Wise Society : Peste suina africana e diffusione in Europa: tutto quello che c’è da sapere
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Peste suina africana e diffusione in Europa: tutto quello che c’è da sapere

Fabio Di Todaro
23 Settembre 2020

In tempi di pandemia l’attenzione nei confronti delle malattie infettive è tornata ai livelli di guardia. Così, mentre tutto il mondo è chiamato a fare i conti con la Covid-19, in Europa si guarda con attenzione (anche) alla diffusione della peste suina. Sia chiaro fin da subito: il problema non è minimamente paragonabile a quello globale causato dal Coronavirus. Ma è meritevole di attenzione soprattutto alle nostre latitudini, se si considera che anche l’Italia è di fatto «circondata» da Paesi alle prese con la rapida diffusione della malattia: dall’Albania alla Bosnia Erzegovina, dalla Croazia alla Grecia, dalla Serbia alla Slovenia. Fino alla Germania, che nei giorni scorsi ha fatto registrare il primo caso di peste suina sul proprio territorio.

Da qui la scelta dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) di lanciare una campagna ad hoc per sensibilizzare gli addetti ai lavori e la popolazione più in generale sulla presenza e sui rischi legati alla malattia.

allevamento intensivo dei maiali

Foto: cristinistor ©123RF.com

Cos’è la peste suina africana?

La peste suina africana è una malattia virale dei suidi (suini e cinghiali) causata da un virus della famiglia Asfaviridae, genere Asfivirus, a esito solitamente infausto (non esistono vaccini). I segni tipici della peste suina africana sono sovrapponibili a quelli della peste suina classica e includono febbre, perdita di appetito, debolezza, aborti spontanei ed emorragie interne.

I ceppi più virulenti del virus sono generalmente letali (il decesso avviene entro 10 giorni dall’insorgenza dei primi sintomi), mentre gli animali infettati da ceppi meno aggressivi del virus della peste suina africana possono non mostrare i tipici segni clinici.

L’infezione può essere contratta per contatto diretto con animali infetti, per ingestione di carni o prodotti a base di carne di animali infetti (scarti di cucina) o per contatto indiretto (attraverso indumenti, veicoli, morsi di zecche infette). Nell’Africa sub-sahariana la peste suina africana è endemica. Nel 2007 si sono verificati focolai infettivi in Georgia, Armenia, Azerbaigian nonché Russia europea, Ucraina e Bielorussia. È da questi Paesi che la malattia si è diffusa all’Unione europea.

Nel 2014 sono stati segnalati i primi casi in Lituania, Polonia, Lettonia ed Estonia. Nel 2017 la malattia è stata segnalata in Repubblica Ceca e in Romania; nel 2018 è comparsa in Ungheria, Romania, Bulgaria e Belgio.

maialini neri

Foto Suzanne Tucker / Unsplash

La peste suina e rischio di spillover: può contagiare l’uomo?

La peste suina africana è un virus che colpisce sia animali domestici che selvatici e che da molto tempo rappresenta un rischio importante per gli allevamenti suinicoli di tutto il mondo.

Maiali e rischio di peste suina

Foto Pierre / Unsplash

L’infezione colpisce esclusivamente i suini e il virus non è in grado di compiere il salto di specie. Dunque, non può infettare uomo. Il virus, inoltre, viene completamente debellato con la cottura della carne.

Il pericolo principale per l’uomo è piuttosto rappresentato dagli enormi danni socioeconomici che i focolai di questa malattia infettiva riescono a produrre quando si manifesta gli allevamenti. In Germania, dove il 10 settembre è stato annunciato il primo caso di infezione suina, il timore di trovarsi di fronte a una vera e propria epidemia sta diventando poco alla volta sempre più concreto. E le conseguenze sono già evidenti. La Cina infatti ha immediatamente sospeso le importazioni di carne, mentre il governo brasiliano ha inviato un comunicato a quello tedesco richiedendo informazioni sulla sicurezza biologica e alimentare degli impianti di produzione.

Se il governo di Pechino continuasse nella sua scelta di non rifornirsi di più dalla Germania, le conseguenze sull’economia tedesca potrebbero rivelarsi molto pesanti. E le previsioni fatte dagli esperti non sono incoraggianti. Si ritiene infatti che l’avvento di questa peste suina sul suolo tedesco rischi non soltanto di danneggiare tutti gli allevatori locali, ma di influire pesantemente sul prezzo della carne di maiale nel resto d’Europa.

Peste suina in Italia

L’attuale epidemia non ha coinvolto (per il momento) l’Italia, dove la malattia è però presente dal 1978, limitatamente alla Sardegna. Grazie all’aumento degli standard di sicurezza negli allevamenti e ai ferrei controlli da parte delle Asl, però, da anni si registra una netta riduzione dei focolai (nel 2019 è stato riscontrato un solo caso).

Ciò nonostante, rimangono attuali le linee guida emanate dal Ministero della Salute per prevenire ogni rischio di diffusione di peste suina: non portare carni e salumi di suino non certificati, smaltire gli avanzi degli alimenti in contenitori chiusi, avvisare le autorità in caso di ritrovamento di carcasse di cinghiale e, per gli allevatori di suini, evitare il contatto con gli animali selvatici o con altri suini.

La campagna dell’Efsa

La necessità di mantenere alta l’attenzione in tutto il Vecchio Continente ha spinto l’Efsa a lanciare una campagna informativa finalizzata a far conoscere le caratteristiche e i rischi legati alla diffusione della peste suina. Target primario dell’iniziativa sono i lavoratori più a stretto a contatto con maiali domestici e cinghiali selvatici: e dunque allevatori e cacciatori. Tre le parole d’ordine: prevenzione, individuazione precoce e segnalazione dei casi. Passaggi che l’Efsa considera «necessari per poter contenere questa malattia».

Twitter @fabioditodaro

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