L'inquinamento domestico è un killer silenzioso che fa più vittime di quel che pensiamo: ecco quali sono gli inquinanti principali e quali sono le strategie migliori per migliorare la qualità dell'aria interna
Siamo erroneamente portati a pensare che l’inquinamento sia qualcosa che esista solo fuori casa. Al contrario, anche l’aria che respiriamo nelle nostre abitazioni, negli uffici in cui lavoriamo e nelle scuole in cui studiano i nostri bambini può essere poco salubre. Si tratta del cosiddetto inquinamento indoor, strettamente connesso al concetto di Qualità dell’Aria Interna (IAQ). Anche la scienza ha cominciato a interessarsi al problema, soprattutto dopo la seconda metà degli anni ’80, anni in cui abbiamo cominciato a passare più tempo a casa (o in ufficio) che all’aria aperta: da qualche decennio l’inquinamento domestico ha cominciato a impattare in modo importante sul peggioramento dello stato di salute generale e non nascondiamo che oggi sia di un serio problema di salute pubblica. Approfondiamo allora l’argomento scoprendo cos’è l’inquinamento indoor, quali sono le sue conseguenze e, soprattutto, com’è possibile difendersi.

Foto Sergey Nivens / Shutterstock
Inquinamento indoor e qualità dell’aria interna
Inquinamento indoor e Qualità dell’Aria Interna (IAQ) rappresentano due concetti chiave, nonché due diverse facce della stessa medaglia: quando l’inquinamento interno aumenta, la qualità dell’aria diminuisce, con ripercussioni gravi sul nostro stato di salute, tanto che la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità afferma che l’aria inquinata indoor è responsabile del 2,7% del carico globale di malattia nel mondo, con netta prevalenza sui bambini che, ad oggi, sono senza dubbio il gruppo più colpito.
Per comprendere a fondo la portata del problema, cerchiamo prima di tutto di capire cos’è inquinamento indoor e cosa si intende per Qualità dell’Aria Interna.
Come lo stesso Ministero dell’ambiente ha definito nel 1991, con il termine inquinamento indoor si definisce “la presenza nell’aria di ambienti confinati di contaminanti fisici, chimici e biologici non presenti naturalmente nell’aria esterna di sistemi ecologici aperti di elevata qualità”.
Per IAQ, invece, si intende – come affermato dal Ministero della Salute – l’aria che respiriamo in ambienti confinati e “chiusi”, come le nostre case, ma anche palestre, uffici, scuole, spazi comunitari e mezzi di trasporto.
Non è così semplice calcolare la qualità dell’aria interna: solitamente le verifiche devono essere infatti effettuate attraverso una strumentazione idonea e certificata, i cui risultati devono essere poi affidati, letti e interpretati da tecnici preparati. A prescindere dal calcolo della qualità dell’aria interna, sono molte le accortezze che possiamo adottare nelle nostre case per evitare l’accumulo di inquinanti tra le pareti domestiche.
Le fonti dell’inquinamento indoor
Ma da dove arriva? Le sostanze nocive che respiriamo all’interno delle nostre case sono molteplici.
- Agenti Chimici: VOC (Composti Organici Volatili): Sono i gas emessi da vernici, colle, detergenti per la pulizia, profumatori d’ambiente e fumo di sigaretta. Uno dei più comuni è la formaldeide. Tra questi compaiono anche i prodotti di combustione come Monossido di carbonio e biossido di azoto derivanti da stufe a gas, camini o fumo di tabacco.
- Agenti Biologici: ovvero muffe, funghi, batteri, acari della polvere e allergeni degli animali domestici, che proliferano soprattutto in ambienti umidi e poco ventilati.
- Agenti Fisici: fra questi compare il Radon, un gas radioattivo naturale che risale dal suolo e può accumularsi nei seminterrati, i campi elettromagnetici e fibre di amianto (presenti soprattutto in edifici vecchi).
In casa, insomma, tutto è sotto accusa, soprattutto per quel che riguarda gli inquinanti chimici: dalle abitudini dannose (fumare al chiuso) ai materiali con cui sono costruiti gli arredi, dalle vernici utilizzate per i muri alla dispersione di monossido di carbonio dai fornelli, nella lista non mancano neanche i prodotti chimici che usiamo abitualmente per pulire e igienizzare gli ambienti domestici.
Bisogna poi far attenzione anche agli inquinanti biologici, che fanno parte del grande insieme dei microorganismi dannosi per la salute: con la muffa al primo posto (spesso causata dall’umidità degli ambienti), non dimentichiamoci poi di funghi e acari della polvere che, com’è noto, sono grande fonte di attacchi allergici.

Foto Shutterstock
Inquinamento indoor e patologie correlate
L’inquinamento degli ambienti domestici è correlato a numerose patologie, e la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità mette in guardia rispetto ai rischi connessi a una cattiva qualità dell’aria interna. Secondo uno studio pubblicato sul The International Journal of Tuberculosis and Lung Disease, le morti attribuite ogni anno all’inquinamento indoor sono circa due milioni e, di queste, un milione riguarda bambini di età inferiore ai 5 anni.
Le conseguenze relative alla cattiva qualità dell’aria domestica, infatti, sono connesse a una maggior incidenza di:
- polmoniti
- infezioni respiratorie croniche acute
- infarti
- patologie cardiovascolari
- malattie allergiche respiratorie, riscontrate soprattutto tra la popolazione dei bambini.
Oltre alle patologie più serie, legate soprattutto agli effetti a lungo termine derivanti dall’esposizione a cattiva aria interna, all’inquinamento indoor sarebbero legati anche disturbi con un quadro sintomatologico più aspecifico (i cosiddetti effetti a breve termine) che si tradurrebbero in mal di testa persistenti, astenia e stanchezza cronica, irritazione delle vie respiratorie e disagi sensiorali che migliorano non appena ci si allontana dalla fonte inquinante.
Di questo gruppo fanno parte anche due particolari sindromi, oggetto in questi anni di numerosi studi: la Sindrome dell’edificio malato (sick building syndrome – SBS) e la sindrome da sensibilità chimica multipla (MCS).

Foto di oracast da Pixabay
Diminuire l’inquinamento indoor diminuendo gli inquinanti
Diminuire l’inquinamento indoor è anche compito nostro: solo cambiando abitudini, infatti, è possibile migliorare la qualità dell’aria interna e, di conseguenza, le nostre condizioni di salute a breve e lungo termine. Ma quali accorgimenti mettere in atto? Non serve trasformare casa in un laboratorio sterile: bastano infatti pochi accorgimenti pratici suggeriti dall’Istituto Superiore di Sanità.
- Non fumare in casa
Gli inquinanti chimici contenuti nel fumo di sigaretta, infatti, rimangono “attaccati” ad arredi e tappezzerie per lungo tempo. - Non miscelare prodotti chimici
I prodotti chimici che usiamo in casa non vanno mai miscelati perché potrebbero dar luogo a fumi tossici pericolosi per la salute: se volessimo far ancora meglio, potremmo utilizzare prodotti naturali dedicati all’igiene della casa, sicuri e allo stesso tempo performanti. - Usare materiali sicuri
Se stai ristrutturando casa o facendo lavori di fai da te, scegli materiali che presentano i livelli più bassi di inquinanti chimici: l’informazione è solitamente contenuta nelle etichette e nelle certificazioni del materiale. - Cambiare spesso l’aria di casa
Apri le finestre di casa, soprattutto quelle lontane dalle strade più trafficate. Quando pulisci, cucini o svolgi attività domestiche, poi, tieni sempre un po’ aperte le finestre così da permettere a eventuali agenti inquinanti di non stazionare tra le mura domestiche. - Lavare regolarmente tende e tappezzerie
In questo modo eviti la formazione di muffe, acari e altri inquinanti biologici. - Fare la manutenzione dei condizionatori
E ricorda di pulire i filtri, così da evitare che i flussi d’aria diffondano per la casa gli inquinanti.

Foto JESHOOTS.COM / Unsplash
Piante per combattere l’inquinamento indoor
Le piante non sono solo un elemento decorativo, ma agiscono come veri e propri “filtri naturali” grazie a un processo chiamato fitodepurazione. Attraverso le foglie e le radici, alcune specie sono infatti in grado di assorbire e neutralizzare diverse sostanze nocive (come formaldeide, benzene e xilene) comunemente presenti negli arredi e nei detergenti. Ecco alcune delle specie più efficaci per combattere l’inquinamento indoor, identificate anche da studi della NASA:
- Spatifillo (Spathiphyllum): Una delle più potenti, capace di combattere quasi tutti i principali inquinanti indoor.
- Sansevieria: Perfetta per la camera da letto, poiché a differenza della maggior parte delle piante, produce ossigeno anche di notte e rimuove la formaldeide.
- Pothos (Epipremnum aureum): Estremamente resistente e ideale per eliminare il monossido di carbonio e i solventi.
- Dracena: Molto efficace nel catturare i fumi di scarico che possono filtrare dall’esterno o dai garage.
Se vuoi saperne di più, abbiamo dedicato un articolo alle piante che purificano l’aria di casa.

Foto di Lucian Alexe / Unsplash
Combattere l’inquinamento domestico con i purificatori
Se le piante sono i “polmoni” decorativi di una stanza, i purificatori d’aria ne rappresentano il sistema immunitario tecnologico. Questi dispositivi sono progettati per forzare il passaggio dell’aria attraverso una serie di filtri meccanici o elettronici, catturando particelle che le piante non riuscirebbero a gestire con la stessa velocità. Ma che caratteristiche deve avere un purificatore d’aria per essere davvero efficace?
Il cuore di un buon purificatore è solitamente il filtro HEPA (High Efficiency Particulate Air), capace di bloccare il 99,97% delle particelle con un diametro di 0,3 micrometri, inclusi pollini, polveri sottili, fumo e persino alcuni batteri.
Inoltre, per essere davvero efficaci contro l’inquinamento indoor, i purificatori moderni integrano spesso diverse tecnologie come:
- Filtri a carboni attivi: sono indispensabili per assorbire i gas, i cattivi odori e i VOC (composti organici volatili) che i filtri HEPA non possono trattenere.
- Ionizzatori o Luce UV-C: Utilizzati per abbattere la carica batterica e virale, anche se i primi vanno scelti con cura per evitare la produzione di ozono residuo.
- Sensori di qualità: Molti modelli monitorano l’aria in tempo reale, aumentando la velocità della ventola solo quando rilevano un picco di inquinanti (ad esempio mentre si cucina).
Inoltre, un aspetto fondamentale da controllare prima dell’acquisto è il valore CADR (Clean Air Delivery Rate), che indica quanti metri cubi di aria pulita il dispositivo può emettere in un’ora: più è alto, più l’apparecchio è adatto a stanze grandi.
Insomma, l’inquinamento indoor è qualcosa su cui possiamo agire direttamente con piccoli accorgimenti: aria più pulita, in fondo, significa vita più sana. E per cominciare a prenderci cura di noi stessi non è mai troppo tardi.
Serena Fogli

