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Stress, è veramente dannoso? Non sempre. Ecco perché

Oltre a quello che è alla base di svariati disturbi psicofisici, ce n'è uno anche "buono", l'eustress, utile a mente e corpo. A patto che...

Gianluca Ferrauto, coach e consulente per la formazione comportamentale
20 Marzo 2020

In questo periodo molti di noi convivono con la paura, l’incognita del domani, la speranza, la frustrazione, la rabbia e chissà quanti altri stati d’animo procurati dall’emergenza Coronavirus. Possiamo quindi dire di essere stressati?

È innegabile che siano molte le persone che, alla luce dei fatti, considerino stressante la situazione che stiamo vivendo. Ma quando si parla di stress c’è una buona notizia all’orizzonte: possiamo infatti imparare a “sfruttarlo” a nostro beneficio, lavorando su noi stessi prima di arrivare a sviluppare depressione e/o crisi esistenziali, disturbi che andrebbero curati da specialisti del settore medico-sanitario che, tuttavia, oggi sono impegnati su altri fronti.

È pertanto opportuno premettere che in questa sede non tratteremo lo stress come malattia – pur essendola – perché non siamo medici: cercheremo invece di comprendere meglio quali sono le situazioni capaci di creare lo stress, quali sono i segnali d’allarme che ne preannunciano l’arrivo e, soprattutto, quali sono i modi in cui è possibile trasformarlo in “stress buono”, e cioè in eustress.

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Foto. iStock

Cos’è lo stress?

Spesso utilizzato in modo improprio nel linguaggio popolare, lo stress è una risposta che il corpo coordina per adattarsi a stimoli minacciosi. E se la risposta del corpo può essere di natura fisiologica e psicologica, gli stimoli sono, invece, sollecitazioni (stressor) che provengono dall’ambiente o dall’interno del corpo e possono essere reali o immaginari.

Ma quali sono le sollecitazioni che possono produrre stress? Il rischio di perdere il posto di lavoro, una tensione nelle relazioni (sentimentali, sociali, lavorative…), un colloquio al quale teniamo particolarmente, una discussione vivace (colleghi, capi, partner, amici…), parlare in pubblico, mancanza di tempo, superlavoro in condizioni aberranti o comunque difficili, un esame universitario, una prova sportiva (partita, incontro, match…)

Lo stress causato della quarantena

Lo stare forzatamente a casa può produrre stress? Camminare per strada e non sapere se chi ho di fronte sia infettato oppure no può produrre stress? Ci troviamo di fronte a situazioni ad alto coinvolgimento emotivo che, in quanto tali, possono essere portatrici di stress, sebbene con differenti intensità. Questo è un aspetto importante da segnalare e tenere a mente: perché lo stress, come molti altri stati d’animo, ha una scala di valori che non sempre conosciamo, ma che potrebbe molto aiutarci a capire quale livello di stress stiamo raggiungendo. Questa scala di valori altro non è che un tachimetro o, se si preferisce, un termometro capace di dirci che dobbiamo fare attenzione e che, superato un certo livello, si rischia la “multa” o la “febbre”.

La differenza tra eustress e distress

Lo stress, in sostanza, è la prima sollecitazione che l’organismo subisce quando c’è un cambiamento nell’equilibrio tra organismo e ambiente. Per questo l’endocrinologo viennese Hans Selye, che nel 1930 coniò il termine stress (dal latino strictus), distingueva tra eustress (valutazione di stimolazioni buone e costruttive) e distress (valutazione di situazioni negative che possono provocare scompensi emotivi e fisici).

Lo stress diviene cronico in condizioni ambientali proibitive (guerre e conflitti etnici, torture, povertà, abuso di droghe e alcool, emarginazione) oppure in persone particolarmente deboli e vulnerabili (esposte in fase prenatale alla depressione materna, vittime di abusi sessuali, predisposte a gravi disordini mentali, con gravi disturbi del sonno).

Esistono, tuttavia, alcune categorie di persone che nel loro lavoro convivono con lo stress: pensiamo, ad esempio, ai corpi speciali dell’esercito o ai piloti di Formula 1, agli astronauti o gli artificieri. Queste persone sono in grado di trasformare lo stress negativo in eucrasia, cioè ad arrivare al bilanciamento degli elementi che costituiscono la salute fisica e mentale: per loro lo stress diventa pura quotidianità.

Se pensiamo di essere stressati, quindi, vale la pena di fermarsi e riflettere con attenzione su cos’è realmente lo stress o, in alternativa, è importante fare attenzione ai campanelli d’allarme che il nostro corpo accende per segnalarci che stiamo per entrare in stato di stress. Il nostro corpo non mente mai: sudorazione, palpitazione, nervosismo esagerato, macchie sulla pelle, inappetenza o molta fame possono rivelare stati d’animo alterati che potrebbero portarci allo stress.

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Foto: Braden Collum / Unsplash

 

Come reagire allo stress?

Esistono molti modi per reagire allo stress, eccone alcuni: la meditazione, l’esercizio fisico, vivere la natura, dormire bene, stare in compagnia di persone positive, mangiare bene ma soprattutto evitare, o almeno ridurre, gli imprevisti e le scadenze facendo una breve lista delle priorità, impegnandosi a rispettarle.

Prendiamo esempio dagli atleti

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Gianluca Ferrauto, coach e consulente per la formazione comportamentale e docente alla RM Moda e Design di Milano

Alcuni atleti hanno dimostrato di saper gestire molto bene lo stress: dal Signore degli anelli Yuri Chechi all’apneista Umberto Pelizzari, da Usain Bolt a Federica Pellegrini.

Tutti questi atleti, utilizzando i consigli fin qui elencati, sono riusciti a combattere lo stress e a trasformalo in una spinta positiva da utilizzare sia nelle grandi gare sportive che nelle semplici performance.

A questi livelli gli atleti possono inoltre contare sul supporto di mental coach, allenatori e staff medici di primissimo livello. Come funziona, invece, negli sport di squadra? Sebbene lo stress possa essere condiviso e affrontato in gruppo, è innegabile che questo disturbo colpisca anche i singoli, ed eccoci tornare ai punti precedenti.

Cosa può fare il singolo per combattere lo stress?

Cosa possiamo fare, quindi, per combattere lo stress? Ognuno di noi, in prima istanza, deve valutare il proprio stato d’animo: potremmo scoprire che, in realtà, non siamo davvero stressati ma solo stanchi o annoiati. Come agire? Prendiamoci cura del nostro corpo tanto quanto della nostra mente e facciamo (per quanto possibile) ciò che ci piace con passione e onestà, magari con un occhio di riguardo anche verso gli altri.

Gianluca Ferrauto, coach e consulente per la formazione comportamentale, docente alla RM Moda e Design di Milano

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