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Quarantena da Coronavirus: quando la coppia scoppia!

In Cina boom delle separazioni mentre in Italia scatta l'allarme violenza sulle donne: il lockdown può rafforzare o affossare la vita di coppia? Dipende solo da noi. I consigli della psicologa Marzia Terragni

Marzia Terragni*
16 Aprile 2020

Il Coronavirus ha cambiato moltissimo le nostre vite ed abitudini, anche all’interno della coppia. Magari è stato bello i primi giorni: riscoprire un tempo per stare insieme, quando ormai si era abituati a ritmi di vita che proiettavano verso il mondo esterno. Quando le giornate si articolavano su una serrata divisione di compiti per far funzionare tutti gli incastri del sistema-famiglia: chi preparava i bambini la mattina e li portava a scuola, chi li andava a prendere nel pomeriggio e li accompagnava alle varie attività, chi partecipava ad un’assemblea di classe e chi alla pizzata dello sport. Magari poi nel weekend si organizzava una gita con gli amici, compatibilmente con la partita di calcio di uno e la gara di ginnastica ritmica dell’altra…
Quante volte, fino a un mese fa, è capitato di sognare di poter avere qualche ora di tregua da questo tour de force! “Non troviamo neanche il tempo di parlarci se non via whatsapp” è stato a lungo il ritornello di molte coppie (specie di quelle con figli o con carriere impegnative).

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Foto: Tengyart / Unsplash

Come la convivenza H24 sta cambiando le dinamiche di coppia

Ed ora che il tempo per parlarsi c’è, sembra cominci a essere complicato saperlo riempire. Come se, non abituati a condividere così tante ore insieme, si scoprisse che il desiderio che si pensava castrato, si trasforma di fatto in impaccio, nella fatica emotiva di scoprirsi anche un po’ estranei in quattro mura poco abituate a contenere sempre tutti e tutti insieme.
Capita allora che dopo l’iniziale entusiasmo (compatibilmente con i dati dell’Istituto Superiore di Sanità che giornalmente entrano nelle abitazioni di ognuno), perché si possono recuperare le puntate delle serie tv messe in stand-by, perché non si arriva a sera stanchi al punto da non aver nemmeno più voglia di far sesso, succeda che ci si cominci a “pestare i piedi” su spazi e compiti che sembravano attribuiti e definiti, all’interno del vecchio equilibrio.
Capita che magari la moglie si sia sempre lamentata del disordine e ora il marito, che magari non è in smart working come lei, ma in cassa integrazione e ha da occupare il tempo, inizi a sistemare armadietti e scaffali, aspettandosi una qualche riconoscenza. Eppure il suo modo di agire sembrerà a lei intempestivo e magari non in linea con le sue idee di “spazi organizzati”.
È solo un piccolo esempio dei moltissimi che stanno capitando all’interno dei nuclei familiari e che stanno lasciando le coppie interdette davanti a loro stesse. La sensazione, anziché quella attesa della condivisione tanto sperata, diventa quella del sentirsi “invasi” all’interno di quelli che si credevano essere i propri confini, il proprio regno.

Spazi ristretti e crisi di coppia: piccole strategie di sopravvivenza

Diventa allora necessario ridefinirsi, ma anche ri-conoscersi, nel senso letterale di imparare a conoscersi di nuovo, come si è e si è diventati, in questo tempo e in questo luogo. Riscoprire la comunicazione è, quindi, imprescindibile per non abituarsi a vivere tra frecciatine velenose e non-detti che aprono voragini di insoddisfazioni e frustrazioni.
In pratica ciò significa mettersi anche a tavolino, qualche minuto al giorno (magari in un momento di serenità e non successivamente a un battibecco) in cui definire chi si occupa di cosa e, soprattutto, cosa è tollerabile da ciascuno e cosa no.

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Marzia Terragni, psicologa, psicoterapeuta familiare ed esperta in Mindfulness

Perché altrimenti se non si fa estrema chiarezza su questi aspetti, che possono sembrare irrilevanti, ma che alla lunga possono ingenerare fratture profonde, si può rischiare di avere l’impressione di agire a favore dell’altro (magari sforzandosi di stendere il bucato) e di sentirsi ingiustamente trattati con fastidio, anziché con riconoscenza (perché l’altro ritiene che i panni, per poter essere stirati più facilmente, debbano essere stesi diversamente).
E poi vale la pena dedicare un tempo per scegliersi degli interessi da coltivare in comune (chissà che non si possa riapprocciare quel vecchio desiderio di imparare a ballare il tango), ma – non meno importante – preservare anche degli spazi individuali (che siano 15 minuti per dedicarsi alla mindfulness o in generale ad altri tipi di meditazione, o un’ora per leggere un libro o per fare yoga o pilates). Su quest’ultimo punto, paradossalmente, il gioco di coppia diventa fondamentale: ci si può e ci si deve, anche in questo momento, prendere cura dell’altro, permettendogli di prendersi cura di sé, aiutandolo a mantenere i buoni propositi e a non essere per quel tempo disturbato (dai figli, dalle altre “cose da fare”…). E viceversa.

Quarantena: occasione per affossare il legame o rinsaldarlo? A noi la scelta!

Bisogna far tesoro dei dati che ci arrivano dalla Cina, dove, a seguito della sospensione delle restrizioni da “zona rossa”, c’è stato il boom delle richieste di separazione, al punto che in alcune province è stato necessario introdurre un numero massimo di divorzi al giorno, per poterli gestire.
Riuscire a rendere la quarantena un’occasione per rinsaldare un legame, anziché per affossarlo è possibile e richiede in realtà poca fatica. Ma bisogna prenderlo con se stessi e con l’altro come impegno serio e primario, iniziando ad imporsi delle “buone pratiche” affinché diventino consolidate abitudini.

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Foto: Sydney Sims / Unsplash

SOS maltrattamenti e violenza sulle donne tra le mura domestiche

La quarantena però non aumenta solo il rischio di discussioni, ma, in alcune situazioni più al limite (anche se meno di quanto si possa credere), aumenta il rischio che le discussioni degenerino in vera e propria violenza, senza via di fuga.
I maltrattamenti (verso il coniuge e/o verso i figli) all’interno delle mura domestiche sono, in questo momento, amplificati dalla reclusione, dal nervosismo generato dall’effetto “leone in gabbia” e possono scatenarsi per pretesti imprevedibili.
Non c’è giustificazione, mai, a questo tipo di comportamenti. Tollerare, cercare una spiegazione, sperare in un cambiamento, diventano scelte fallimentari che permettono l’innesco di un’escalation senza lieto fine.
È necessario, invece, chiedere subito aiuto a enti e servizi perché possano intervenire in modo tempestivo e salvifico. Oggi alcuni centri per l’aiuto a persone maltrattate, fra cui quelli che fanno capo al Numero 1522 Antiviolenza e Stalking e a D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza, hanno predisposto la possibilità di essere contattati anche attraverso chat di messaggistica, proprio per ovviare alla difficoltà di telefonare, essendo costantemente a “portata di orecchio”.

* Marzia Terragni, psicologa, psicoterapeuta familiare ed esperta in Mindfulness

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