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Conoscere l’ansia per combatterla in modo adeguato (ed efficace)

Fabio Di Todaro
17 Agosto 2020

La paura di non farcela, l’agitazione in attesa di un risultato, sentirsi sotto pressione, un nervosismo diffuso: sono queste le sensazioni più di frequente descritte da chi soffre di disturbi d’ansia o di stati d’ansia; come se non bastasse, poi, queste sensazioni possono viaggiare a braccetto con diversi problemi fisici (mal di schiena, mal di testa, nausea, tachicardia, tremori, difficoltà di respiro e svenimento).

Tutte insieme, seppur diverse per intensità e durata, queste varigate manifestazioni appartengono alla famiglia dei disturbi d’ansia, per cui non esistono soluzioni definitive. Ma la ricerca neuroscientifica fa continui progressi per sviluppare nuovi strumenti diagnostici e trattamenti più efficaci.

stati di ansia

Foto di Love Art. Live Art. da Pixabay

L’ansia di stato e l’ansia di tratto

Va in questa direzione lo studio di ricercatori e ricercatrici dell’Università di Trento, pubblicato sulla rivista «Scientific Reports», che aiuta a distinguere tra diverse forme di ansia e a individuare, per ognuna di esse, le soluzioni più adeguate.

Il team ha investigato cosa accada nel cervello di persone affette da due delle principali tipologie di ansia:

  1. Ansia di stato (una condizione temporanea)
  2. Ansia di tratto (che, invece, è una forma stabile, cronica)

Spiega Nicola De Pisapia, ricercatore del Dipartimento di Psicologia e Scienze cognitive dell’Ateneo di Trento e coordinatore dello studio: «Oggi vi sentite particolarmente tesi, mentre di solito siete persone calme e tranquille? In questo caso si parla di ansia di stato. Se invece siete stranamente tranquilli, in contrasto con una generale tendenza al nervosismo, avete ansia di tratto. Quindi, l’ansia di stato riguarda il breve termine, mentre l’ansia di tratto è una caratteristica stabile di una persona».

Dall’esperienza clinica emerge, tra l’altro, che gli individui affetti da ansia di tratto hanno difficoltà nel gestire situazioni stressanti, sono esposti al rischio di depressione, hanno funzioni cognitive alterate, una minore competitività e una predisposizione a sviluppare disturbi psicopatologici.

LEGGI ANCHE >>> Rimedi omeopatici contro l’ansia: ecco quali sono <<<

Riconoscere il tipo di ansia per trattarla in modo adeguato

Riconoscere subito la natura dell’ansia di cui una persona soffre aiuta a scegliere il trattamento più adeguato ed efficace e a evitare che la forma episodica diventi un problema cronico.

«Il nostro studio rende evidente quanto sia importante fare in modo che l’ansia di stato non si trasformi in ansia di tratto, che è la forma cronicizzata. Una misura di contrasto sono le pratiche per diminuire l’ansia appena si presenta, ad esempio con tecniche di rilassamento, attività motoria e altre iniziative finalizzate a un benessere complessivo della persona», aggiunge De Pisapia.

Lo studio era mirato a una migliore comprensione delle basi neurali dei due tipi di ansia. «Il nostro gruppo di ricerca ha dunque osservato e misurato aspetti anatomici e attività a riposo del cervello in più di 40 individui tramite risonanza magnetica. Abbiamo poi correlato queste misurazioni con le variazioni di ansia di stato e di tratto nei partecipanti attraverso questionari standard, utilizzati anche nella pratica clinica. È emerso che gli aspetti più stabili legati all’ansia di tratto sono associati a specifiche configurazioni anatomiche, e dunque fisse, che portano a sviluppare pensieri negativi ripetitivi e incontrollati, mentre gli aspetti temporanei dell’ansia di stato sono correlati alla connettività funzionale del cervello, che è un’attività dinamica».

Donna che piange

Foto di Kat / on Unsplash

Fermare l’ansia prima che diventi cronica

In altre parole l’ansia di tratto si può ricondurre a degli aspetti anatomici permanenti (nella corteccia mediale prefrontale e anteriore cingolata), a differenza dell’ansia di stato, che invece si caratterizza per degli «intoppi» episodici nelle attivazioni cerebrali.

Dalla ricerca condotta all’Università di Trento emergono indicazioni anche per la pratica clinica. «In base a ciò che abbiamo osservato – conclude De Pisapia – un miglioramento della regolazione dell’ansia potrebbe essere ottenuto con la farmacologia o con i metodi di neurostimolazione in soggetti con ansia ad alto tratto. Infine, questi risultati possono portare alla creazione di nuovi strumenti diagnostici e trattamenti volti a migliorare i disturbi d’ansia e a fermare l’ansia prima che degeneri nella forma cronica».

Twitter @fabioditodaro

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