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Coronavirus: cos’è e come si trasmette la nuova epidemia

Meno aggressivo dei suoi predecessori, il nuovo virus cinese si manifesta con febbre, mal di gola, affaticamento polmonare e si trasmette con contatto diretto

Fabio Di Todaro
21 Gennaio 2020

Almeno quattro decessi, quasi duemila i contagi (ma secondo esperti di fama mondiale, i dati rischiano di essere sottostimati): tra Cina, Thailandia e Giappone. Inizia a fare paura il nuovo coronavirus che ha dato il via a un focolaio epidemico a partire dalla città cinese di Wuhan (capoluogo della provincia di Hubei, nella Cina centrale: 11 milioni di abitanti). I sintomi sono quelli tipici dei coronavirus: febbre, difficoltà respiratoria, polmonite. Inevitabile riportare alla luce i precedenti di Sars e Mers, a maggior ragione dopo la conferma (giunta nelle scorse ore) della trasmissione da uomo a uomo del virus.

DA DOVE ARRIVANO I CORONAVIRUS? – I coronavirus non sono nuovi a queste apparizioni improvvise. Si tratta di ospiti abituali di molti mammiferi: quali gatti, cani, suini, dromedari e pipistrelli. Ma anche di specie avicole domestiche come polli e tacchini. Alla stessa famiglia, come detto, appartenevano anche altri due virus che, in passato, hanno provocato altrettante epidemie. Si tratta della Sars, originatasi sempre in Cina nel 2003 e diffusasi grazie agli spostamenti in aereo in diverse regioni del mondo. Il virus fu introdotto a seguito del consumo alimentare di un mammifero selvatico, la civetta delle palme, un alimento diffuso in alcune zone della Cina. Alla fine i morti furono poco meno di 800. Nel 2012 comparve invece un altro coronavirus, battezzato Mers-CoV, che al momento circola in 27 nazioni del mondo (sebbene l’80% dei casi sia concentrato in Arabia Saudita). A favorirne la diffusione sicuramente i dromedari, anche se si pensa che il serbatoio naturale del virus siano alcune specie di pipistrelli. I fattori coinvolti nella loro diffusione sono molteplici: cambiamenti climatici che modificano l’habitat dei vettori animali di questi virus, l’intrusione umana in un numero di ecosistemi vergini sempre maggiore, la sovrappopolazione, la frequenza e rapidità di spostamenti delle persone.

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Il focolaio epidemico è stato individuato nella città cinese di Wuhan (capoluogo della provincia di Hubei, nella Cina centrale: 11 milioni di abitanti), Foto: iStock

COME HA AVUTO ORIGINE IL FOCOLAIO? – Quanto al nuovo coronavirus, non si conosce ancora l’origine. Ma sicuramente proviene da qualche specie animale che vive a stretto contatto con l’uomo. Il punto di partenza è stato identificato nel mercato del pesce e di altri animali vivi di virus di Wuhan. Ci sono pericoli per l’Italia? Secondo il centro di controllo per le malattie infettive europeo, il rischio di importazione e diffusione del nuovo virus in Europa è estremamente limitata e questo vale anche per l’Italia. La stessa agenzia però ricorda che è imminente la celebrazione del Nuovo Anno Cinese e che quindi aumenteranno gli spostamenti di viaggiatori all’interno della Cina e verso l’Europa. Gli Stati Uniti sono partiti con screening a tappeto sui passeggeri in arrivo da quella zona. Nel nostro continente la misura non è stata invece ritenuta necessaria, ma la sanità aerea di Fiumicino, come quelle di tutti i Paesi, ha attivato la sorveglianza sui passeggeri in arrivo col volo diretto Wuhan-Roma della China Southern Airline, in programma tre volte a settimana. Al momento, non si segnalano particolari problemi.

I SINTOMI DELLA MALATTIA – La malattia si manifesta con i sintomi tipici di un’infezione respiratoria: febbre, tosse, raffreddore, mal di gola, affaticamento polmonare. Quanto alle terapie, per il nuovo coronavirus al momento sono disponibili soltanto terapie di supporto. Nel complesso, per quanto osservato finora, il virus è considerato meno aggressivo rispetto ai suoi predecessori. Ma non per questo è il caso abbassare la guardia, a maggior dopo aver scoperto che la trasmissione da uomo a uomo è un’ipotesi reale.  Il contagio, per dirla con Gianni Rezza, capo del dipartimento di epidemiologia dell’Istituto Superiore di Sanità, «è ancora limitato». Non per questo, però, «possiamo escludere l’ipotesi che il virus arrivi in Europa o anche in Italia». Per questo il ministero della Salute, nelle locandine affisse nell’aeroporto di Roma Fiumicino, invita alla prudenza. Meglio «rimandare viaggi a Wuhan non necessari». O quanto meno «vaccinarsi contro l’influenza “almeno due settimane prima del viaggio».

Twitter @fabioditodaro

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