Wise Society : Il WWF dice no all’ipoclorito di sodio per disinfettare spiagge e luoghi pubblici
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Il WWF dice no all’ipoclorito di sodio per disinfettare spiagge e luoghi pubblici

L'associazione ambientalista contro le sanificazioni a base di questa sostanza su superfici pubbliche come strade, parchi, giardini e appunto spiagge

Redazione
16 maggio 2020

Le spiagge italiane sono in pieno fermento. Purtroppo per ora non di turisti ma di dubbi che attanagliano soprattutto i gestori costretti a fare i conti con le nuove misure sul distanziamento che rischiano di far ripartire con ancora più difficoltà una stagione che si annuncia difficile.

E se alcune nuove località costiere possono festeggiare l’entrata nell’olimpo delle bandiere blu molte cercano di offrire sicurezza ai propri clienti bonificando le superfici con l’ipoclorito di sodio. Una sostanza che secondo il WWF potrebbe aggiungere altri problemi. Secondo gli ambientalisti, infatti, quella è una pratica da evitare dato che la sua utilità non è accertata mentre lo sarebbero i gravi problemi e l’impatto ambientale e sulla salute che la sostanza determinerebbe.

Operatore impegnato in operazioni di sanificazione

foto: @michelenovaga

Cos’è l’ipoclorito di sodio

Dalla formula chimica NaClO l’ipoclorito di sodio è il sale di sodio dell’acido ipocloroso. Principio attivo della candeggina o varechina, viene diluito con l’acqua. Se la percentuale di acqua raggiunge la il 25% del volume può essere usato anche come disinfettante alimentare. Con meno acqua invece (in percentuale del 5 o del 10%) viene utilizzato per disinfettare superfici o come sbiancante.

Disinfezione con l’ipoclorito di sodio: per il WWF non è efficace

“La misura – osserva il Wwf – potrebbe essere inutile perché, ad oggi, non ci sono evidenze scientifiche che attestino che le superfici calpestabili come spiagge, parchi, ville e giardini, ma anche la pavimentazione stradale, siano coinvolte nella trasmissione del virus SARS-CoV-2. Si tratta di una misura inefficace perché la capacità dell’ipoclorito di sodio di distruggere il virus su superfici complesse (come sabbia, prato o asfalto) non è accertata né è estrapolabile in alcun modo dalle prove di laboratorio condotte su superfici pulite”. Senza contare che l’esposizione dei cittadini che frequentano spiagge, parchi o superfici pedonali disinfettati con quella sostanza potrebbero essere pericolosi soprattutto per coloro che soffrono di patologie allergico-respiratorie.

Secondo il WWF uno dei rimedi più efficaci e a zero impatto ambientale anche nelle strutture ospedaliere, è l’esposizione ai raggi UV che in giornate di sole agiscono pienamente.

L’appello contro l’uso dell’ipoclorito di sodio già lanciato da Legambiente

Una posizione allineata con quella di un’altra importante associazione ambientalista, Legambiente, che già qualche settimana fa per bocca del suo direttore generale Giorgio Zampetti, aveva rivolto un appello al presidente dell’ANCI (l’Associazione dei Comuni Italiani) e sindaco di Bari Antonio De Caro chiedendo che l’uso dell’ipoclorito di sodio fosse limitato alla sanificazione degli ambienti esterni e solo in situazioni di necessità e in aree circoscritte. “I rischi di tale utilizzo sono noti e certificati: l’ipoclorito di sodio è corrosivo per la pelle, dannoso per gli occhi e potenzialmente in grado di liberare sostanze pericolose per la salute e per l’ambiente con conseguente esposizione della popolazione a gravissimi rischi. Inoltre, la mancanza di idonei dispositivi di protezione individuale per gli operatori e di avvertenze per la popolazione si configura come vera e propria violazione di legge”, aveva dichiarato Zampetti.

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