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Legambiente: in Italia sempre meno spiagge libere

In base ai dati dell'associazione ambientalista gli stabilimenti balneari sono oltre 50mila e in alcune regioni occupano fino al 70% delle coste sabbiose. A provare a ripristinare un diritto troppo spesso negato, ci sta provando anche la magistratura

Fabio Di Todaro
31 luglio 2019

In Italia ci sono sempre meno spiagge libere. I dati sono molto diversi tra le singole regioni, ma la tendenza è univoca. Sono ovunque in aumento le spiagge in concessione. E, laddove ciò non avviene, è semplicemente perché non ci sono più spiagge libere. Questo è lo scenario che si registra in Versilia come in Romagna, senza escludere alcuni tratti della Liguria. Ma la situazione, in prospettiva, non è poi migliore nemmeno in quelle zone in cui la percentuale di spiagge in concessione è molto più bassa. In Sicilia, per esempio, nei mesi scorsi sono state presentate 600 richieste per aprire nuovi stabilimenti. Prevedibile quello che può essere l’epilogo, considerando che l’Italia è l’unico Paese europeo che non pone un limite alle spiagge in concessione e lascia piena autonomia alle Regioni.

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Spiagge libere: in media, circa il 42 per cento delle coste sabbiose italiane è occupato da stabilimenti balneari, foto: iStock

SPIAGGE LIBERE MERCE RARA – L’ultimo rapporto di Legambiente sullo stato di salute delle spiagge italiane è tutt’altro che incoraggiante, per chi lo legge a poche ore dalle agognate vacanze estive. In media, circa il 42 per cento delle coste sabbiose italiane è occupato da stabilimenti balneari: il cui numero assoluto supera quota 50mila. Ma in alcune regioni la percentuale è ancora più alta: in Liguria (69.8 per cento), in Campania (67.7 per cento), nelle Marche (61.8 per cento) come in Toscana (51.7 per cento). Se poi il calcolo viene fatto per determinati comuni, anziché per una regione intera, le percentuali raggiungono picchi del 90 per cento, come nel caso di Rimini o di Forte dei Marmi. Ad Alassio sono 95 gli stabilimenti balneari, che occupano oltre 6 dei 7 chilometri totali di litorale.  Non è un problema solo di numeri, ma molto spesso anche di qualità delle spiagge. In molti Comuni, infatti, le uniche aree non in concessione sono quelle vicino allo scarico di fiumi, fossi o fognature e quindi dove ci si può sdraiare a prendere il sole ma la balneazione è vietata perché il mare è inquinato. Ma anche qui nessuno controlla che le spiagge libere non siano relegate in porzioni di costa di «Serie B», mentre i numerosi cittadini che vogliono fruirne meriterebbero di trovarle almeno in luoghi monitorati e balneabili.

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In Italia gli stabilimenti balneari sono più di 50mila e in alcune regioni come la Liguria occupano il 70% delle coste contro il 30% di spiagge libere, Foto: iStock

QUANTE SPIAGGE SI POSSONO DARE IN CONCESSIONE? – Non esiste una norma nazionale che stabilisca una percentuale massima di spiagge che si possono dare in concessione. Alcune Regioni sono intervenute e fissano percentuali massime, ma sono poche quelle intervenute con leggi a tutela della libera fruizione e dunque ponendo limiti alle concessioni balneari. Tra i casi virtuosi si trova la Puglia che da 13 anni, grazie alla «legge Minervini», ha stabilito il principio del diritto di accesso al mare per tutti e fissa una percentuale di spiagge libere maggiore (60 per cento) rispetto a quelle da poter dare in concessione (40 per cento). La Sardegna ha disciplinato l’esercizio delle funzioni amministrative in materia di demanio marittimo destinato a uso turistico-ricreativo definendo – in relazione alla natura, alla morfologia della spiaggia e alla sua dislocazione territoriale – quali siano le tipologie e le superfici destinate alle concessioni demaniali marittime con i relativi criteri di dimensionamento massimo, la cui estensione in litorali urbani non può comunque mai superare il 40 per cento. Qualche passo in avanti lo ha compiuto da quattro anni anche il Lazio, che punta a ristabilire un giusto equilibrio per l’accessibilità del litorale e ha eliminato la possibilità di rinnovo automatico delle concessioni demaniali marittime.

LA SENTENZE DELLA MAGISTRATURA – A provare a ripristinare un diritto troppo spesso negato, ci sta provando anche la magistratura. Lo scorso anno sono state tre le sentenze in questa direzione: la prima emessa in Sardegna, dove i giudici hanno indicato agli amministratori della Marina di Gairo (Ogliastra) che per liberare le meraviglie sabbiose di Su Sirboni bastano strumenti ordinari, senza avventurarsi in logoranti cause. Una seconda sentenza del Tar Campania su Castel Volturno (Caserta), dove la giunta potrà obbligare i titolari di concessione a creare un accesso pedonale per chi deve raggiungere la spiaggia libera a ogni ora del giorno o della notte. La terza, e più nota, su Ostia, con il Consiglio di Stato che ha avallato l’operato del municipio da cui era arrivato l’ok all’apertura di varchi con le ruspe. Con la forza si è ottenuto qualcosa, ma è comunque nulla in confronto ai chilometri e chilometri di spiagge italiane: in bocca al lupo a chi ne cercherà una libera, ad agosto.

Twitter @fabioditodaro

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