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Il difficile ruolo del padre e della madre nell’educazione dei figli

Autoritari ma non troppo permissivi ma non solo: padre e madre devono permettere ai figli un inserimento nella società

Valentina Calzi
2 aprile 2014

Valentina CalziPubblichiamo di seguito il secondo dei due interventi sul ruolo dei genitori e della famiglia nell’educazione dei figli a cura di Valentina Calzi, psicoterapeuta e responsabile del Centro Psicologia Insieme.

 

Con il passare del tempo la famiglia è sempre di più diventata uno spazio privato centrato sulla cura delle relazioni, rispetto al contesto sociale. Anche la coppia ha subito un’influenza dalla cultura moderna, valorizzando maggiormente l’individualità. Il ruolo genitoriale della nostra era ha gradatamente perso la propria soggettività,  allontanandosi dalla dimensione educativa verso i propri figli sia nell’infanzia che nell’adolescenza. Spesso i genitori tendono a delegare alle istituzioni e alla scuola il compito di fornire regole e valori necessari per la crescita e il raggiungimento di un buon equilibrio psicologico. Come se la famiglia non fosse capace di fornire sistemi di riferimento validi.

I ruoli genitoriali appaiono sempre meno incisivi e attivi nella formazione di regole comportamentali; la famiglia non può in alcun modo essere sostituita da nessuna Image by © Tetra Images/Corbisistituzione.

La scuola rappresenta una realtà educativa che agisce in modo efficacie in collaborazione con una famiglia presente e propositiva nel creare modelli di comportamento e un sistema di valori. Negli ultimi anni la soggettività dell’individuo, l’agire personale sono andati perdendosi. Con il periodo storico del 1968 e gli anni a seguire si sono create ideologie a livello culturale che hanno favorito modelli psicopedagogici ed educativi permissivisti, che tendono a non vietare nulla e ad avere un dialogo a tutte le fasce di età, senza tener conto del progressivo sviluppo psicologico, di comprensione e di crescita del bambino nelle varie fasi della vita e della sua consapevolezza.

Mettersi in gioco nell’educazione dei figli: tra regole e autorevolezza 

Ogni età ha una sua sequenza evolutiva da tener presente.  L’incapacità di agire concretamente, crea difficoltà e insicurezze nella gestione dei propri figli, che questi ultimi percepiscono non creando in loro basi sicure e punti fermi. Spesso papà e mamma, a causa di questi cambiamenti, percepiscono l’essere genitori come un mestiere difficile, senza rendersi conto che ogni genitore si mette in gioco nell’educazione dei figli fornendo regole da seguire e valori fondamentali per la crescita, costruendo un dialogo, osservando e percependo i loro cambiamenti e le loro emozioni. Svolgendo insomma il proprio ruolo nel miglior modo possibile. Le regole disciplinari servono a garantire una crescita armonica. I genitori sono individui adulti e devono essere esempi positivi, propositivi, di identificazione per i propri figli. E’ importante che adottino l’autorevolezza necessaria per instaurare relazioni autentiche di fiducia e non di sola subordinazione.

Image by © Annie Engel/CorbisA volte i padri e le madri si pongono domande in cui mettono in dubbio le loro capacità, pensando che forse l’essere troppo rigidi e autorevoli nell’insegnare regole educative crei la possibilità di perdere l’affetto e il dialogo con il proprio figlio. Sembra come se una proibizione abbia un costo emotivo molto elevato per questi genitori. Spesso il fatto che i genitori lavorino e trascorrano più tempo lontano dai figli aumenta la difficoltà di essere autorevoli, anche quando è necessario. E’ importante che il genitore agisca il suo ruolo educativo, considerando che di fronte ha un minore che interagisce e risponde con indicatori leggibili all’educazione del genitore. Il grande errore consiste nel non agire per paura di sbagliare. L’essere genitori ed educatori, insegnando con sicurezza regole, doveri, valori, norme comportamentali da seguire e nello stesso tempo osservando e poi accogliendo i bisogni e le richieste dei nostri figli, porterà allo sviluppo di una personalità equilibrata. I nostri figli accolgono gli insegnamenti dei genitori, rendendoli propri, quando sentono questi ultimi come accompagnatori sicuri e testimoni di ciò che insegnano.

Fornire ai figli un modello educativo per l’inserimento nella società 

Image by © Tom Stewart/CorbisE’ importante per ogni  figlio ricevere cure affettive, accudimento, attenzioni necessarie per la crescita e un modello educativo che gli consenta l’individuazione e l’autoregolazione per un successivo inserimento nella società. I genitori creano le basi dell’individuazione, quando riescono a permettere ai propri figli di separarsi dalla madre e successivamente dal padre, riuscendo a crearsi un proprio modello di vita. La presenza del padre consente di contenere emotivamente la sofferenza dovuta alla separazione dalla madre. Il papà, essendo la fonte dell’autorità, acquista maggiore importanza nelle fasi più avanzate di crescita di un figlio ed è molto importante per il suo sviluppo; deve essere in grado di cogliere e soddisfare le aspettative del minore, dando risposte adeguate e chiare. La figura paterna si inserisce tra il figlio e la madre diventando simbolo di sicurezza, protezione attraverso l’autorevolezza e il contenimento affettivo; diventa mediatore tra la diade madre e figlio e il mondo esterno.

Il viaggio verso l’indipendenza  passa attraverso la separazione dalle proprie radici, momento in cui si percepisce l’abbandono. Vivere ciò è doloroso  e richiede molta forza e sicurezza, che solo i due genitori possono trasmettere dando al ragazzo sostegno e contenimento. I genitori hanno una responsabilità verso i figli e per questo devono essere educatori e non solo amici. In questo modo assicurano un punto di riferimento importante per la crescita. Il modello genitoriale di una coppia non funziona sicuramente come quello di un’altra, né può rimanere fisso e rigido durante la crescita del figlio, in quanto le esigenze cambiano e le risposte a queste devono mutare di volta in volta per evitare arresti nella crescita. La genitorialità si esprime sulla base della capacità relazionale ed affettiva costruita dalla coppia nei diversi momenti di vita, che successivamente trasmette al proprio figlio. Questa organizzazione affettiva, le relazioni forniscono la costanza del sé che da continuità alla nostra esperienza, nonostante i cambiamenti e le trasformazioni che incontriamo durante il nostro sviluppo. Inoltre è importante che i genitori imparino a distinguere il figlio reale da quello idealizzato nelle loro fantasie ed aspettative. I genitori hanno il compito di crescere il proprio figlio a livello fisico, psichico e sociale.

Se la famiglia o i singoli membri dovessero percepire conflittualità, difficoltà, dubbi è importante che richiedano aiuto ad uno psicologo o psicoterapeuta in modo da osservare e valutare le dinamiche famigliari, elaborare le divergenze, migliorare la comunicazione e risolvere i conflitti. In questo modo ogni individuo farà emergere le proprie risorse, la sua individualità, relazionandosi in modo più adeguato con gli altri membri e con se stesso.

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