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Irene Rettori: «La luce non si aggiunge all’architettura, ma con essa deve essere concepita»

Secondo la lighting designer fonti ed effetti di luce valorizzano ambienti e spazi e contribuiscono al benessere fisico e psichico

Andrea Ballocchi
28 Gennaio 2015

La luce assume sempre più un’importanza cruciale nel valorizzare gli interni ma anche gli esterni. È un aspetto così determinante che da alcuni anni si è fatta strada una figura professionale nuova: il lighting designer. Per comprendere meglio il suo ruolo wisesociety.it ha incontrato Irene Rettori, 30 anni, che lavora nello studio Inverse Lighting Design (che ha sede a Londra e a Bangkok), apprezzato e pluripremiato per i suoi progetti, attivo in tutto il mondo e specializzato in realizzazioni di alto livello.

Che cos’è il lighting designer e cosa fa?

Il lighting designer è un libero professionista che investe le proprie doti creative e tecniche nella progettazione dell’illuminazione di ambienti architettonici. Conosce le possibilità offerte dai prodotti reperibili sul mercato ed è in grado di valutarne l’impiego dopo un’attenta fase di osservazione dell’ambiente nel quale dovrà operare. Si può dire che si tratta di una figura professionale nuova, considerando che i primi professionisti si sono formati sul finire degli anni Ottanta e che la maggior parte è under 50. Bisogna dire che la continua evoluzione tecnologica, l’incombente necessità di risparmio energetico, l’introduzione della dinamicità ed il facile accesso a soluzioni che aprono nuove prospettive espressive richiedono conoscenze sempre più approfondite e precise. Diventa quindi importante la presenza di figura che abbia competenze di confine tra quelle tipiche dell’architetto e quelle proprie dell’impiantista.

Come entra in gioco la luce in architettura e quale importanza ha nel progetto complessivo?

La finalità dell’illuminazione artificiale architetturale è sottolineare aspetti significativi dell’edificio e della sua collocazione urbana per supportarne il valore storico, artistico e sociale. Con la luce si modellano i volumi, si strutturano gli spazi, si arreda, si comunica, si crea comfort, si definiscono nuove forme di flessibilità e scenari capaci di conferire emozionalità agli ambienti. È una sorta di maquillage sul costruito che ne disvela il carattere valorizzando i pregi e nascondendo ciò che ha meno valore o si è pronti a sacrificare per esaltare le priorità. Infatti la non luce è ancora più importante della luce perché sono i contrasti che creano le gerarchie, le ombre descrivono i volumi e anche questo va pensato ovvero progettato. Per far ciò con la massima libertà espressiva il lighting design dovrebbe essere condotto parallelamente alla fase di progettazione architettonica, impiantistica e a quelle di progettazione di interni ed esterni in un continuo dialogo fra le parti coinvolte. La luce non si aggiunge all’architettura, ma è il suo modo di apparire, per cui con essa deve essere concepita.

Quali benefici offre un corretto uso della luce e quali sono gli aspetti di cui tener conto  nel suo impiego?

Gli effetti di una buona illuminazione si estendono oltre che agli effetti visivi, anche a quelli effetti biologi: essa ha un’influenza positiva sulla salute, il livello di attenzione, le performance cognitive e perfino la qualità del sonno. È dunque fondamentale studiare un sistema di illuminazione efficace oltre che efficiente soprattutto per i luoghi domestici, di lavoro, di cura e dell’accoglienza che tenga di conto delle necessità di orientamento spaziale e temporale, di percezione corretta della realtà, di stimolazione sensoriale. Si tratta di una risorsa cui attingere per sollecitare il benessere fisico e psichico e soprattutto negli ambienti che prevedono permanenza prolungata, occorre sempre garantire l’agio necessario per non sforzare la vista o non incappare in disturbi visivi.

Parliamo, invece, di risparmio energetico: quali consigli può dare, non solo ai privati ma anche agli enti pubblici?

La migliore forma di risparmio è sempre investire nella pianificazione. Rivolgersi ad un professionista che aiuti a individuare un impianto flessibile e personalizzato nei prodotti e nei sistemi di controllo costruito intorno alle reali esigenze consentirà di valutarne preliminarmente l’incidenza energetica quindi di verificarne la sostenibilità economica (tempo di ritorno) ed ottimizzarne l’esercizio in termini monetari e prestazionali.

In termini di tendenze, verso quale direzione sta puntando il settore illuminotecnico?

Si parla di “smart lighting”, fenomeno legato alla crescente diffusione dei LED e al connubio tra il mondo della rete e quello dell’illuminotecnica. La luce diventa sempre più controllabile grazie all’utilizzo di tecnologie e dispositivi elettronici avanzati. La modulazione dell’erogazione di corrente elettrica in base alle effettive esigenze può davvero fare la differenza in termini di consumi, costi per le pubbliche amministrazioni, di inquinamento luminoso e di produzione di CO2. Non solo: la ricerca si sta concentrando anche molto sul rapporto tra uomo ed illuminazione in termini di benessere percettivo cercando di creare sistemi in grado di stimolare comportamenti responsabili, proattivi e produttivi.

Oltre ai LED ci sono altre soluzioni interessanti?

Direi proprio la tecnologia OLED (Organic Light Emitting Diode), il cui più grande vantaggio è di essere una superficie luminosa fredda e non una luce puntiforme e per questo motivo permette di realizzare display molto sottili e con un minore dispendio energetico. Una vera e propria rivoluzione in termini di applicazione progettuale, che permette di pensare alla luce come materia e non solo come funzione. La tecnologia OLED apre, infatti, una nuova finestra sui concept luminosi permettendo di interagire con la luce in tempo reale e di pensare alla fonte luminosa non più come oggetto di arredamento ma come elemento architettonico vero e proprio.

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