Wise Society : Come la scuola può integrare studenti con dislessia, disgrafia, discalculia e disortografia
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Come la scuola può integrare studenti con dislessia, disgrafia, discalculia e disortografia

Studiosi ed esperti nel trattamento di queste patologie concordi nell'individuare una didattica di inclusione scolastica che passa per lo studio su pc e tablet anche da casa

Fabio Di Todaro
21 marzo 2019

Sbagliano a leggere, a scrivere, a fare i calcoli e finiscono tra «quelli che non studiano, sono distratti, non ascoltano, non parlano, non socializzano». È l’esercito di quasi 350mila alunni – oltre il tre per cento circa della popolazione scolastica – che hanno un disturbo specifico dell’apprendimento (dislessia, disgrafia, discalculia o disortografia) e che si concentrano soprattutto nelle scuole superiori di primo grado: più negli istituti tecnici e professionali che nei licei. Ragazzi che, in conseguenza del loro disturbo, vengono spesso isolati ed etichettati. E a poco, finora, sembrano essere servite storie come quella di Matteo Notarnicola, il ragazzo di 25 anni (dislessico) laureatosi a ottobre in matematica all’Università del Salento (Lecce). Essere dislessici o discalculici è ancora la base che dà il la a una forma di discriminazione, la cui origine risiede spesso proprio tra i banchi di scuola. «Il modo migliore per tutelare i ragazzi con un disturbo specifico dell’apprendimento è sviluppare le loro potenzialità attraverso la creazione e il supporto di nuovi stili e modalità di apprendimento: maggiormente incentrate sulla vista e non sulla scrittura», afferma Maria Dimita, presidente e fondatrice de «Il Laribinto Onlus» e della Federazione Italiana Dislessia Apprendimento.

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Sono quasi 350mila gli alunni – oltre il tre per cento circa della popolazione scolastica – che hanno un disturbo specifico dell’apprendimento (dislessia, disgrafia, discalculia o disortografia), Image by iStock

SERVE UN «RIBALTONE» CULTURALE – I ragazzi che soffrono queste condizioni sono in realtà giovani normalissimi, i cui «disturbi» finora spesso archiviati con una bocciatura o con la fine della carriera scolastica possono in realtà essere individuati e sconfitti. La scuola, in questo senso, rappresenta un’opportunità: sia per intercettare questi problemi sia per avviarli verso la risoluzione. Grazie a interventi mirati da parte di figure professionali esperte e ad approcci didattici innovativi, un eventuale errore o una incomprensione può diventare un punto di forza per superare un limite senza intaccare il processo di crescita dell’alunno. Ma il «ribaltone» culturale è comunque ancora lontano in buona parte degli istituti italiani, dove questi casi spesso terminano con un calo del rendimento, l’aumento dei debiti formativi. Fino all’abbandono scolastico, considerata spesso l’unica soluzione all’«incapacità» di apprendimento. Occorre invece «liberare» la mente di questi ragazzi anche dai pregiudizi. Come? Ricorrendo a strategie educative ad hoc per chi ha un «diverso stile di apprendimento», preferisce definirlo Dimita, secondo cui, per stimolare nuove modalità, «occorre ricorrere anche all’utilizzo di device elettronici, che possano diventare uno strumento per favorire la comprensione e l’apprendimento di una lezione».

L’APPRENDIMENTO PUO’ PARTIRE DA CASA – «Parliamo di bambini intelligenti, in grado di partecipare attivamente alla vita di classe con misure compensative e funzionali al disturbo, che vanno individuati e trattati entro il secondo anno della scuola primaria – dichiara Tiziana Rossetto, presidente della Federazione Logopedisti Italiani -. Il logopedista agisce fin dai prerequisiti, ovvero i processi cognitivo-linguistici che precedono le abilità di lettura e scrittura, con particolare attenzione per i bambini a rischio per un pregresso disturbo specifico del linguaggio». Secondo gli specialisti, un valido aiuto potrebbe essere rappresentato dall’opportunità di «avviare» il ragazzo all’apprendimento di una lezione direttamente a casa, anche ricorrendo al pc e al tablet, per poi discuterne assieme tra i banchi con i compagni e con l’insegnante. «Fino a che la scuola non adotterà una didattica di inclusione nel percorso educativo e formativo di questi ragazzi, i disturbi specifici dell’apprendimento continueranno a restare un problema non risolto – allarga le braccia Dimita -. La loro maggiore presenza negli istituti tecnici e professionali non è casuale: si pensa che siano per loro più semplici, ma i tassi di bocciatura e abbandono scolastico dimostrano evidentemente il contrario».

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Gli studenti con dislessia, disgrafia, discalculia o disortografia si concentrano soprattutto nelle scuole superiori di primo grado: più negli istituti tecnici e professionali che nei licei. Ragazzi che, in conseguenza del loro disturbo, vengono spesso isolati ed etichettati, Image by iStock

Twitter @fabioditodaro

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