Wise Society : Peste suina africana, il primo caso accertato in Italia: cosa c’è da sapere

Peste suina africana, il primo caso accertato in Italia: cosa c’è da sapere

di Fabio Di Todaro
10 Gennaio 2022

In tempi di pandemia l’attenzione nei confronti delle malattie infettive è tornata ai livelli di guardia. Oltre all’epidemia di aviaria ben presente in Italia tra i volatili degli allevamenti intensivi, c’è ora grande attenzione nei confronti della peste suina africana. Il primo caso nell’Italia continentale è stato infatti accertato pochi giorni fa ad Ovada, in provincia di Alessandria, su un cinghiale trovato morto sul territorio. Altri due possibili casi sono al vaglio dell’Istituto Zooprofilattico Piemonte Liguria e Valle d’Aosta, sempre su carcasse di cinghiali ritrovati a a Franconalto (AL) e a Cantone (GE), località distanti poche decine di chilometri da Ovada.

allevamento intensivo dei maiali

Foto: cristinistor ©123RF.com

Peste suina africana in Italia

Così, mentre tutto il mondo è chiamato a fare i ancora conti con la Covid-19, in Europa si guarda con attenzione (anche) alla diffusione della peste suina africana. Sia chiaro fin da subito: il problema non è minimamente paragonabile a quello globale causato dal Coronavirus. Ma è meritevole di attenzione soprattutto alle nostre latitudini, se si considera che anche l’Italia è stata fino a oggi «circondata» da Paesi alle prese con la rapida diffusione della malattia: dall’Albania alla Bosnia Erzegovina, dalla Croazia alla Grecia, dalla Serbia alla Slovenia. Fino alla Germania, che a settembre 2020 ha registrato il primo caso di peste suina sul proprio territorio.

In realtà solo l’Italia peninsulare è nuova alla malattia. La peste suina africana è infatti presente dal 1978 in Sardegna: grazie all’aumento degli standard di sicurezza negli allevamenti e ai ferrei controlli da parte delle Asl, però, da anni si registra una netta riduzione dei focolai (nel 2019 è stato riscontrato un solo caso).

Ciò nonostante, rimangono attuali le linee guida emanate dal Ministero della Salute per prevenire ogni rischio di diffusione di peste suina: non portare carni e salumi di suino non certificati, smaltire gli avanzi degli alimenti in contenitori chiusi, avvisare le autorità in caso di ritrovamento di carcasse di cinghiale e, per gli allevatori di suini, evitare il contatto con gli animali selvatici o con altri suini.

Da qui la scelta dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) di lanciare una campagna ad hoc per sensibilizzare gli addetti ai lavori e la popolazione più in generale sulla presenza e sui rischi legati alla malattia.

Ma approfondiamo l’argomento per cercare di capire, prima di tutto, cos’è la peste suina africana, come si manifesta e quali sono i rischi reali (anche per l’uomo) legati a questa patologia che colpisce maiali e cinghiali.

Maiali e peste suina africana

Foto Shutterstock

Cos’è la peste suina africana?

La peste suina africana è una malattia virale dei suidi (suini e cinghiali) causata da un virus della famiglia Asfaviridae, genere Asfivirus, a esito solitamente infausto (non esistono vaccini). I segni tipici della peste suina africana sono sovrapponibili a quelli della peste suina classica e includono febbre, perdita di appetito, debolezza, aborti spontanei ed emorragie interne. I ceppi più virulenti del virus sono generalmente letali (il decesso avviene entro 10 giorni dall’insorgenza dei primi sintomi), mentre gli animali infettati da ceppi meno aggressivi del virus della peste suina africana possono non mostrare i tipici segni clinici.

L’infezione

L’infezione può essere contratta per contatto diretto con animali infetti, per ingestione di carni o prodotti a base di carne di animali infetti (scarti di cucina) o per contatto indiretto (attraverso indumenti, veicoli, morsi di zecche infette).

La diffusione della malattia

Nell’Africa sub-sahariana la peste suina africana è endemica. Nel 2007 si sono verificati focolai infettivi in Georgia, Armenia, Azerbaigian nonché Russia europea, Ucraina e Bielorussia. È da questi Paesi che la malattia si è diffusa all’Unione europea. Nel 2014 sono stati segnalati i primi casi in Lituania, Polonia, Lettonia ed Estonia. Nel 2017 la malattia è stata segnalata in Repubblica Ceca e in Romania; nel 2018 è comparsa in Ungheria, Romania, Bulgaria e Belgio.

maialini neri

Foto Suzanne Tucker / Unsplash

La peste suina africana può contagiare l’uomo? 

La peste suina africana è un virus che colpisce sia animali domestici che selvatici e che da molto tempo rappresenta un rischio importante per gli allevamenti suinicoli di tutto il mondo.

L’infezione colpisce esclusivamente i suini e il virus non è in grado di compiere il salto di specie. Dunque, non può infettare uomo. Il virus, inoltre, viene completamente debellato con la cottura della carne.

Maiali e rischio di peste suina

Foto Pierre / Unsplash

Il pericolo principale per l’uomo è piuttosto rappresentato dagli enormi danni socioeconomici che i focolai di questa malattia infettiva riescono a produrre quando si manifesta gli allevamenti. In Germania, dove il 10 settembre 2020 è stato annunciato il primo caso di infezione suina, il timore di trovarsi di fronte a una vera e propria epidemia è diventato poco alla volta sempre più concreto. E le conseguenze sono già evidenti. La Cina infatti ha immediatamente sospeso le importazioni di carne, mentre il governo brasiliano ha a suo tempo inviato un comunicato a quello tedesco richiedendo informazioni sulla sicurezza biologica e alimentare degli impianti di produzione.

Oltre al danno socio-economico, non mancano neanche i timori sulla crescita del prezzo della carne in tutta Europa.

La campagna di prevenzione dell’Efsa

La necessità di mantenere alta l’attenzione in tutto il Vecchio Continente ha spinto l’Efsa a lanciare nell’agosto del 2020 una campagna informativa finalizzata a far conoscere le caratteristiche e i rischi legati alla diffusione della peste suina. Target primario dell’iniziativa sono i lavoratori più a stretto a contatto con maiali domestici e cinghiali selvatici: e dunque allevatori e cacciatori. Tre le parole d’ordine: prevenzione, individuazione precoce e segnalazione dei casi. Passaggi che l’Efsa considera «necessari per poter contenere questa malattia».

Twitter @fabioditodaro

Aggiornamento dell’articolo originale pubblicato il 23 settembre 2020

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