Cos’è che aiuta a realizzare i propri sogni, a raggiungere traguardi, a superare le avversità? La resilienza, quella capacità che tutta la materia, animata e inanimata, conosce: la forza di reagire agli urti, senza perdere la propria forma
Cosa significa resilienza? Oggi si sente molto parlare di questo concetto, applicabile in diversi settori. Prima di scoprire il suo significato, però, facciamo un passo indietro per una necessaria premessa: oggi viviamo in un mondo in costante cambiamento, dove incertezze, sfide e ostacoli fanno parte integrante della vita quotidiana. E’ proprio in questo contesto che la resilienza emerge come una delle capacità più preziose e affascinanti dell’essere umano: si tratta infatti della forza silenziosa che ci permette di affrontare la tempesta senza spezzarci, di cadere e rialzarci più consapevoli, più forti. Questa è una definizione poetica e molto umana, ma in realtà la resilienza esiste anche in natura e nel mondo fisico. Cerchiamo allora di analizzare l’argomento da ogni punto di vista, per capire meglio tutte le declinazioni di questo concetto.

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Il significato di resilienza
Ma cos’è e qual è il significato di resilienza? Partiamo innanzitutto dall’etimologia del termine. La parola “resilienza” deriva dalla parola latina “resilire“, che significa letteralmente “saltare indietro“. L’uso del termine è vario, tanto che è utilizzato sia in fisica, che nella scienza dei materiali, ma anche in psicologia. Analizziamo quindi il suo significato da ogni punto di vista.
Significato in ambito fisico e scientifico
In fisica la resilienza è la capacità di un materiale di assorbire un urto e modificarsi senza rompersi. Nei metalli, la resilienza è il contrario di “fragilità”, da non confondersi con la resistenza, che è invece lo sforzo che si oppone a una forza. La resilienza esiste anche in biologia, ed è la caratteristica della materia vivente di ripararsi dopo aver riportato un danno.
Anche in chiave ecologica, indica la capacità di un sistema modificato di ritornare al suo stato iniziale: (pensiamo alla capacità della natura di riprendersi i propri spazi appena trova uno spiraglio). La resilienza climatica, in particolare, consiste nell’affrontare e gestire con successo gli impatti dei cambiamenti climatici: basse emissioni di carbonio, energie rinnovabili, edifici schermati, azioni volte a rallentare il surriscaldamento del pianeta.
Significato sociologico
La resilienza è inoltre strettamente connessa a tutto ciò che riguarda l’uomo. Il significato sociologico, ad esempio, indica la capacità di un popolo di rialzarsi, come collettività, a seguito di catastrofi naturali o eventi traumatici come guerre.
Significato psicologico
La parola resilienza è utilizzata moltissimo anche nell’ambito della psicologia. In ambito umano, infatti, il significato di resilienza è connesso alla capacità dell’uomo di non rompersi davanti agli “urti” della vita: stress, ostacoli, avversità, un evento traumatico, un periodo di difficoltà.
Ad esempio, “resilienza” è stata la parola chiave durante i lunghi mesi della pandemia, tanto da entrare anche nella sigla del Recovery Plan: PNRR vuol dire infatti “Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza”. Insomma la resilienza è il sale della sostenibilità a tutti i livelli: superare l’inaspettato, tornando a prosperare, rimanendo se stessi.

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Esempi di resilienza
Come abbiamo visto, la resilienza fa parte della vita in generale, ma anche dell’uomo, della natura e del mondo fisico. Proprio per questo esistono tantissimi esempi di resilienza da cui prendere spunto e da cui farsi ispirare per imparare – coltivando questa capacità – a resistere agli urti senza spezzarsi. Facciamoci ispirare dagli esempi elencati qui sotto.
Resilienza in natura
La natura è la nostra più grande maestra: dovremmo osservarla più spesso per imparare dai suoi meccanismi e dall’incredibile capacità che ha di rigenerarsi o di adattarsi di fronte a situazioni estreme. Non è un caso, infatti, che esistano tantissimi esempi di resilienza in natura.
- La flessibilità del bambù, che ci insegna ad adattarci
Qualora si volesse cercare il simbolo della resilienza in natura il vincitore potrebbe essere lui: il bambù. Resiste alle tempeste di vento più violente e, invece di spezzarsi, si piega di fronte ai flussi d’aria per poi tornare nella sua forma originale. Il bambù ci insegna che piegarsi non è affatto un segno di debolezza, ma di intelligenza e adattabilità.
- La stella marina, per imparare a ricostruire parte di sé
Esistono alcune specie di stelle marine in grado di rigenerare completamente un braccio perso, tornando quasi alla forma originaria. Un magistrale esempio di resilienza biologica che ci insegna che – anche quando perdiamo una parte di noi – possiamo provare a ricostruirla per tornare integri.
- Il pino delle rocce, che ci insegna pazienza e parsimonia
Il Pinus longaeva è campione di resilienza. Si tratta di una specie di pianta caratterizzata da una grande longevità benché viva in zone ostili e impervie delle montagne del sud-ovest degli USA. Resiste a vento, neve, gelo e siccità grazie alla sua incredibile capacità di utilizzare le poche risorse che ha a disposizione. In questo moto può vivere fino a 5000 anni.

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Esempi di resilienza psicologica
Parlando di esempi di resilienza psicologica vogliamo fare un piccolo inciso: la resilienza non è una “corazza” magica che impedisce di soffrire, ma la capacità di navigare attraverso la tempesta e uscirne trasformati. È un processo dinamico, non un tratto del carattere che o si ha o non si ha. E per questo, come vedremo nei prossimi paragrafi, è una caratteristica che possiamo coltivare. Nel frattempo, vediamo alcuni esempi.
- Ristrutturazione cognitiva: si tratta del modificare il modo in cui interpretiamo un evento, trasformando un pensiero disfunzionale in un pensiero più realistico e utile. Quando, ad esempio, pensiamo “ho fallito, non valgo nulla“, possiamo ristrutturare il pensiero in “ho fallito questa volta, ma posso capire cosa migliorare per far meglio in futuro“. Questo processo è centrale nella Cognitive Behavioral Therapy (CBT), che lavora proprio sull’identificazione e modifica dei pensieri automatici.
- Accettazione emotiva: consiste nel riconoscere e accogliere le proprie emozioni senza negarle o reprimerle, anche quando sono dolorose. Quando, ad esempio, proviamo tristezza e tendiamo a scacciarla pensando “non dovrei sentirmi così”, possiamo invece dirci “sono triste ed è comprensibile, posso attraversare questa emozione senza farmene travolgere“. La vulnerabilità fa parte del nostro vissuto, e la resilienza ci aiuta a navigarla senza farsi spezzare. Questo approccio è alla base della Acceptance and Commitment Therapy (ACT) e degli approcci basati sulla mindfulness.
- Flessibilità psicologica: fra gli esempi di resilienza psicologica, è la capacità che ci aiuta ad affrontare i casi della vita. Si tratta infatti della capacità di modificare pensieri, aspettative e comportamenti quando le circostanze cambiano. Quando, ad esempio, un piano salta e pensiamo “è andato tutto storto”, possiamo riformulare in “questo piano non è più possibile, capisco quali alternative posso costruire”. La flessibilità psicologica è uno dei pilastri fondamentali della già citata ACT.
- Autoefficacia percepita: si tratta della fiducia nelle proprie capacità di affrontare le difficoltà. Quando, ad esempio, pensiamo “non sono in grado”, possiamo riformulare in “è difficile, ma ho già affrontato situazioni simili e posso provarci”. La prospettiva cambia e con lei il modo di affrontare il problema. Questo concetto deriva dalla teoria sociale cognitiva di Albert Bandura ed è fondamentale nei modelli CBT-oriented, oggi molto usati in psicologia.
- Rielaborazione del significato: si tratta di attribuire un senso alle esperienze, anche negative, integrandole nella propria storia. Quando, ad esempio, pensiamo “è stata solo una brutta esperienza inutile”, possiamo riformulare in “questa esperienza mi ha insegnato qualcosa su di me o su ciò che voglio o non voglio”. Questo processo è rilevante negli approcci costruttivisti e nelle terapie psicologiche focalizzate sul trauma.

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Come coltivare la resilienza
Questo concetto, ormai lo sappiamo, identifica la capacità di rialzarsi dopo una caduta (anche metaforica). Perché se la formazione ed il carattere sono fondamentali per raggiungere i propri traguardi, è indispensabile anche essere resilienti per reagire in modo costruttivo di fronte ai necessari fallimenti. Perché una persona con buone capacità di recupero si riprende molto più rapidamente, con meno stress, rispetto ad una persona con scarsa resilienza mentale. Questo perché ha un’alta tolleranza alla frustrazione, cioè riesce a dilazionare i momenti di gratificazione per sopperire a quelli in cui non ce n’è, per avere la forza di perseverare e raggiugere finalmente i propri obiettivi. Anche l’umorismo, con la sua carica di endorfine, ha la sua importanza nella capacità di detonare lo stress, riducendone l’impatto negativo.
Ecco allora un po’ di modi per allenare e coltivare la resilienza e diventare più forti di fronte agli imprevisti della vita:
- Coltiva una mentalità di crescita: considera gli errori come parte dell’apprendimento e del tuo percorso. Viviamo su un pianeta scuola che cerca quotidianamente di insegnarci qualcosa: sta a noi apprendere le lezioni che cerca di comunicarci.
- Impara a gestire lo stress: una buona gestione dello stress è un ottimo modo per coltivare resilienza. Sono tante le discipline che vengono nostro soccorso: dalla mindfulness allo yoga, dalla la respirazione consapevole allo sport.
- Nutri relazioni positive: la connessione con gli altri è una fonte inesauribile di forza. Cerca di circondarti di persone che ti fanno bene, taglia i rami secchi per lasciare il posto alla crescita dei nuovi.
- Scrivi un diario emotivo: la scrittura è un potente mezzo di auto-osservazione, perché aiuta a riflettere su ciò che vivi e a dare un senso ai momenti difficili.
- Fissa piccoli obiettivi: per affrontare un problema o raggiungere un traguardo, cerca di raggiungere dei piccoli obiettivi lungo il percorso, soprattutto quando questo è lungo, difficile e tortuoso. Superare anche un piccolo ostacolo rafforza la fiducia in sé e ci aiuta a coltivare la resilienza.
- Coltiva l’ottimismo realista: mantieni una visione fiduciosa del futuro senza negare le difficoltà. Ti aiuterà a non lasciarti andare.
- Allena il problem solving: allenati ad affrontare le difficoltà in modo concreto, passando da una posizione di blocco a una orientata alla soluzione. Di fronte al problema poniti questa domanda e rifletti: “quali soluzioni posso valutare?”. Di fronte a un ventaglio di possibilità e alternative, l’approccio è più pacato e volto alla risoluzione.
Non da ultimo, comincia a praticare la gratitudine: un potente strumento che possiamo far nostro che ci aiuta a valorizzare anche le piccole gioie che puntellano la nostra vita. Anche questo è un modo per coltivare la resilienza, facendoci diventare flessibili ai cambiamenti.
Paola Greco

