insufficienza renale cronica, Bpco o problematiche cardiovascolari) o anche più grandi (indipendentemente dalla presenza di altre malattie).

Donare il plasma dopo essere guariti da Covid-19

Questa terapia presuppone che le persone convalescenti si rechino a donare il proprio plasma. A ciò occorre aggiungere che, per essere efficace, il plasma deve essere ricco di anticorpi neutralizzanti contro Sars-CoV-2. Motivo per cui risultano poco utili i donatori che hanno avuto la malattia senza o con pochissimi sintomi, che nella maggior parte dei casi sviluppano una quantità di anticorpi inferiore rispetto a chi invece ha dovuto fare i conti con una forma più severa di Covid-19.

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Questo porta a una drastica riduzione dei potenziali donatori, molti dei quali potrebbero peraltro non essere pronti a diventare donatori subito dopo essere guariti. Come stabilito nelle linee guida del Centro Nazionale Sangue, per compiere questo atto di solidarietà occorre essere guariti da Covid-19 almeno da 28 giorni, risultare negativi al tampone per la ricerca di Sars-CoV-2, avere più di 18 anni e meno di 65. Dal prelievo del plasma sono esclusi tutti coloro che non rispecchiano i criteri di idoneità per una normale donazione di sangue.

Twitter @fabioditodaro

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