Wise Society : Legambiente contro l’abbandono di guanti e mascherine
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Legambiente contro l’abbandono di guanti e mascherine

I cosiddetti dpi, utili per ridurre il contagio da coronavirus, possono essere letali per l’ambiente. Ci spiega perchè Andrea Minutolo, responsabile scientifico di Legambiente

Andrea Ballocchi
10 Giugno 2020

C’è un altro pericolo legato al Covid-19: l’abbandono di guanti e mascherine. Partendo da una indagine del Politecnico di Torino si è calcolato che al fabbisogno delle imprese nazionali servono quasi un miliardo di mascherine al mese e più di 450 milioni di guanti – il cui uso non è raccomandato da parte dell’Organizzazione Mondiale della sanità alle persone nella comunità – cui si aggiungono 250mila cuffie e 9000 metri cubi di igienizzante. Tutti questi prodotti, mascherine chirurgiche e guanti monouso in particolare, sono realizzati per lo più con sostanze chimiche e con trattamenti pericolosi per l’ambiente e la salute. Occorre quindi combattere l’incuria, informando sui rischi. Per questo Legambiente, insieme a Unicoop Firenze, ha lanciato la campagna Ecoproteggiamoci, in collaborazione con la Cabina di Regia “Benessere Italia” del Presidente del Consiglio dei Ministri, per sensibilizzare i cittadini sui danni all’ambiente causati dall’abbandono dei dispositivi di protezione individuale.

mascherine gettate a terra

Foto: 123RF.com

Legambiente lancia la campagna sul corretto uso di guanti e mascherine

La campagna propone alternative concrete e sicure all’usa e getta, rappresentate dalle mascherine certificate e riutilizzabili disponibili in tutti i punti vendita di Unicoop Firenze con un allestimento dedicato nei negozi. L’iniziativa è accompagnata dal vademecum “ECOproteggiamoci“, elaborato da Legambiente per informare sul corretto uso dei dispositivi di protezione individuale dal virus Sars-cov-2 e sui rischi per l’ambiente causati dall’abbandono e dai traffici illegali. Secondo le stime raccolte ed elaborate da Legambiente, la produzione di questi rifiuti è di circa 70mila tonnellate annue, pari allo 0,23% di quelli urbani raccolti e smaltiti in Italia. Un quantitativo che può arrivare a 300mila tonnellate annue, tenendo conto di tutte le tipologie di dispositivi di protezione individuale, secondo i dati Ispra.

Troppa chimica nei cosiddetti dispositivi di protezione individuale

Le mascherine chirurgiche usa e getta e i guanti monouso sono formate da materiali prodotti con sostanze chimiche. Le prime sono realizzate con strati di tessuto non tessuto, in fibre di polietilene o polipropilene. I secondi possono essere prodotti con vinile, nitrile, polietilene. Va poi considerato che per guanti e mascherine vengono utilizzate altre sostanze chimiche: uno di questi è il Pfoa, acido perfluoroottanoico, messo al bando nel 2009 dalla Convenzione di Stoccolma per la sua tossicità e per la sua capacità di dispersione, eccettuato però il trattamento di prodotti sanitari. Altre sostanze tossiche sono gli ftalati, utilizzati per trattare prodotti in PVC come i guanti monouso: quando incenerite rilasciano inquinanti tossici e pericolosi. Sono solo due esempi dei pericoli che potrebbe correre l’ambiente in cui viviamo da una cattiva gestione o dall’incuria.

I dpi vanno smaltiti come rifiuti indifferenziati

«Questi prodotti di per sé non creerebbero problemi se fossero smaltiti come rifiuti indifferenziati, come da indicazioni dell’Istituto Superiore di Sanità, – spiega Andrea Minutolo, responsabile scientifico Legambiente – Il vero problema nasce dalla dispersione in ambiente: dato l’enorme numero di pezzi prodotti, se già solo una minima percentuale di essi viene gettato per terra o abbandonati senza criterio, provoca un problema serio, trattandosi comunque di migliaia di pezzi non biodegradabili in tempi brevi. Un’altra caratteristica che rende pericolosi guanti e mascherine usa e getta è che si tratta di materiali leggeri, quindi facilmente frammentabili. Si creano così micro plastiche, che si diffondono ancor più facilmente in ogni ambiente, terrestre e acquatico, diventando letali per gli esseri viventi che accidentalmente se ne nutrono». Non solo: le microfibre attirano altre sostanze chimiche inquinanti presenti nell’acqua, costituendo un pericolo ancora più grave per la fauna acquatica.

 

Guanti, mascherine e igienizzanti: la proposta di Legambiente

Dai problemi alle soluzioni, Legambiente è in prima linea per scegliere alternative ecologiche: «stiamo consigliando di scegliere mascherine riutilizzabili, le mascherine di comunità, anziché soluzioni usa e getta. Per quanto riguarda i guanti, consigliamo di puntare sull’uso dei prodotti in mater-bi, biodegradabili. Visto che dovremo convivere con questi dispositivi di protezione individuale, è pensabile conmascherine Legambiente guanti dispositivi di protezione individuale. CoVid 19siderare già da subito a creare una filiera virtuosa, come già proposto da ENEA, che spazi dalla selezione attenta delle materie prime fino al corretto smaltimento ed eventuale riciclo dei prodotti di protezione».

Un’altra raccomandazione riguarda l’abuso di sostanze detergenti e sanificanti sia dai privati sia da parte delle amministrazioni pubbliche: «l’uso eccessivo da parte dei cittadini per sanificare le proprie case può provocare un problema indotto: l’esposizione ai VOC, sostanze organiche volatili, corresponsabili dell’inquinamento indoor», segnala Minutolo. Per quanto riguarda anche l’impiego di sostanze per la pulizia pubblica di strade lo stesso responsabile scientifico ricorda l’impegno di Legambiente, che ha scritto già a fine aprile ai Sindaci chiedendo loro di non utilizzare ipoclorito di sodio, limitando la sanificazione degli ambienti esterni solo in aree circoscritte e invitando a seguire le indicazioni scientifiche e linee guida Iss e Ispra.

 

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