Wise Society : Siti Unesco in Italia: le chicche da visitare da nord a sud

Siti Unesco in Italia: le chicche da visitare da nord a sud

di Paola Greco
18 Luglio 2022

Sono tantissimi i siti Unesco in Italia: molti di questi, tuttavia, non sono poi così noti. Ecco allora una guida con le chicche da non perdere, alla scoperta delle meraviglie nascoste lungo la Penisola

L’Italia nasconde bellezze naturali, paesaggistiche, artistiche e architettoniche di valore inestimabile. E non deve stupire che lungo la Penisola siano tantissimi i siti che l’Unesco ha dichiarato patrimonio mondiale dell’umanità. E allora mettiamoci subito in viaggio fra le meraviglie del nostro paese, scoprendo il suo patrimonio unico al mondo. Perché al fianco dei monumenti più conosciuti, in Italia si nascondo siti Unesco poco conosciuti ma, non per questo, meno affascinanti.

Siti Unesco in Italia: valle dei templi ad Agrigento

Siti Unesco in Italia: Valle dei Templi ad Agrigento – Foto di Pier Averara / Unsplash

Quanti sono i siti UNESCO in Italia e nel Mondo?

L’UNESCO ha riconosciuto, fino ad oggi, un totale di 1154 siti (897 siti culturali, 218 naturali e 39 misti) presenti in 167 Paesi del mondo. La lista comprende siti naturali, archeologici, monumenti, ville, dimore storiche, città e isole. Ma non è tutto! Il patrimonio culturale di una nazione comprende anche tutte le tradizioni orali, come il linguaggio, le arti dello spettacolo, le pratiche religiose, i riti e feste trasmesse da una generazione all’altra e per questo motivo l’Unesco ha adottato nel 2003 La Convenzione per la Salvaguardia del patrimonio culturale immateriale.

Siti Unesco in Italia

Attualmente l’Italia detiene il maggior numero di siti inclusi nella lista dei patrimoni dell’umanità: ben 58 siti. Di questi 5 sono siti naturali (Isole Eolie, Monte San Giorgio, Dolomiti, Monte Etna, più il sito transnazionale “Foreste primordiali dei faggi dei Carpazi e di altre regioni d’Europa”, che solo in Italia conta 13 faggete vetuste sparse su tutto lo stivale), 8 sono paesaggi culturali (Costiera Amalfitana, Portovenere, Cinque Terre e Isole, Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, con i siti archeologici di Paestum, Velia e la Certosa di Padula, Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia, Val d’Orcia, Ville e giardini Medicei in Toscana, Paesaggi vitinicoli del Piemonte).

I patrimoni culturali annoverano poi i centri storici delle nostre città più belle, tra cui primeggiano quelli di Firenze e Roma ovviamente – che da sole vantano la più forte concentrazione di opere d’arte conosciute in tutto il mondo – e poi ancora palazzi reali, siti rupestri, monumenti paleocristiani, aree archeologiche, terme… per citarne solo alcuni.

Ci sono poi, solo da qualche anno, i “patrimoni culturali immateriali”: per quanto riguarda l’Italia, che ne vanta 15, comprendono cose tipo l’arte dei pizzaiuoli napoletani e la dieta mediterranea, i Pupi siciliani ed i canti sardi, la transumanza e la cerca e cavatura del tartufo, l’arte del vetro e dei muretti a secco, e finanche alcune feste di paese e la perdonanza celestiniana.

Se si pensa che i siti Unesco italiani rappresentano esclusivamente i beni ritenuti “patrimonio mondiale dell’umanità” – un numero molto esiguo di tutta l’arte, la cultura, le tradizioni, la ricchezza paesaggistica e naturalistica che in Italia diamo per scontati – è facile renderci conto di come il Belpaese – è proprio il caso di dirlo – sia letteralmente un grande patrimonio diffuso che raccoglie gran parte della bellezza immaginabile.
Basti pensare che l’Italia vanta più di 4.900 tra musei, aree archeologiche, monumenti e ecomusei aperti al pubblico. E non stiamo contando tutte le opere d’arte contenute in questi musei, nelle nostre splendide chiese e nelle residenze private, nonché l’infinità di cortili, scorci, panorami mozzafiato, tramonti sul mare, villaggi di pescatori, tonnare…. di cui è cesellata la nostra meravigliosa penisola. I “soli” siti Unesco, per certi versi, rappresentano l’essenza stessa di tutto questo folgorante splendore, tanto che non solo noi, ma l’intera umanità se ne ritiene erede.

Andiamo allora a vedere quali sono i siti Unesco più particolari e meno scontati d’Italia, in un viaggio immaginario da nord a sud. Ma prima una doverosa precisazione: in questa carrellata ci sono tanti assenti illustri. Mancano luoghi famosi per la loro bellezza, soprattutto del centro e del sud, perché in realtà si tratta dei siti più conosciuti. Qui l’intento è proprio quello di scoprire i patrimoni Unesco meno noti.

Basilica di San Francesco ad Assisi

Siti Unesco: Basilica di San Francesco ad Assisi – Foto di Enrico Tavian / Unsplash

Siti unesco in Piemonte: Ivrea, città industriale del XX secolo

Fondata nel 1908 da Camillo Olivetti, Ivrea nasce come progetto industriale e socio-culturale. Camillo e poi ancor di più il figlio Adriano sono considerati unanimemente degli imprenditori illuminati, geni visionari che hanno dato forma a un modello alternativo. Un modello che rappresentasse una visione della vita di fabbrica molto più attenta ai diritti degli operai e al benessere della comunità, allo scopo di creare ricchezza e posti di lavoro, ricercando costantemente l’equilibrio tra profitto, democrazia e giustizia sociale. Insomma un moderno welfare prima che fosse di moda.

La città di Ivrea è la più grande testimonianza, concreta e non utopica, di questo modo di fare industria, tanto da rappresentare la risposta alle sfide poste dalla velocissima evoluzione industriale e sociale. Progettata da alcuni tra i più noti urbanisti e architetti italiani del ‘900, si estende per oltre 71 ettari, ed è costituita da 27 beni tra edifici e complessi architettonici costruiti tra il 1930 ed il 1960 e destinati alla produzione, ai servizi sociali e alla residenza per i dipendenti dell’industria Olivetti. Ivrea, città industriale del XX secolo, è patrimonio Unesco dal 2018.

Siti Unesco in Italia: Ivrea

Ivrea – Foto Shutterstock

Siti Unesco del Veneto: le colline del prosecco di Conegliano e Valdobbiadene

Un “piccolo mondo antico” fatto di vigne lavorate a mano su pendii scoscesi: un esempio della dedizione umana che, da secoli, modella questo terreno aspro, adattandolo alla coltivazione della vite su strette terrazze erbose. Fin dal XVII secolo l’uso di questi ciglioni ha creato un particolare paesaggio a scacchiera formato da filari di viti parallele e verticali rispetto alla pendenza, Nel XIX secolo la tecnica di coltivazione della vite denominata “bellussera” ha contribuito a comporre le caratteristiche estetiche del paesaggio. La “bellussera” è stata ideata dai fratelli Bellussi per combattere la Peronospora alla fine dell’800, e consiste in una particolare disposizione geometrica delle piante di vite, che rende il vigneto, visto dall’alto, un gigantesco alveare. Il caratteristico aspetto a mosaico del paesaggio è il risultato di una sapienza antica e rispettosa dell’ambiente: i piccoli vigneti infatti coesistono con boschi, siepi e filari di alberi che fungono da corridoi per collegare tra loro i diversi habitat. Il tutto spolverato con villaggi e borghi, lungo le strette vallate o arroccati sulle creste. Le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene sono patrimonio dell’UNESCO dal 2019.

Siti Unesco del Veneto: orto botanico di Padova

Quello di Padova, creato nel 1545, è il più antico orto botanico universitario del mondo, nonché il più antico dell’occidente, che ancora conservi la sua forma e collocazione originali. Destinato inizialmente alla sola coltivazione delle piante officinali, che rappresentavano la principale risorsa terapeutica del tempo, l’Orto padovano costituì un passo avanti fondamentale per la storia della medicina e della scienza botanica: infatti, rappresentava per gli studenti la possibilità di poter ricevere anche una preparazione pratica, oltre che teorica. L’Orto fu continuamente arricchito di piante provenienti da tutte le parti del mondo, tanto da diventare un importante punto di riferimento. Nell’Orto sono attualmente coltivate circa 6.000 piante di tutti i tipi, di tutti i climi e continenti. Tra queste degni di particolare interesse sono alcuni alberi piantati nel 1700 ed addirittura due risalenti alla seconda metà del 1500. Inoltre l’Orto Botanico rappresenta anche un esempio prestigioso dei canoni estetici del Rinascimento per l’architettura dei giardini: la sua forma ricorda lo schema della città ideale del Rinascimento. L’Orto Botanico di Padova è patrimonio Unesco dal 1997.

Vista sull'orto botanico di Padova

Vista sull’orto botanico di Padova – Foto Shutterstock

Siti Unesco transazionali: opere di difesa veneziane del XVI E XVII secolo

Questo è un sito transnazionale, cioè è un po’ come se fosse un museo diffuso e comprende 6 strutture dislocate in Italia, Croazia e Montenegro. Si tratta dell’ampia e innovativa rete difensiva stabilita dalla Repubblica di Venezia ed ha un eccezionale valore storico, architettonico e tecnologico. Per l’Italia, fanno parte del sito Unesco le opere di difesa presenti a Peschiera del Garda, a Bergamo e a Palmanova. Patrimonio dell’Unesco dal 2017.

Siti Unesco in Lombardia: Bergamo

L’imponente cinta muraria che circonda la città alta di Bergamo si estende per più di 6 Km, raggiungendo in alcuni punti l’altezza di 50 mt, ed è dotata di quattro porte monumentali che consentono l’accesso nel centro storico. Queste mura sono state costruite per essere inespugnabili e scoraggiare i nemici: hanno di fatto avuto la fortuna di non subire attacchi bellici, nemmeno in tempi recenti, per cui sono praticamente intatte.

Siti Unesco in Veneto: Peschiera del Garda

Peschiera è caratterizzata da una fortificazione a pianta pentagonale, con un bastione per ogni vertice, e da una posizione spettacolare. Incastonata tra le ramificazioni del fiume Mincio, navigabile fin dal tempo dei romani, Peschiera racchiude un fascino senza tempo, con gli imponenti bastioni sembrano emergere dalle acque.

Sito Unesco del Friuli Venezia Giulia: Palmanova (Ud)

Città fortezza a forma di stella a nove punte, costruita dalla Serenissima per essere il centro strategico per neutralizzare la minaccia ottomana e austriaca. La particolare struttura esagonale e la sua perfetta simmetria rendono Palmanova una città unica nel suo genere: il nucleo urbano è contenuto all’interno di tre cinte murarie concentriche, di cui due sono le mura veneziane, mentre il perimetro più esterno è francese. Palmanova rappresenta la “città fortificata ideale“, perfetto connubio tra le utopie rinascimentali e le teorie militari del tempo.

Siti Unesco in Italia: vista aerea su Palmanova

Vista aerea su Palmanova – Foto Shutterstock

Sito Unesco della Liguria: Genova, le Strade Nuove e il sistema dei Palazzi dei Rolli

Tra il Cinquecento e il Seicento a Genova fu promosso un progetto residenziale per la realizzazione di un sistema di nuove strade e palazzi di rappresentanza, nei quali si insediarono le autorità e le più nobili famiglie cittadine. Cosa non facile se si considera che il centro di Genova, oltre ad essere già molto popolato, presentava una conformazione del territorio poco agevole, stretto com’è tra il mare e i rilievi. Fu per questo che i palazzi vennero articolati su più livelli, secondo uno sviluppo verticale, ed arricchiti con loggiati e cortili sontuosi, spettacolari scalinate ed interni impreziositi da stucchi e affreschi. Sorsero così Palazzi dei Rolli lungo le Strade Nuove, con l’intento di dar vita ad un originale modello amministrativo che fu d’esempio per l’intera Europa: le famiglie nobili che vi abitavano, avevano infatti l’onore e l’onere di accogliere nello sfarzo delle loro dimore le visite di Stato e i viaggiatori illustri – principi, ambasciatori, prelati – consolidando così l’immagine ed il ruolo diplomatico della Repubblica di Genova del “Secolo d’oro”. ll Sito Unesco di Genova include 42 palazzi rinascimentali e barocchi lungo le cosiddette “Strade Nuove”. Le Strade Nuove e il Sistema dei Palazzi dei Rolli sono patrimonio dell’Unesco dal 2006.

Siti Unesco dell’Emilia Romagna: i portici di Bologna

I portici bolognesi sono considerati i più rappresentativi tra i portici cittadini: costruiti in legno, pietra, mattoni o cemento armato, ricoprono piazze, sentieri e passaggi pedonali, offrendo riparo dalle intemperie e dal sole, per un totale di 62 chilometri, di cui 42 dentro le mura, tanto che si dice che, se piove a Bologna, si può uscire senza ombrello, tanto caratteristici, da essere espressione ed elemento identitario della città. Da sempre rappresentano il punto d’incontro tra “il dentro” e “il fuori”, rappresentando di fatto un prolungamento degli spazi privati per uso pubblico, tanto da essere caratterizzati da pavimenti alla veneziana, tipici sia dei portici che delle case. Non esiste città al mondo con più portici di Bologna: la prima testimonianza dei portici risale all’anno 1041, ma la loro massiccia espansione si ebbe a partire dalla fine del 1200, quando un bando stabilì che tutte le nuove case dovessero essere costruite con il portico, mentre quelle vecchie erano tenute ad aggiungerlo. Il sito seriale comprende 12 gruppi di portici e le circostanti aree edificate. I Portici di Bologna sono patrimonio dell’Unesco dal 2021.

Siti Unesco in Toscana: centro storico di San Gimignano

San Gimignano sorge tra le magnifiche colline senesi, ancora protetto dalle mura duecentesche, che avvolgono un paese medievale di intatta bellezza, immerso nella Toscana dei colli assolati, dei campi di grano e dei pregiati vitigni. Oltrepassare quelle mura equivale ad un salto nel tempo: l’atmosfera da borgo trecentesco rappresenta uno dei migliori esempi europei di organizzazione urbana dell’età comunale, testimonianza di eccezionale valore storico-culturale della civiltà medievale per la sua omogeneità architettonica e la sua originale disposizione urbana. In lontananza, San Gimignano appare come una foresta di torri che si stagliano verso il cielo: delle 72 torri gentilizie, sono 14 quelle rimaste ancora intatte, custodi di un’atmosfera feudale, in perfetta sintonia col paesaggio. Il merito per aver preservato l’autenticità di questo paese, cristallizzato nel tempo, va alla rigida applicazione dei principi di restauro, per i quali vengono usati solo materiali e tecniche tradizionali. Il centro storico di San Gimignano è patrimonio dell’Unesco dal 1990.

Vista su San Gimignano

Vista su San Gimignano – Foto Shutterstock

Siti Unesco in Puglia: Castel del Monte

Castel del Monte domina il paesaggio da un’altura delle Murge, in Puglia, vicino Andria.
Costruito nel 1240 per volere di Federico II di Svevia – uomo illuminato, colto e raffinato mecenate -, il Castello riflette la visione umanistica dell’Imperatore e re di Sicilia, la sua passione per la matematica, la poesia, la filosofia, l’astronomia. Fu realizzato in pietra calcarea, breccia corallina rossa e marmo seguendo raffinati canoni matematici, geometrici ed astronomici: basti pensare che in determinati periodi dell’anno, come nei giorni del solstizio e dell’equinozio, la posizione del castello crea particolari effetti di luci e ombre che ne evidenziano la studiata perfezione. Il Castello possiede un valore universale eccezionale per la precisione e l’armonia delle sue forme: l’ottagono, che ricorre in modo quasi ossessivo, rappresenta la mediazione tra quadrato e cerchio, tra terra e cielo. Una figura insolita, che fa del maniero di Federico II un unicum, fuori dagli schemi e da ogni regola artistica sulla costruzione dei castelli. Gli elementi di armonia tra diverse culture del nord Europa fino a quelle dell’antichità classica, passando per quelle del mondo mussulmano, sono presenti sia nella struttura architettonica, che in quella decorativa. Castel del Monte è patrimonio dell’Unesco dal 1996.

Sito Unesco in Sicilia, Piazza Armerina, Villa romanda del Casale

La Villa del Casale si trova nel territorio di Piazza Armerina (Enna), e rappresenta uno degli esempi più eccelsi e meglio conservati di villa romana di lusso di epoca tardo-imperiale. Una villa sontuosa che si estende per circa 3.500 metri quadri di superficie, ricoperti dai suoi celebri mosaici (IV secolo d.C.), tra i più belli in situ e in perfetto stato di conservazione. Queste opere, oltre a permetterci di godere di una maestosa bellezza, sono una delle più importanti testimonianze del più grande Impero di sempre, in quanto restituiscono con vivido realismo un dettagliato affresco del tempo, tra scene di caccia, di giochi e di vita quotidiana. La struttura, composta in origine da circa cinquanta ambienti (tra cortili, gallerie, bagni, locali residenziali e di servizio, le terme e la basilica), è costituita da quattro diversi complessi edilizi. Si accede, attraverso un ingresso monumentale, in un vestibolo poligonale. Da qui si passa alla palestra e alle terme, per poi arrivare al corpo centrale della Villa. All’interno si trova un giardino, con una grande vasca centrale, su cui si affacciano cucine, camere da letto ed un piccolo santuario.
Si accede poi agli ultimi due complessi caratterizzati da superbe raffigurazioni della mitologia classica e dal ciclo figurativo della “Grance Caccia”, uno dei mosaici pavimentali più straordinari e celebri. Villa Romana del Casale è patrimonio Unesco dal 1997.

Siti Unesco in Sardegna: Su Nuraxi di Barumini

Il villaggio di Barumini si trova al centro della Marmilla, nel cuore della Sardegna. Fin dalla preistoria fu il centro principale di un territorio ricchissimo: qui sorge ancora un imponente complesso monumentale a scopo difensivo, Su Nuraxi, che rappresenta il nuraghe meglio conservato tra quelli presenti nella zona, nonché la più preziosa eredità della civiltà nuragica, che abbracciò un periodo di tempo che va dall’ età del bronzo (2.300-1.800 a.C.) fino al II secolo d.C. Il nuraghe di Su Nuraxi è formato dalla caratteristica torre centrale conoidale, originariamente alta più di 18 metri, realizzata attraverso la disposizione a secco di grandi pietre, in cerchi concentrici sovrapposti che si stringono verso la sommità. La torre centrale fu successivamente inglobata è circondata da un recinto a forma di quadrilatero, formato da 4 torri collegate da poderose mura. Attorno a questa piazzaforte vi sono i resti di una seconda cinta muraria e di un villaggio fortificato formato da piccole capanne a pianta circolare. Su Nuraxi di Barumini è patrimonio dell’Unesco dal 1997.

Su Nuraxi a Barumini

Su Nuraxi a Barumini – Foto Shutterstock


Che cos’è l’Unesco

L’Unesco è l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura: istituita a Parigi nel 1946, all’indomani dei confitti mondiali e dell’incredibile carico in termini di vite umane perse, è nata dalla generale consapevolezza che gli accordi politici ed economici non sono sufficienti per costruire una pace duratura. L’Unescp riconosce il valore salvifico dell’educazione, della scienza e della cultura: questi sono i capisaldi per consentire la collaborazione tra nazioni, e quindi il rispetto universale della giustizia, dei diritti, della diversità e libertà altrui, senza distinzioni alcune.

Gli Stati appartenenti alle Nazioni Unite hanno chiosato così la nascita dell’Unesco:

“I Governi degli Stati membri della presente Convenzione, in nome dei loro popoli, dichiarano: che, poiché le guerre nascono nella mente degli uomini, è nello spirito degli uomini che devono essere poste le difese della pace.”

Oggi l’Unesco lavora per creare politiche capaci affrontare le problematiche sociali, ambientali ed economiche secondo i valori dello Sviluppo Sostenibile attraverso la promozione del dialogo interculturale, l’accesso universale alle nuove tecnologie dell’informazione e la comunicazione e la diffusione della conoscenza scientifica allo scopo di prevenire disastri ambientali. Questo immane Patrimonio è il lascito dell’umanità alle generazioni future, il nostro retaggio, la nostra essenza migliore.


Paola Greco

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