Wise Society : Arriva il vaccino per combattere Ebola
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Arriva il vaccino per combattere Ebola

Si chiama «Ervebo» ed è il primo vaccino in grado di prevenire l’infezione del virus che dal 1976 flagella la popolazione della Repubblica Democratica del Congo.

Fabio Di Todaro
19 novembre 2019

Via libera alla produzione e alla commercializzazione di «Ervebo», il primo vaccino in grado di prevenire l’infezione provocata dal virus Ebola. L’antidoto, utilizzato finora in via sperimentale per far fronte alle epidemie che hanno colpito l’Africa occidentale (oltre 11mila morti tra il 2014 e il 2016) e attualmente in corso nella Repubblica Democratica del Congo (2.192 decessi), ha ricevuto un doppio via libera: da parte della Commissione Europea e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Confermata la sicurezza e l’efficacia, l’antidoto sarà ora prodotto in dosi più massicce dalla multinazionale MSD in modo che le istituzioni sanitarie possano trovarsi pronte nel caso in cui dovesse scoppiare un nuovo focolaio.

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L’Ebola viene trasmessa tra gli umani attraverso il contatto diretto e attraverso fluidi corporei (sangue, vomito, feci) di una persona malata, Imaga by iStock

LA STORIA DELL’EBOLA – Il virus Ebola fu identificato per la prima volta nel 1976 nella Repubblica Democratica del Congo (che all’epoca si chiamava Zaire). Fa parte della famiglia dei filovirus e deve il suo nome a un fiume del nord del Paese, nella regione in cui fu identificata la prima epidemia. Sono stati classificati cinque sottotipi distinti del virus: Zaire, Sudan, Bundibugyo (una regione dell’Uganda), Reston e Foresta Tai. I primi tre sono quelli all’origine di importanti epidemie nel continente africano. Il virus circola tramite i pipistrelli, che mangiano frutti che sono l’habitat naturale di ebola, ma non sviluppano la malattia. Altri mammiferi come grandi scimmie, antilopi o istrici possono trasportarlo e trasmetterlo agli umani. Durante un’epidemia, però, l’Ebola viene trasmessa tra gli umani attraverso il contatto diretto e stretto. Una persona sana è contaminata dai fluidi corporei (sangue, vomito, feci) di una persona malata. L’infezione è meno contagiosa di molte altre malattie virali. Ma è in grado dideterminare un elevato tasso di mortalità: in media del 50 per cento, secondo le stime in possesso dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

FINO A POCHI ANNI FA NESSUNA SOLUZIONE – Dopo un periodo di incubazione che va dai 2 ai 21 giorni, l’infezione si manifesta con una febbre improvvisa, debolezza, dolori muscolari e articolari, mal di testa e mal di gola. Nei casi più gravi, si registrano anche emorragie. Fino a pochi anni fa, i medici erano impotenti al cospetto di Ebola. Non esisteva infatti nessun vaccino (prevenzione) né farmaco (terapia) efficace. La svolta si è avuta con la devastante epidemia che ha colpito l’Africa occidentale tra la fine del 2013 e il 2016. Per far fronte alla catastrofe, la comunità scientifica si è messa subito al lavoro ed è arrivata in pochi mesi a mettere a punto rVSV-ZEBOV, il vaccino costituito dal virus della stomatite vescicolare ricombinante, cui è legata una proteina di membrana dell’Ebolavirus. Così, in meno di un anno, è partita una campagna vaccinale sperimentale che ha puntato a proteggere le persone sospettate di essere entrate in contatto con il virus e la cerca dei contatti più stretti (strategia definita «ad anello»). In questo modo, sul campo, è stato possibile verificare la sicurezza e l’efficacia del vaccino, oggi noto con il nome di «Ervebo».

PRIME DOSI DI VACCINO NEL 2020 – Questa lunga fase di sperimentazione, oltre a contribuire a salvare migliaia di vite, ha permesso all’Agenzia Europea del Farmaco e all’Organizzazione Mondiale della Sanità di escludere ogni possibile controindicazione all’utilizzo del vaccino esclusivamente nelle popolazioni a rischio. «Siamo di fronte a una svolta: d’ora in avanti avremo la possibilità di somministrare un farmaco salvavita a persone già colpite dal virus o comunque fortemente a rischio – afferma Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità -. Lo sviluppo, lo studio e la rapida autorizzazione al commercio di questo vaccino mostrano ciò che la comunità globale può fare quando viene data la priorità alle esigenze di salute delle persone più vulnerabili». Il vaccino sarà prodotto in Germania a partire dal nuovo anno: per le prime dosi occorrerà attendere la metà del 2020. In sperimentazione rimangono altre sette molecole: l’obbiettivo è quello di avere un’ampia gamma di antidoti in grado di «silenziare» tutti e cinque i ceppi noti del virus in maniera duratura.

Twitter @fabioditodaro

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