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Perché dare valore al tempo durante la quarantena

La psicologa e psicoterapeuta Francesca Morelli parla della necessità di strutturare una routine cadenzata per i giorni della quarantena. «La pandemia è un dato di contesto ma possiamo decidere “come” vivere l’attesa che tutto sia finito»

Maria Enza Giannetto
16 marzo 2020

Con un lungo post sulla sua pagina Facebook, condiviso da migliaia di persone, la psicologa e psicoterapeuta Francesca Morelli ha spostato l’attenzione sul senso da dare a questo “momento pieno di anomalie e paradossi”. Un momento in cui tutti sono fermi a casa per giorni e giorni. «A fare i conti – ha scritto – con un tempo di cui abbiamo perso il valore, se non è misurabile in compenso, in denaro. Sappiamo ancora cosa farcene? Quanto abbiamo dato per scontato questi gesti ed il loro significato?»

Legittimare la paura senza farsi sopraffare

Un momento di introspezione, quindi, che può anche rendere questo stop forzato un’occasione, affrontando però anche la paura che ci sta avvolgendo.
«È normale essere preoccupati – spiega Francesca Morelli -. Trovarsi ad affrontare una pandemia, una situazione ad alto impatto stressogeno, ha inevitabilmente innalzato i livelli di attivazione in tutta la popolazione. Il mio suggerimento è quello di legittimare la paura e le emozioni che stiamo provando, dando loro un canale di uscita; diversamente diventa molto difficile elaborare, far fronte in modo funzionale alla situazione. Vanno, quindi, trovate delle strategie per non farsi sopraffare da questa dimensione emotiva e dal cambiamento di abitudini. Quando si affrontano circostanze come questa, si sperimentano la perdita della sicurezza e la sensazione non avere controllo su ciò che accade, entrambe influiscono molto sul nostro funzionamento generale. In questi casi è necessario concentrarsi su ciò che è possibile controllare. Non possiamo tornare indietro e riavvolgere il nastro, la pandemia è un dato di contesto con cui dobbiamo fare i conti, ma possiamo decidere “come” gestire questo dato di realtà e come trascorrere questo momento, come vivere l’attesa che tutto sia finito».

Uomo e donna in cucina

Photo by Becca Tapert on Unsplash

 

Costruire una routine differenziata dei giorni della quarantena

«Il mio suggerimento – continua la psicologa – è di lavorare sui significati, poiché in base ad essi, in un’ottica costruttivista, cambia anche il significato che possiamo far assumere al nostro quotidiano. In questa direzione, si può pensare alla quarantena come ad una “cornice” che sta a noi riempire con elementi positivi e “vitali”. In molti in questi giorni sono a casa 24 su 24, a vivere una routine differenziata. Questa routine va, comunque, cadenzata. Ci si può alzare un po’ più tardi e godere del riposo, ma bisogna poi impegnarsi per costruire la propria giornata, dandosi dei piccoli obiettivi: riordinare un angolo della casa che rimandiamo sempre, leggere un libro che ci aspetta da tempo, sistemare il terrazzo, ricostruire anche il momento del pasto tutti insieme. Con i bambini può essere utile pensare attività che abbiano una progettualità: piantare dei semi, costruire un grande puzzle che potrà poi diventare un quadro, piccoli lavoretti che danno consistenza al trascorrere delle giornate. Nello stesso modo, non dobbiamo avere paura della noia, che può essere, per i più piccoli, un grande attivatore del pensiero e del gioco creativo».

Quando informarsi: filtrare le fonti e i momenti da dedicare alle notizie

E nel cercare di costruire una quotidianità organizzata, un ruolo importante hanno anche le informazioni che arrivano sul Covid-19, sull’emergenza e sulle misure di contenimento.

«Il suggerimento in questo momento, è innanzitutto partire da una cernita delle fonti di informazioni, affidandosi sempre a quelle istituzionali e comunque riconosciute come altamente affidabili. Inoltre, sarebbe bene non passare ore e ore a leggere e ascoltare notizie, ma contenere il momento dell’informazione a spazi determinati della giornata, altrimenti il panico e l’emergenza rischiano di diventare l’unico argomento di conversazione».

Fare rete e creare comunità in supporto delle persone più fragili

Mamma che gioca coi figli

Foto: Alexander Dummer unsplash

C’è anche un’altra questione importante che viene fuori da questo momento particolare, ovvero il senso di comunità e l’attenzione verso le persone più fragili.

«Sicuramente – spiega Morelli – le persone più deboli, quelle che sono più esposte perché anziane o perché combattono altre battaglie contro problemi di salute pregressi hanno bisogno di un supporto. È necessario cercare di fare rete e trovare canali che possano aiutare a non fare percepire la dimensione della solitudine . Nel rispetto assoluto delle indicazioni di sicurezza, è necessario far percepire che questa rete esiste: bisogna riattivare un forte senso di comunità e dare priorità a chi ha bisogno che deve, a sua volta, saper chiedere aiuto e sostegno».

La tecnologia può essere un mezzo di aggregazione

E questo conforto e mutuo soccorso può anche avvenire utilizzando la tecnologia. «Penso che abbiamo molto da imparare da quello che sta succedendo – conclude la psicologa – . Una parte di popolazione ha reagito purtroppo molto tardi all’emergenza, solo quando è scattato il livello di allerta più alto, ma l’importante adesso è che attiviamo tutti le risorse che abbiamo a disposizione. La tecnologia, in questo momento, invece di qualcosa di alienante, può diventare un mezzo di aggregazione, di incontro e di supporto; pensiamo alla possibilità delle videochiamate, ad esempio, che ci consentono di “incontrarci” anche ogni giorno e, in alcuni momenti anche di lavorare e di mantenere attive parti che ci ricollegano alla nostra consueta routine. Ricordiamoci che la nostra realtà non coincide con il virus; non lasciamo che contamini ulteriormente le nostre vite».

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