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Isolamento da Coronavirus: dalla noia all’ozio creativo

Il cervello ogni tanto ha bisogno di una pausa. Come sfruttare la reclusione forzata da Covid-19 per sviluppare il pensiero laterale

Maria Angela Chiorazzi - Psicologa e counselor
19 Marzo 2020

Il nostro cervello è sottoposto ogni giorno a migliaia di stimoli e sollecitazioni. È inoltre abituato a svolgere contemporaneamente più compiti quali: mandare mail, telefonare, pensare a cosa dire nella prossima riunione, organizzare. Il Coronavirus ci ha colti di sorpresa e ha sconvolto le nostre routine e abitudini ed è normale che questo ci crei disorientamento e perdita dei nostri punti di riferimento. Lo smart working forzato di questi giorni, da un lato può farci rallentare quei frenetici ritmi a cui siamo sottoposti quotidianamente, ma dall’altro può creare una indistinta area di lavoro non stop dove non riusciamo più a distinguere il momento del lavoro da quello del riposo.

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Foto Niklas Hamann / Unsplash

Può il Coronavirus farci recuperare la sana dimensione dell’ozio che stimola pensiero?

Di fatto quello che abbiamo perso completamente nella nostra frenetica quotidianità è l’abitudine all’ozio. Nell’epoca della performance e della produttività a tutti i costi, abbiamo relegato l’ozio nella categoria dei comportamenti da pigri, da egoisti, un inutile spreco di tempo. Abbiamo sviluppato paura per l’ozio. Spesso le nostre agende sembrano dei tetris nei quali non c’è più spazio per nulla, il fare ha tolto spazio al pensare. Certo starsene sul divano davanti alla tv, per quanto sia legittimo ogni tanto, è un “non fare” passivo e poco generativo, tanto più in questo momento dove la ricerca spasmodica di informazioni sul Coronavirus è controproducente. Altra cosa è, invece, l’ozio inteso nel suo significato originario, l’otium dei latini, ossia, quello spazio dedicato alla riflessione, votato a stimolare il pensiero, ritagliandosi una pausa dagli impegni usuali.

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Foto Alice Dietrich / Unsplash

Isolamento da Covid-19 e (possibile) ozio creativo

Forse questo può essere un buon momento per elevare l’ozio ad un rango più alto e positivo per far vagare la nostra mente verso mete che ci aprano l’orizzonte e ci diano la possibilità di vivere appieno chi siamo, osservare le nostre emozioni, stare in noi stessi e in quello che siamo o vogliamo veramente essere. “L’ozio creativo ha dunque un aspetto molto positivo, favorisce i pensieri laterali, e quindi aiuta a pensare”, sostiene Teresa Belton, scienziata inglese esperta in problemi dell’apprendimento, una delle persone che più ha studiato gli effetti della noia sull’attività umana. Fin dall’infanzia. E ha definito la noia come “la culla della fantasia”. Nel suo libro In pausa. Come l’ossessione per il fare stia distruggendo le nostre menti, Andrew Smart, ricercatore presso la New York University, sostiene, per esempio, che il cervello deve poter godere il più spesso possibile di una pausa di riposo. “Anche se la nostra psiche è straordinariamente sviluppata ai fini di attività intense”, scrive, “il cervello per poter funzionare normalmente ha bisogno di momenti di inattività, anche molto frequenti”. Uno stato cronico d’impegno attivo lo danneggia e può compromettere la salute. Anna Gamma, maestra di zen, chiama “maggesi” questi periodi concentrati di inattività. Se non pratichiamo debitamente tale messa a riposo del terreno, perdiamo il contatto con noi stessi, non sappiamo più cosa vogliamo davvero e ci buttiamo nell’attività senza riflettere. A tal proposito in questo momento in cui molti sono in smart working e la vita privata e quella lavorativa sono ancor più senza confini, diamo spazio alla pratica di intervalli regolari di ozio come via privilegiata per la conoscenza di sé e la creatività.

Ozio, insoddisfazione e Coronavirus: 3 regole per una sana presa di coscienza

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Maria Angela Chiorazzi, psicologa e counselor

1. I periodi di ozio non sono un lusso ma una autentica necessità. Concedersi regolarmente delle pause, guardando fuori dalla finestra, lasciando vagare liberamente i pensieri, fantasticando, meditando. Ci aiuta a liberarci da un eccesso di input esterni.

2. Dedicarsi lo spazio e il tempo non programmato al desiderio di qualcosa, che sia la lettura di quel libro che rimandiamo da tempo, fare una attività che ci piace e che è fine a se stessa e per il semplice gusto di farla.

3. Lasciarsi andare in un sonnellino leggero ad occhi chiusi, perché associazioni, ricordi e pensieri hanno bisogno di una psiche in riposo, per farsi strada nel cervello e costruire nuove connessioni.

Tutto ciò può portare a molti benefici come un maggior senso d’indipendenza, l’empatia, l’autostima e il pensiero positivo. Il ricordo dei benefici di questo ozio creativo, potrà tornarci utile in futuro quando torneremo alla realtà di tutti i giorni dopo l’emergenza e sarà l’ancoraggio che ci spingerà a ricercare queste finestre sulla mente, anche nella nostra quotidianità dopo il Coronavirus.

 

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