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Interior D, progettare l’abitare a partire dalla persona

Lo psicologo Tito Sartori e la designer Carla Palù hanno messo a punto il rivoluzionario approccio che parte dall'ascolto del committente e dalle sue emozioni per definire l'arredamento dello spazio casa

Maria Enza Giannetto/Nabu
18 ottobre 2018

Si chiama Interior D ed è il rivoluzionario approccio alla progettazione dell’abitare che mette al centro la persona in un dialogo di contaminazione disciplinare tra architettura e psicologia. Il progetto – di cui si è discusso il 12 ottobre in un talk presso lo Showroom Ariostea a Milano nell’ambito dei Design Day 2018– nasce dall’unione dell’esperienza dello psicologo Tito Sartori e l’architetta-designer Carla Palù.

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Lo psicologo Tito Sartori e la designer Carla Palù hanno elaborato Interior D, un rivoluzionario approccio all’abitare, Foto: CU Design

«Tutto nacque – spiega Carla Palù – da quello che sembrava essere un insuccesso: una famiglia che avevo seguito nella ristrutturazione della propria casa, e che avevo accompagnato inutilmente per un anno in ogni negozio di arredamento possibile, non si decideva a completare l’abitazione. Mi misi in discussione, interrogandomi su cosa stessi sbagliando io come designer. Quando la situazione si sbloccò, capii che il blocco era dovuto al desiderio di essere genitori disatteso e a sbloccare la situazione era stata la decisione per l’adozione. Mi sono resa conto del peso che le emozioni e i desideri delle persone hanno sul modo di vivere uno spazio privato e ne ho parlato con il mio amico Tito. Insieme abbiamo lavorato sulle intersezioni disciplinari tra le nostre competenze, esplorando l’idea di “approcciare” i committenti con un progetto di interior design che partisse da una dimensione interiore».

Così nasce e si evolve il metodo Interior-D, un approccio sistemico che precede la progettazione e che mira a coinvolgere tutti i protagonisti del cambiamento in un dialogo dove lo psicologo entra in gioco nello stimolare domande e riflessioni sui bisogni individuali, della coppia e della famiglia, spesso inespressi, ma che poi nella dimensione domestica hanno una grande influenza e che, se non adeguatamente presi in considerazione in fase progettuale, rischiano di presentarsi come problemi: «Fin dall’inizio – ha raccontato Tito Sartori – ho notato che nel processo di ristrutturazione domestica risulta spesso più difficile da coinvolgere la figura maschile. Solitamente davanti al designer arriva una donna, con le idee ben chiare in testa, mentre il partner è più defilato e  non si esprime. Probabilmente questo si verifica per la costruzione socio-culturale del genere maschile e femminile e per l’associazione dello spazio domestico alla donna. Invece è importante che la coppia sia coinvolta pienamente nel processo decisionale. Abbiamo visto come a volte sia sufficiente un ascolto curioso e poi gli uomini sanno essere coinvolti e partecipi anch’essi in modo attivo, esprimendo desideri e bisogni e contribuendo a costruire una progettazione condivisa che davvero si avvicina alla soluzione ideale per quella famiglia».

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Nel concetto di abitare di Interior D, al centro c’è la persona, Foto: CU Design

Il primo step di Interior-D è, dunque, proprio l’ascolto: un momento scandito da una serie di incontri, durante i quali il committente spiega all’architetto i suoi desiderata in merito alla nuova abitazione da progettare. È in questa fase che emergono, accanto alle aspettative più esplicite, le esigenze più latenti e meno percepite. «Abbiamo costruito – spiegano i due professionisti – un metodo di analisi utilizzando questionari, schemi, giochi ed interviste che ci permette di conoscere le reali aspettative dei nostri committenti e di raccontare la loro storia, rendendoli protagonisti del progetto. A questo punto le soluzioni architettoniche diventano gli elementi principali condivisi attorno ai quali si sviluppa la nuova abitazione».

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