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Quest’estate in spiaggia è vietato fumare

In oltre 20 comuni italiani da Nord a Sud vietato accendere una sigaretta. E non solo sulla battigia

Fabio Di Todaro
17 luglio 2019

Dal litorale romano alla Sardegna, dalla Puglia al Veneto e in Liguria. La vera tendenza del 2019 per la spiaggia è il «no-smoking». Sono sempre di più, infatti, le porzioni di litorale in cui sono state messe al bando le sigarette. Vietato fumare in spiaggia e multe salatissime anche per chi lascia cicche sulla sabbia. Per gli amanti delle sigarette, al massimo, ci saranno le aree attrezzate. Questa è la scelta che è stata adottata anche a Bibione, il primo Comune a rendere più difficile la vita ai fumatori su oltre otto chilometri di costa. Una scelta adottata in primis per la tenuta dell’ambiente, di pari passo con l’esclusione sempre più diffusa della plastica. Ma che, seppur in maniera indiretta, finisce per determinare un beneficio tanto per i fumatori quanto per i più piccoli presenti in spiaggia, che d’ora in avanti inizieranno a vedere sempre meno adulti alle prese con le sigarette (discorso valido anche per quelle elettroniche).

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Più difficile da quest’anno fumare in spiaggia: le ordinanze, che possono variare da località a località, prevedono sanzioni amministrative pecuniarie che vanno da un minimo di 25 a un massimo di 500 euro, Image by iStock

VITA DURA PER I FUMATORI – Da tempo si chiedeva che nelle spiagge italiane fosse posto il divieto di fumare, per salvaguardare la salute dei bagnanti e limitare l’inquinamento. Il fumo, con il caldo torrido, è infatti maggiormente fastidioso. È sufficiente una folata di vento per portare il suo odore lungo l’intera distesa di sabbia occupata dei bagnanti. Considerando poi che in alcuni lidi gli ombrelloni sono praticamente attaccati l’un l’altro, la decisione di vietare il fumo era considerata quasi una necessità. Questione di vivibilità e di salute, se si considerano i danni potenzialmente ascrivibili al fumo passivo: in particolare per i bambini. Così, sull’onda di un «effetto domino», per la prima volta i fumatori si ritrovano di fronte a una difficoltà oggettiva. Accendersi una «bionda» in spiaggia, tra un bagno e un caffè, è diventato meno agevole del previsto. Le ordinanze, che possono variare da località a località, prevedono sanzioni amministrative pecuniarie che vanno da un minimo di 25 a un massimo di 500 euro.

DIVIETO (AL MOMENTO) IN 21 COMUNI ITALIANI – Sempre più Comuni stanno adottando questo tipo di iniziative per proteggere l’ambiente, considerando che i mozziconi di sigaretta, spesso spenti e lasciati sulla sabbia, sono tra i rifiuti più difficili da smaltire. Il primo Comune (su 21) ad aver messo al bando il fumo è stato come detto Bibione, sulla costa di Venezia. Qui, dal 2014, è vietato accendere una sigaretta fino a 15 metri dalla battigia (sanzione di 25 euro per chi aggira la norma). Fino a due estati fa si poteva ancora fumare sotto l’ombrellone, ma già dall’estate scorsa è stata estesa l’area in cui vige il divieto di fumo. Stesso discorso – compresa l’istituzione di un’area per fumatori – riguarda le spiagge di Sanremo. A due passi da Roma, sull’arenile di Ladispoli, sono state di fatto messe al bando le sigarette con un’ordinanza che stabilisce il divieto di fumare in tutte le spiagge del Comune: sia sulla battigia sia in acqua nei 200 metri lineari dalla riva. Ed è vietato anche gettare in acqua e sull’arenile i rifiuti prodotti dal fumo, come cenere e mozziconi di sigarette. I trasgressori, in questo caso, rischiano una sanzione fino a 500 euro (l’ampia forbice è dovuta alla località dei provvedimenti). Guerra alle «bionde» anche in Puglia: sigarette e mozziconi sono banditi a Porto Cesareo, in tutte le spiagge libere a dieci metri dalla battigia e in quelle date in concessione. Il divieto riguarda anche le aree soggette a tutela naturalistica, come il parco regionale Palude del Conte e la duna costiera nell’area marina protetta di Porto Cesareo (oltre che tutto il territorio comunale, in presenza di minori o donne incinte). Spiagge «no smoke» sia sull’Adriatico sia sul Tirreno, in Sardegna come in Sicilia. L’elenco, in aggiornamento costante, è reperibile sul sito de «Il Sole 24 Ore».

LA MINACCIA DEL CODANCONS – Una rivoluzione in piena regola, che però non soddisfa appieno il Codacons, che spinge per un divieto esteso a tutte le spiagge italiane. Difficilmente ci si arriverà nell’estate in corso, sebbene l’associazione dei consumatori si sia dichiarata pronta a una battaglia legale per chiedere ai Prefetti di «ordinare alle amministrazioni comunali l’adozione di apposite ordinanze tese a stabilire divieti di fumo e di abbandono di prodotti da tabacco sulle spiagge di loro competenza». Secondo l’associazione, «mentre è alta l’attenzione sul fronte plastica», sulla questione del fumo in spiaggia «la situazione attuale è a macchia di leopardo e crea incertezze tra i cittadini e disparità di trattamento». Nella maggior parte delle spiagge italiane, osserva il Codacons, «continua a non vigere alcun divieto».

Twitter @fabioditodaro

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