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Centri commerciali con prodotti scadenti: clienti a rischio ipertensione

E' ciò che emerge dal lavoro condotto dai ricercatori della City University di Londra che hanno effettuato check-up medici all’interno di sette ipermercati diffusi in diversi punti del Paese

Fabio Di Todaro
12 febbraio 2019

Il messaggio, sdoganato tal quale, rischia di essere oltremodo forte. «Le persone che frequentano alcuni centri commerciali poco sani corrono il rischio di soffrire di ipertensione», è il sunto che emerge da una ricerca pubblicata sulla rivista «Bmc Health», contenente i risultati di un lavoro di misurazione della pressione arteriosa condotto in sette strutture inglesi. Ma se le conclusioni sono preliminari e necessitano diulteriori riscontri, l’indizio che lascia la ricerca non è da sottovalutare. Se si frequentano centri commerciali in cui vengono venduti prodotti di minore qualità, il rischio è quello di compiere scelte contro la nostra salute.

AMBIENTE, STILE DI VITA E SALUTE – Il messaggio emerge dal lavoro condotto dai ricercatori della City University di Londra, che hanno effettuato check-up medici all’interno di sette ipermercati diffusi in diversi punti del Paese. Agli avventori è stato offerto uno screening per le malattie oculari, oltre alla misurazione della pressione arteriosa: al fine di attrarre potenziali volontari attraverso un esame più familiare e comprensibile. Obbiettivo degli autori dello studio era quello di rilevare la presenza di un fattore di rischio che, se rilevato regolarmente, favorisce l’insorgenza di malattie cardiovascolari anche potenzialmente mortali, come per esempio l’infarto. Analizzando i dati a loro disposizione, i ricercatori hanno evidenziato un legame fra il numero di adulti volontari con sospetta o diagnosticata ipertensione (quando il livello è uguale o supera costantemente 140/90) e la loro abitudine a frequentare centri commerciali più «insani». Nei quattro centri meno salutari selezionati (a Coventry, Preston, Northampton, Stoke-on-Trent), infatti, 45 dei 199 adulti (22,6 per cento) sottoposti alla misurazione registravano alti livelli pressori.  Mentre nei tre ritenuti «sani» (Bristol, Cambridge, Nottingham), livelli elevati di pressione arteriosa sono stati riscontrati in 20 dei 152 adulti (13,1 per cento) sottoposti alla misurazione.

centri commerciali, ipertensione, malattie cardiovascolari

La differenza fra i livelli di pressione arteriosa registrati nelle due tipologie di centri commerciali è significativa ed è stata tradotta in un’aumentata probabilità (del 72 per cento) di sospetta diagnosi o diagnosi di pressione alta emessa in un centro commerciale «non sano», in confronto a uno «sano», Foto: Pixabay

LA CLASSIFICAZIONE DEI CENTRI COMMERCIALI – La differenza fra i livelli di pressione arteriosa registrati nelle due tipologie di centri commerciali è significativa ed è stata tradotta in un’aumentata probabilità (del 72 per cento) di sospetta diagnosi o diagnosi di pressione alta emessa in un centro commerciale «non sano», in confronto a uno «sano». Il team di ricercatori, per classificare i centri commerciali in «healthy» (salutari) e «unhealthy» (non salutari), si è basato sul rapporto della Società di salute pubblica britannica. Un centro commerciale rientra nella categoria negativa se presenta fra i negozi messi a disposizione dei clienti un fast-food da asporto, un centro scommesse, un centro di abbronzatura o un erogatore di prestiti. Quattro di quelli in questione sono stati scelti nella classifica dei dieci centri meno salutari, mentre gli altri tre sono stati selezionati tra i primi quindici di quelli più salutari. «La ricerca illustra come le attività meno sane si concentrino in aree dove la popolazione ha aspettative di vita inferiori alla media – afferma Shirley Cramer, membro della Società di salute pubblica britannica -. I centri commerciali meno sani che hanno accolto i checkpoint medici provvisori sono tutti situati nelle aree fra le più socialmente svantaggiate del Regno Unito. Svelare e smantellare queste disuguaglianze sanitarie è una priorità di salute pubblica». Discorso che può essere esteso a qualsiasi locale poco votato a promuovere la salute. Tutto ciò conferma l’importanza che l’ambiente riveste sulle nostre scelte. E, a conti fatti, sulla nostra salute.

Twitter @fabioditodaro

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