Wise Society : Giornata mondiale del suolo 2012: Ambiente, per le associazioni c’è da fare molto
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Giornata mondiale del suolo 2012: Ambiente, per le associazioni c’è da fare molto

La messa in sicurezza del Paese non è più procrastinabile, anche perché gli eventi metereologici estremi si vanno intensificando

Ilaria Lucchetti
5 dicembre 2012

foto di Mtk87/flickr«Siamo in uno stato permanente di ordinaria emergenza che dura da 3 anni e che devasta l’ambiente, la convivenza civile, le economie locali e distrugge affetti e memoria delle persone e delle famiglie» Queste le considerazioni fatte da 6 delle principali associazioni ambientaliste nazionali (Club Alpino Italiano, FAI Fondo Ambiente Italiano, Italia Nostra, Legambiente, Touring Club Italiano, WWF) e che, in occasione dell’odierna Giornata Mondiale del Suolo, hanno portato alla sottoscrizione di una Carta di intenti per “La messa in sicurezza ambientale dell’Italia”. Chiedendo, tra l’altro, che venga istituito un tavolo di confronto permanente – presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri – tra le Amministrazioni competenti, le organizzazioni della società civile e le associazioni scientifiche e professionali perché siano garantiti fondi adeguati per le attività di prevenzione e di intervento sull’emergenza, il coinvolgimento delle popolazioni e il coordinamento degli interventi.

Le organizzazioni hanno sottolineato come nella Legge di Stabilità 2013 non ci siano nemmeno i soldi sufficienti per gestire le emergenze: infatti al Fondo per la Protezione Civile il prossimo anno vengono destinati 79 milioni di euro, con un taglio di 100 milioni di euro rispetto a quanto stanziato nel 2009 (anno di inizio dell’emergenza permanente). Una cifra che rappresenta soltanto il 2,6% dei 2,6 miliardi di euro all’anno che sono considerati necessari per fare interventi urgenti preventivi di manutenzione del territorio e di adattamento ai fenomeni estremi, purtroppo sempre più frequenti.

Ma, secondo le associazioni firmatarie, non si tratta solo di agire sull’emergenza o di adattarsi alla nuova situazione. Nella Carta d’intenti si chiede anche “che la messa in sicurezza sia considerata la vera, più grande opera pubblica a garanzia del futuro del Paese. La migliore risposta alla necessità di un rilancio economico e occupazionale dell’Italia. Soltanto così si avrebbe sicuramente un intervento diffuso sul territorio, ad alta intensità occupazionale, oltre che ad elevata qualificazione professionale”.

Ciò che serve sono interventi che sappiano coniugare prevenzione, informazione e coordinamento, perché il rischio idrogeologico riguarda l’82% (6.633) dei Comuni italiani, come documentato nell’indagine “Ecosistema a rischio 2011” di Legambiente e della Protezione Civile, che ha raccolto le risposte di 1500 Comuni sulle attività di prevenzione: l’82% ha risposto di avere Piani di emergenza, ma solo il 33% svolge attività di informazione e il 29% esercitazioni di protezione civile che coinvolgano la popolazione.

Prevenzione significa anche porre un limite al consumo del suolo che, ai ritmi attuali, fagociterà 75 ettari al giorno nei prossimi 20 anni, in una situazione peculiare del nostro Paese nel quale, come documentato nel dossier “Terra rubata” del FAI e WWF, non si può tracciare un cerchio di 10 km senza intercettare un insediamento urbano. E contrastare severamente ogni forma di abusivismo edilizio, viste le cifre impressionanti che emergono dai 3 condoni del 1984, 1994 e 2003 che hanno fatto emergere dal 1948 ad oggi 4.6 milioni di abusi edilizi – 75 mila l’anno e 207 al giorno – e registrare la costruzione di ben 450 mila edifici abusivi, per un totale di 1.7 milioni di alloggi abusivi abitati da circa 6 milioni di abitanti.

Per tutte queste considerazioni, Legambiente e gli altri firmatari hanno chiesto di fissare al più presto un incontro con il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, a seguito della lettera che lo stesso ha inviato un paio di settimane fa al Commissario europeo sul Clima, Connie Hedegaard, e al Commissario Europeo per l’Ambiente, Janez Potocnik, per chiedere di portare fuori del Patto di Stabilità i 40 miliardi di euro necessari per attuare la “Strategia Nazionale per l’Adattamento ai Cambiamenti Climatici e la Sicurezza del Territorio”, che dovrebbe essere approvata in CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) entro questo mese.

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