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Coronavirus: le regole antipanico dello psichiatra Claudio Mencacci

Mantenere la razionalità, informarsi soltanto attraverso fonti autorevoli, non fare incette inutili di cibo: le regole per non farsi prendere dalla paura del virus dello psichiatra Claudio Mencacci

Fabio Di Todaro
24 Febbraio 2020

Mantenere la razionalità, informandosi soltanto attraverso fonti autorevoli. Non fare incette inutili di cibo e approfittare della pausa imposta dall’isolamento, nelle zone a rischio coronavirus, per mantenere i contatti con amici e persone care con all’aiuto della tecnologia. «Il messaggio dato alle popolazioni di alcuni paesi del Nord circa la necessità di rimanere in casa non vuol dire che cessiamo di esserlo, dobbiamo utilizzare gli strumenti che abbiamo a disposizione nella logica della responsabilità».

Le regole antipanico

Relativamente alla situazione che si vive nel Nord Italia da 72 ore, il pensiero di Claudio Mencacci, direttore del dipartimento di neuroscienze e salute mentale dell’Asst Fatebenefratelli-Sacco di Milano (che Wise Society aveva intervistato qualche tempo fa su stress e ansia, è chiaro. «Di fronte a uno dei rischi legati alla globalizzazione, l’uomo si sta chiudendo in un individualismo che fa quasi più paura dell’infezione, per quant’è contagioso».

No agli “assalti” ai supermercati

Secondo lo specialista, che presiede la Società Italiana di Neuropsicofarmacologia, quello che si può fare «è attrezzarsi per ricevere informazioni corrette, agganciandosi ai siti ufficiali e non facendo ricerche infinite in rete, con il rischio di imbattersi in notizie non sempre affidabili». Nel tempo libero, la tecnologia può rappresentare la soluzione. Come? Rimanendo in contatto con le persone care per telefono, per esempio. «Spesso ci si lamenta che tempo per chiacchierare con gli amici non ce n’è quasi più. Adesso che si è quasi a stare insieme, si può cogliere l’opportunità per scambiare qualcosa in più che notizie di carattere operativo». Altro punto, sottolinea Mencacci, è «non entrare nella logica dell’accumulare, soprattutto alimenti». Precisazione doverosa, dopo le immagini giunte da tutta la Lombardia nella giornata di domenica: con i supermercati presi d’assalto e gli scaffali destinati a rimanere vuoti anche per le prossime ore.  «Occorre cautela, anche perché i punti vendita e non solo, vengono tenuti aperti».

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Da dove nasce il panico

Perché il panico dilaga, nonostante il virus, se rilevato in tempo, abbia un tasso di mortalità inferiore al 15 per cento? «Si ha paura di un qualcosa che non si vede e che, molto spesso, non si comprende – aggiunge l’esperto -. Nonostante i progressi compiuti dalla scienza negli ultimi due secoli e la facile attuazione dei comportamenti indicati come protettivi, molti tendono a non fidarsi. In un mondo complesso come quello attuale, si fa fatica a pensare che anche soltanto lavandosi correttamente le mani si potrebbe evitare il contatto con il coronavirus». Il processo che accade in queste ore nella mente delle persone più preoccupate è il seguente. «Di fronte a uno stato di allerta, il nostro cervello si attiva. Questa reazione è opportuna se si limita a una maggiore attenzione anche nei confronti di alcuni semplici comportamenti: quali per esempio il modo di starnutire e l’igiene delle mani». Ma in un Paese in preda all’ansia, come ci descrive il Censis, è più che probabile esagerare, soprattutto se si è già ansiosi o ipocondriaci.

Manuale di sopravvivenza alle restrizioni imposte dal coronavirus

«Siamo entrati nella fase della responsabilità: dobbiamo mettere in atto comportamenti e azioni che ci rendono responsabili sia verso noi stessi sia verso gli altri – conclude Mencacci -. Per ridurre la paura, bisogna ridurre l’ignoranza e per ridurla bisogna che vengano messi sul campo una serie di comportamenti che siano comprovati scientificamente e che riducano la diffusione del contagio. La situazione non va presa sottogamba o banalizzata: occorre però evitare comportamenti irrazionali. Tutto va affrontato con scienza e ragione».

Twitter @fabioditodaro

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