Wise Society : «Col metodo analogico i bambini apprendono naturalmente»
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«Col metodo analogico i bambini apprendono naturalmente»

Camillo Bortolato, maestro e pedagogista parla del Metodo che ha ideato assecondando l'innata predisposizione all'apprendimento dei più piccoli. «Hanno bisogno della visione d'insieme. La lentezza è un'ingiuria alla loro intelligenza»

Maria Enza Giannetto/Nabu
19 febbraio 2019
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“Il metodo analogico è, quindi, il modo più naturale di apprendere mediante metafore e analogie, come fanno i bambini che imparano a giocare, a parlare o usare il computer ancor prima degli adulti”, sostiene Camillo Bortolato.

«I bambini sono intelligenti. Sono grandi e vogliono apprendere velocemente. Per questo, ho ideato un metodo che porga loro gli insegnamenti a pioggia e non a goccia». Il maestro Camillo Bortolato, ideatore del metodo analogico che porta il suo nome, non poteva che usare un’analogia per definire, in breve, quella modalità di insegnamento nelle prime classi della scuola primaria che ha utilizzato in più di 40 anni di insegnamento e che, pian piano, è stata sposata da migliaia di maestri del Paese. Un metodo che Bortolato – insegnante e pedagogista che da molti anni affianca alla didattica un’intensa attività di ricerca sulle metodologie e sugli strumenti di insegnamento soprattutto della matematica – ha ideato e messo a punto per andare incontro alla naturale predisposizione all’apprendimento dei bambini.
«Ho cominciato a insegnare ai bambini – racconta – nel 1975 e ho lavorato attivamente a scuola cercando sempre con i miei alunni una strada che portasse ad apprendere con meno fatica e più soddisfazione. Ho utilizzato sin da subito il mio metodo perché mi ricordavo perfettamente cosa prova un bambino a sopportare il tempo che non passa, la lentezza dell’insegnamento che è davvero un’ingiuria alla sua intelligenza. Credo molto nella potenza della visione d’insieme che può essere d’aiuto a non perdere la strada e indica la direzione da seguire».
Il metodo analogico è, quindi, il modo più naturale di apprendere mediante metafore e analogie, come fanno i bambini che imparano a giocare, a parlare o usare il computer ancor prima degli adulti.
«Si tratta – spiega Bortolato – di applicare a scuola il metodo che i bambini usano naturalmente a casa: loro hanno bisogno di vedere la totalità, di avere tutto subito e non che gli vengano centellinate nozioni in vari momenti. È un po’ come pensare di far vedere loro un cartone di un’ora spezzettato in 60 puntate da un minuto: perdono l’entusiasmo, subentrano la noia e la nausea. Per questo, per esempio, con il metodo analogico, ai bambini viene proposto tutto l’alfabeto in una volta, e solo più avanti ci si focalizza su certe peculiarità. Si tratta di una sorta di insegnamento “al volo” che è un po’ come vedere l’immagine finale del puzzle, prima di andare a controllare ogni singolo incastro».
L’approccio analogico si rivela particolarmente valido nell’apprendimento della matematica. «I bambini – dice – sono disorientanti dallo studio delle cifre, mentre le cifre dovrebbero essere ininfluenti e indipendenti dal calcolo. Nel calcolo a mente, infatti, anche gli analfabeti possono essere bravissimi perché visualizzano le immagini, vedono le quantità, tagliano, spostano e incollano. La Linea del 20 che ho messo a punto sviluppa il calcolo mentale simulando il funzionamento delle mani, un vero e proprio computer analogico fornito dalla natura».

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Secondo Camillo Bortolato “Con il metodo analogico, ai bambini viene proposto tutto l’alfabeto in una volta, e solo più avanti ci si focalizza su certe peculiarità. Si tratta di una sorta di insegnamento “al volo” che è un po’ come vedere l’immagine finale del puzzle”,Image by iStock

Il metodo analogico Bortolato continua, anno dopo anno, a destare l’attenzione di sempre più insegnanti che lo adottano nelle loro classi. «In Italia – dice – non c’è ancora una didattica standardizzata e ogni insegnante ha la libertà di insegnare come vuole, purché lo faccia bene e raggiunga i risultati. Di fatto è stato il passaparola a farlo conoscere a tanti insegnanti che oggi lo adottano autonomamente in tante classi italiane, facendo in modo che i bambini siano felici, perché un bambino che apprende con facilità, è un bambino felice».

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