Wise Society : Il “verde” utile: edera e ficus benjamin per purificare l’ambiente
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Il “verde” utile: edera e ficus benjamin per purificare l’ambiente

Non tutte le piante da appartamento sono efficaci come antidoto all'inquinamento indoor. Occorre scegliere quelle che si sono meglio adattate alla scarsità di luce

Lia Del Fabro
3 Febbraio 2014

Image by © Abode/Beateworks/CorbisIl ficus benjamin, il tronchetto della felicità e l’edera. Sono queste le piante comuni da appartamento che, oltre ad abbellire le nostre case, sono anche dei buoni intrappolatori di elementi inquinanti negli ambienti al chiuso. «Se vogliamo infatti agire sul livello di inquinamento indoor – suggerisce Francesco Loreto, capo del Dipartimento di scienze bio-agroalimentari del CNR – è fondamentale la scelta della piante». Il motivo è semplice: si tratta di piante che hanno sviluppato un buon sistema di adattamento alla scarsità di luce riuscendo a sviluppare al meglio quel processo di fotosintesi utile per abbattere l’inquinamento indoor per il quale, in genere, serve un’esposizione alla luce molto maggiore di quella che esiste all’interno delle nostre case o uffici, anche di quelli che secondo il nostro giudizio ci appaiono molto luminosi.

Il ruolo delle piante come purificatore naturale degli ambienti, soprattutto di sostanze come ozono e formaldeide, è un tema sul quale sono in corso specifiche ricerche. Una di queste la sta conducendo Federico Brilli, dell’Istituto di biologia agroambientale e forestale (IBAF-CNR).  Se a tutti è noto il processo di fotosintesi delle piante, più complicato è cercare di utilizzarlo in modo strategico per renderlo il più efficiente possibile per la progettazione di un sistema sostenibile di abbattimento dell’inquinamento indoor.

Si pensi, soprattutto, alla funzione delle piante all’interno di ambienti dove per definizione manca il ricambio dell’aria, come nei treni superveloci, negli aerei o persino nelle navicelle spaziali. Non c’è da stupirsi, quindi, della ricerca avviata dalla Nasa circa una ventina d’anni fa per lo studio della funzione delle piante all’interno di un ambiente chiuso come quello delle navicelle spaziale. L’esperimento, però, non ebbe vita facile a causa di difficoltà tecniche facilmente comprensibili come assenza di gravità e spazi minimi.

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