Wise Society : Succhi di frutta: meglio senza zucchero e non concentrati
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Succhi di frutta: meglio senza zucchero e non concentrati

In arrivo una nuova direttiva europea per regolare un settore in crescita, ma dove c'è ancora molta confusione. Ecco i consigli da tener presenti

Fiorenza Da Rold
31 maggio 2012
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Vitamina C, foto di Keith Williamson/fliockrGli esperti sono tutti d’accordo: sarebbe sempre meglio consumare la frutta frullata o centrifugata, preparata artigianalmente in casa: per valutarne di persona la qualità e per non perdere preziose sostanze come le fibre e la vitamina C.

Ma non tutti hanno tempo e voglia di farlo. Così, spesso anche per i bambini, si ricorre ai succhi di frutta. La cui produzione e consumo a livello mondiale, secondo le ultime ricerche statistiche di Global Drinks (database online sulle bevande in 75 Paesi relative) relative al 2010, ha raggiunto i 58,4 miliardi di litri, con un incremento del 2 percento rispetto all’anno precedente. Il mercato è in ascesa, ma c’è ancora molta confusione tra i consumatori su quali siano le reali caratteristiche nutrizionali e quindi le ripercussioni sulla salute tra i diversi tipi di prodotti. Anche perché finora la normativa di questo settore è stata carente.

Tanto è vero che nello scorso mese di aprile l’Unione Europea ha provveduto con una Direttiva (2012/12 del Parlamento Europeo e del Consiglio) che prescrive agli Stati membri 18 mesi per adeguarsi alle nuove regole riguardanti succhi, nettari di frutta, bevande a base di succo. Con distinzioni precise. In questo modo la legislazione sarà allineata con quella internazionale del Codex Alimentarius elaborato dalla FAO e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Attenzione ai termini usati sulle confezioni

 

Che differenza c’è fra succo e nettare? Moltissima. E bisogna stare attenti alle parole. Perché come in questo caso, il termine nettare” che rimanderebbe nel significato a qualcosa di sopraffino, indica invece il contrario: il succo di frutta deve contenere una quantità di frutta del 100 percento mentre per il nettare ne basta una percentuale che può variare dal 25 al 50. Il resto è acqua. E non bisogna confondersi con le bevande a base di succo, in cui il contenuto può essere anche soltanto il 12 percento, con aggiunta di acqua, zucchero e additivi stabilizzanti. Meglio fare attenzione, sapendo che nei succhi di frutta lo zucchero aggiunto non può superare i 100g/litro, mentre nel nettare la percentuale può salire fino un quinto del peso complessivo. Praticamente il doppio.

Sulla rivista American Journal of Clinical Nutrition gli scienziati hanno pubblicato i risultati di un’interessante ricerca: per i soggetti esaminati che sceglievano succhi di frutta al 100 percento non zuccherati, il peso restava nella norma; al contrario, chi assumeva bevande zuccherate manifestava maggiori percentuali di grasso, con una conseguente predisposizione ad essere in sovrappeso.

Evitare i prodotti troppo zuccherati

 

Anche Franco Berrino (oncologo, epidemiologo di fama mondiale, esperto di alimentazione e direttore del Dipartimento di Medicina preventiva e predittiva all’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano) a proposito di succhi di frutta zuccherati mette in guardia i consumatori. Da tempo sostiene che è bene educare i bambini a non berne abitualmente, perché si tratta di bevande che apportano un eccessivo apporto calorico.

Peggio ancora se al posto dello zucchero c’è lo sciroppo di glucosio-fruttosio, che in più impedisce l’azione della Leptina, un ormone prodotto dal tessuto adiposo, la quale indica al cervello che nell’organismo si è accumulato troppo grasso. Chi assume lo sciroppo di glucosio (magari senza saperlo) non è in grado di percepire il senso di sazietà. Inoltre il gusto è molto più dolce dello zucchero classico e abitua il palato a sapori estremamente dolci. Purtroppo questo sciroppo, che è meno costoso dello zucchero, si trova in molti prodotti dell’industria alimentare.

I tipi “concentrati”. Occhio all’etichetta

 

Gran parte dei succhi di frutta in commercio sono “a base di succo concentrato”, come dichiara l’etichetta. Si definisce concentrato un succo che abbia oltre il doppio delle calorie del frutto corrispondente all’origine. I produttori concentrano il succo per non aggiungere zucchero, ottenendo una bevanda molto dolce, appetibile e comunque calorica. Perciò gli esperti consigliano il consumo di succhi di frutta al 100 percento, senza aggiunta di zucchero e non concentrati.

In pratica, per scegliere sugli scaffali il succo più salutare, un buon sistema è guardare le calorie: siccome gran parte della frutta fresca è al di sotto delle 40 kcal/100g, sarebbe meglio evitare i succhi che nelle informazioni nutrizionali indicate sulla confezione oltrepassano questo valore.

Frullati biologici, la nuova frontiera

 

AbafoodsUna delle ultime novità in commercio sono gli smoothie, anche bio. Si tratta di frullati cremosi, venduti in bottigliette di Pet in formato monodose da 200/250 mL. Vellutati, come dice il nome, sono i più ambiti di chi predilige il sano e naturale. Niente conservanti, senza zuccheri né acqua aggiunta. Contengono una quantità di calorie simile alla frutta naturale, e spesso sulle etichette ammiccano alla frutta fresca appena colta, anche se ovviamente non è così.

Le qualità organolettiche e nutrizionali cambiano, perché gli smoothie sono comunque il risultato di processi industriali, soprattutto in caso di prodotti a lunga conservazione in cui comunque vengono utilizzati ingredienti semilavorati come succhi concentrati o polpa reidratata. Questo tipo di prodotti, infatti, possono essere custoditi nei banchi refrigerati, oppure sistemati sugli scaffali. Dunque anche in questo caso i parametri da tenere in considerazione sono molteplici anche perché, essendo una ricetta alimentare recente, non sono stati ancora regolamentati dalla legge.

La qualità è variabile a seconda della marca, così come la quantità di frutta utilizzata. Sono comunque più costosi dei normali succhi di frutta: i prezzi variano da 1,30€ fino a 2,30€ in caso di prodotti biologici, particolarmente pregiati perché si ottengono dalla macinazione a freddo del frutto intero e raggiungono percentuali nutrizionali superiori (fino al 70 percento di frutta utilizzata e valore energetico solo 26Kcal ogni 100 grammi). A livello organolettico, non sono troppo dolci. E piacciono molto anche ai bambini.

 

 

 

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2 risposte a Succhi di frutta: meglio senza zucchero e non concentrati

  1. Angela

    Ho sempre consumato prodotti yoga, pensando che fossero ottimii e solo ora facendo delle ricerche sulle etichette dei prodotti alimentari e per rispondere a delle domande poste dagli alunni, mi accorgo che hanno oltre allo zucchero, sciroppo di glucosio che rende tutto molto più dolce e non è proprio indicato sotto l’aspetto metabolico. Dovrò modificare gli acquisti sugli scaffali!!! Non siamo grandi consumatori, ma spesso per praticità e tempo facciamo la scelta di utilizzarli. Insomma su quali prodotti orientarsi tenendo conto anche del prezzo??

    • chiarabondioli

      Cara Angela,
      la scelta è nelle tue mani: devi diventare un consumatore consapevole. Questo vuol dire dedicare tempo a informarsi e a seguire con attenzione i professionisti dell’alimentazione, come il ricercatore Marco Bianchi, il dottor Franco Berrino o il dottor Filippo Ongaro ad esempio, che da tempo stanno approfondendo i temi legati all’influenza del cibo su Dna e salute http://www.wisesociety.it/alimentazione/nutrigenomica-il-cibo-influisce-su-dna-e-salute/. In questo modo sarai sempre più “sapiente” e potrai leggere bene le etuchette e scegliere i prodotti giusti per il tuo benessere

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