Wise Society : Le città italiane soffocano a causa dell’inquinamento
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Le città italiane soffocano a causa dell’inquinamento

Il dossier di Legambiente 2020 certifica che ben 26 città del nostro Paese hanno superato i limiti di PM10 per più di 35 giorni l'anno. Torino maglia nera

Fabio Di Todaro
24 gennaio 2020

Cinque città italiane – Frosinone, Milano, Padova, Torino e Treviso – hanno sforato per ben 18 volte, nei primi 23 giorni di gennaio, i limiti di PM10, le polveri sottili in grado di farsi strada nelle alte vie respiratorie. Ma non è andata molto meglio nelle due più grandi città del Centro-Sud, Napoli e a Roma: rispettivamente con 15 e 16 sforamenti in poco più di tre settimane. Informazioni che sono state citate a più riprese nei giorni scorsi e che Legambiente ha ripreso in occasione della presentazione dell’annuale rapporto che analizza la qualità dell’aria che si respira lungo la Penisola. Dalla fotografia, relativa al 2019, si evince che sono stati 26 i centri urbani fuorilegge sia per polveri sottili (Pm10) sia per l’ozono (O3). In cima alla classifica si è posizionata Torino, con 147 giornate fuorilegge (86 per il Pm10 e 61 per l’ozono), seguita da Lodi e Pavia.

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L’inquinamento da PM10 e azoto nelle città italiane ha superato i limiti di legge troppe volte nel 2019, Foto: iStock

I TRISTI PRIMATI DI TORINO – Tornando ai dati di «Mal’Aria», emerge come lo scorso anno per il Pm10 siano state 26 le città capoluogo di provincia che hanno superato il limite giornaliero per più di 35 giorni in un anno (con una media giornaliera superiore a 50 microgrammi per metro cubo). A guidare la classifica per le polveri sottili (ancora) Torino (con 86 giorni di superamento), seguita da Milano (72) e Rovigo (69). A seguire Frosinone e Venezia (68), Alessandria (66), Padova e Pavia (65), Cremona (64) e Treviso (62). Per l’ozono, un inquinante tipicamente estivo il cui limite previsto dalla legge è di 25 giorni all’anno con una concentrazione superiore a 120 microgrammi per metro cubo, nel 2019 sono state 52 le città italiane che hanno superato il limite dei 25 giorni. Lodi e Piacenza sono in cima a questa classifica con 80 giorni di sforamento ciascuno, seguite da Lecco (73), Bergamo (72), Monza e Pavia (65). L’occasione è stata propizia anche per fare una sintesi dei dati raccolti in dieci anni di attività (2010-2019). Anche in questo caso il triste primato è finito sulle spalle di Torino, con quasi 1.100 giornate di sforamento. Frosinone è stata la sola altra città ad aver sfondato il muro dei mille giorni di inquinamento. A seguire: Alessandria (896), Milano (890), Vicenza (846) e Asti (836). Un inquinamento che minaccia la salute dei cittadini e l’ambiente circostante che trova nel trasporto stradale una delle principali fonti di emissioni di inquinanti atmosferici nelle aree urbane, senza dimenticare le altre sorgenti come il riscaldamento domestico, l’industria e l’agricoltura.

Leggi anche: I legami tra inquinamento ambientale e bioetica in un libro

LE PROPOSTE DI LEGAMBIENTE PER MIGLIORARE L’ARIA – Settori sui quali occorre intervenire in maniera sinergica. Per questo Legambiente ha lanciato anche le sue proposte. Tra le azioni principali, il potenziamento del trasporto pubblico locale rendendolo efficiente e a zero emissioni: riducendo così il numero di mezzi circolanti in Italia. E poi: il ripensamento delle città in una chiave sostenibile, l’aumento della consapevolezza delle persone, lo sviluppo di campagne di informazione e sensibilizzazione sulle pubblicità spesso ingannevoli legate al mercato delle auto, l’eliminazione dei sussidi alle fonti fossili (18.8 miliardi nel 2018) e il dirottamento di questi fondi al miglioramento energetico del patrimonio immobiliare del Paese. «L’ormai cronica emergenza smog va affrontata in maniera efficace – dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente già intervistato da Wise Society in passato su questi temi-. Le deboli e sporadiche misure anti-smog, come il blocco del traffico adottato nei giorni scorsi a Roma e in diverse città della Penisola, sono solo interventi palliativi che permettono di contenere temporaneamente i danni sanitari, ma non producono effetti duraturi se non all’interno di interventi strutturali. È urgente mettere in campo politiche e azioni efficaci ed integrate a livello nazionale che riguardino tutte le fonti inquinanti, programmando interventi sia sulla mobilità urbana sempre più pubblica, condivisa, a zero emissioni e multi-modale, che sul riscaldamento domestico, la produzione di elettricità e quella industriale e l’agricoltura. Solo così si potrà aggredire davvero l’inquinamento atmosferico e affrontare in maniera concreta il tema della sfida climatica».

Twitter @fabioditodaro

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