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Coppie in lockdown: come vivere il rapporto a distanza?

Tra le conseguenze della quarantena, la lontananza forzata per molti innamorati. Una prova dalle tante insidie. I consigli della psicologa Marzia Terragni per viverla al meglio

Marzia Terragni*
19 Aprile 2020

In molti oggi si stanno occupando e preoccupando degli effetti che il lockdown per il Coronavirus sta avendo sulle famiglie e sulle coppie per la convivenza “forzata” h24.
Ma cosa sta succedendo, invece, a quelle coppie costrette a vivere il proprio rapporto a distanza? Quelle che, a causa della quarantena, non possono più trascorrere di persona del tempo insieme?

Le problematiche derivanti dalla distanza forzata possono essere parecchie: per fidanzati, più o meno giovani, abituati magari a vedersi tutti i giorni e anche a condividere alcuni brevi periodi insieme; per le persone che proprio in questi mesi avrebbero dovuto sposarsi, ma che hanno visto sfumare progetti e, in parte, soldi già investiti (che non sempre riescono facilmente a essere recuperati); per famiglie allargate che non risiedono nella stessa abitazione, ma che sono solite trascorrere lunghi tempi insieme, a casa dell’uno o dell’altra, con i rispettivi figli.
Ecco, possiamo immaginare che, forse, per queste coppie mantenere una relazione viva e soddisfacente sia ancora più complesso che non per quelle che devono condividere tempi e spazi tutto il giorno, tutti i giorni.

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Foto: Anthony Tran / Unsplash

Coronavirus, amore e sessualità a distanza

I partner non conviventi, infatti, si trovano in primo luogo ad essere privati di uno degli aspetti che primariamente rende tale una coppia: la sessualità. L’intimità legata al contatto fisico, al piacere, alla possibilità di riparare attraverso il corpo i piccoli strappi emotivi, da un giorno all’altro non è più possibile e il massimo della vicinanza è data dalle videochiamate.
Le variabili da mettere in conto per una valutazione prognostica dell’impatto della quarantena su ciascuna di queste coppie, poi, sono molte. Conta il tipo di relazione che si è instaurata, ovviamente, il fatto di sentirsi o meno all’interno di un rapporto stabile di fiducia, ma anche di essere o meno all’interno di una coppia che nel tempo ha imparato a lasciare ai partner dei margini di autonomia e di indipendenza, anziché costruirsi attorno a uno stile maggiormente simbiotico, dove pertanto sento che – se l’altro non c’è – è come se mi venisse a mancare una parte imprescindibile di me stesso.
Ci sono in gioco poi anche le variabili individuali e quindi come l’idea della solitudine faccia risuonare le corde di ciascuno, andando a toccare, magari, vecchi vissuti di abbandoni o di rifiuti, che possono indurre anche vere e proprie crisi d’ansia.

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Foto: Kristina Tripkovic / Unsplash

Distanza forzata, una trappola per il rapporto di coppia?

Da quanto tempo la coppia si è costituita, può essere invece una variabile dalla duplice sfaccettatura. Se da un lato, infatti, una giovane coppia non avrà ancora potuto consolidare il proprio legame e pertanto potrà vivere momenti di maggiore insicurezza, dall’altro l’entusiasmo e il coinvolgimento tipici delle prime fasi dell’innamoramento potrebbero divenire un motore importante per investire anche a distanza sulla relazione.

Inoltre l’essere “nuovi” nella vita a due significa da un lato non aver ancora strutturato delle abitudini, senza le quali si rischia di sentirsi smarriti, dall’altro avere una grossa quota di curiosità nei confronti dell’altro che, in un tempo fermo dove i rapporti sono gestiti prevalentemente attraverso la comunicazione verbale, può essere meglio conosciuto senza temere di incappare nei pesanti silenzi di chi “non ha più niente da raccontarsi”.

Ma il problema, al di là di quel che si può immaginare, non è solo di sentire la mancanza dell’altra persona, il peso della solitudine, di baci e abbracci che non possono essere né dati né ricevuti, di tutto quel che non può essere fatto insieme…
Questo forse è l’aspetto più immediato con cui la maggior parte delle persone avrà fatto i conti soprattutto nelle prime settimane di isolamento sociale, per poi accorgersi che il problema, lentamente e subdolamente, cambiava. Infatti, quel che sta accadendo a molti negli ultimi giorni è di scoprire che si sta… sopravvivendo! A dispetto dell’amore per l’altro, di quanto possa essersi sentita la sua mancanza, di quanto non ci si sarebbe aspettati di farcela, in realtà la vita prosegue. E prosegue proprio senza l’altro. Anzi, magari accorgendosi addirittura che ci sono degli aspetti piacevoli dello stare da soli.

Si può trasformare la separazione da quarantena in un punto di forza del rapporto?

Questa sensazione spaventa, soprattutto i più giovani, che sentono messi in discussione i sentimenti, propri e dell’altro, come se nel non struggersi, nel non star solo male, intravvedessero il segnale di un mancato coinvolgimento emotivo di coppia.

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Foto: Nick Fewings / Unsplash

L’essere umano poi fa diventare “abitudine” qualunque azione ripetuta per un tempo pari a circa tre settimane. È il modo in cui la mente si adatta (e pertanto anche un grande aiuto se vogliamo “installare” qualche buona virtù, magari in sostituzione a qualche sgradevole vizio).

Ma ciò significa che in questo tempo ci si sta anche abituando a “stare senza” (luoghi, attività, consuetudini, persone…) e quindi, per non sottoporsi a una dose di stress e di frustrazione di difficile gestione, la mente farà sentire anche sempre meno la mancanza di ciò che non c’è. Il rischio allora è quello di confondere questo meccanismo naturale di auto-protezione con la fine di un sentimento.

Si può, invece, rendere questo che sembra un momento di debolezza della relazione come il vero punto di forza della – presente e futura – vita di coppia. Nel paradosso “sto con te se posso stare senza di te” vive, infatti, il segreto delle unioni che funzionano; non quindi, “sto con te perché ne ho bisogno”, ma “pur potendo stare da solo, scelgo di stare con te perché è un arricchimento della mia vita, un valore aggiunto”.

Coppie a distanza: 3 regole per vivere più sereni il lockdown

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    Marzia Terragni, psicologa, psicoterapeuta familiare ed esperta in Mindfulness

    Non accanirsi nel voler essere presenti a distanza nella vita dell’altro continuamente: meglio coltivare momenti e interessi propri ed avere la sensazione che le chiamate, quando avvengono, siano davvero un’occasione di scambio costruttivo, per raccontarsi, per condividere quel che si è scoperto su se stessi e per informarsi sull’altro

  2. Si possono comunque continuare a coltivare degli interessi comuni, magari partecipando – a distanza – allo stesso corso online di yoga per poi dirsi com’è andata, o scegliere di guardare lo stesso film, o leggere lo stesso libro per poi aprirsi a uno spazio di condivisione
  3. Evitare lunghi scambi via messaggio (ma questo non solo in quarantena) per discutere su un qualunque tema. La forma sintetica e scritta lascia spesso troppi margini di possibile fraintendimento che la distanza amplificherebbe. Meglio allora dare a entrambi qualche ora per “sbollire” e poi affrontare la questione in videochiamata.

*Marzia Terragni, psicologa, psicoterapeuta familiare ed esperta in Mindfulness

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