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Meningite, tutto quello che c’è da sapere su una patologia che fa paura

Un decalogo per conoscere questa malattia: come si manifesta, quali sono le fasce della popolazione più a rischio, come si cura e come ci si vaccina

Fabio Di Todaro
9 Gennaio 2021

La meningite fa paura, soprattutto in questi ultimi anni durante i quali si sono moltiplicati i casi di infezione fatale. E’ una patologia veloce e acuta che va ad infiammare proprio le meningi (da qui il nome) e necessita di un intervento quanto mai repentino dal punto di vista sanitario. Approfondiamo l’argomento, sviscerandolo punto per punto così da scoprire tutto quello che c’è da sapere per proteggere noi e i nostri cari.  

Che cos’è la meningite?

La meningite è un’infiammazione delle membrane (meningi) che rivestono il sistema nervoso centrale (cervello e midollo spinale). Le forme più temibili sono quelle provocate dai batteri (meningococco, pneumococco e Haemophilus Influenzae di tipo B).

I patogeni, se le difese immunitarie sono basse o in presenza di altre malattie, si diffondono nel sangue fino alle meningi, attraverso il liquido cerebrospinale. Meno gravi e quasi mai letali sono le meningiti determinate da virus e funghi.

I sintomi della meningite

La febbre, la letargia, l’irritabilità, la fobia della luce, il torcicollo, le convulsioni, la presenza di eruzioni cutanee rappresentano i sintomi più comuni della meningite. Nei neonati occorre fare attenzione al pianto acuto e prolungato. Per la diagnosi si esamina il liquido cerebro-spinale: attraverso una puntura lombare si rilevano la presenza dell’infezione ed, eventualmente, l’agente responsabile.

I sintomi della meningite

Foto iStock

Come avviene il contagio?

Il contagio avviene per via aerea, in maniera ravvicinata. A innescarlo può essere anche una persona che presenta il batterio nel sangue, pur senza manifestare i sintomi della malattia (portatore sano). Il periodo di incubazione è in media di 3-4 giorni. Il batterio del meningococco non ha lunga vita al di fuori del corpo umano. È per questo motivo che in Italia, pur accertando che un paziente ha frequentato un locale pubblico, quest’ultimo non viene sottoposto a quarantena.

Come si cura la meningite?

La meningite batterica si tratta con gli antibiotici. La cura è più efficace se il ceppo causa dell’infezione viene identificato: ciò permette un utilizzo mirato della terapia antibiotica.

Prevenzione e vaccino

Per tutti i batteri esistono dei vaccini efficaci, anche se la vaccinazione non azzera i rischi (di contagi e decessi). L’antidoto contro l’Haemophilus Influenzae di tipo B è inserito nella vaccinazione esavalente.

Quello contro i 13 sierotipi di pneumococco responsabili della malattia viene somministrato gratuitamente a tutti i nuovi nati ed è raccomandato a qualsiasi età per i pazienti trapiantati, cardiopatici, con malattie epatiche, polmonari, renali, oncologiche, diabete di tipo 1, anemia falciforme e talassemia.

Esistono due vaccini contro i meningococchi. Quello contro il tipo B è gratuito soltanto in Basilicata, Puglia, Sicilia, Friuli Venezia Giulia, Toscana, Liguria, Veneto e a Bolzano (altrove si acquista spendendo una cifra compresa tra 35 e 90 euro).

Il vaccino contro il meningococco C viene somministrato gratuitamente ai neonati ed è consigliato a chi soffre di alcune immunodeficienze acquisite e a chi si reca in zone dove la malattia è molto frequente.

vaccino per meningite

La meningite La cura contro la meningite è più efficace se il ceppo causa dell’infezione viene identificato: ciò permette un utilizzo mirato della terapia antibiotica, Image by iStock

In quali casi la vaccinazione è controindicata?

La vaccinazione per la meningite è controindicata per chi manifesta reazioni allergiche gravi  dopo una precedente somministrazione e per chi ha una malattia acuta grave. La gravidanza non rappresenta una controindicazione.

Quali sono le fasce d’età più colpite dalla meningite?

I bambini dal primo al quinto anno di vita, seguiti dagli adolescenti (14-18 anni) e dai giovani adulti (fino ai 25 anni). A rischio sono anche gli anziani e tutte le persone che, complici altre terapie in corso o sostenute nel recente passato, hanno un sistema immunitario compromesso.

Twitter @fabioditodaro

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