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Longevità e intelligenza: prevenire e tutelare il cervello, chiave della brain health

di Andrea Ballocchi
14 Dicembre 2020

Stefano Cappa, docente di neuroscienze illustra il ruolo che hanno stili di vita appropriati e prevenzione per mantenere il cervello e le attività cognitive in buono stato anche in tarda età

C’è un nesso tra longevità e intelligenza, o più precisamente tra salute cerebrale e capacità cognitive. Ed è un legame su cui la ricerca sta compiendo studi approfonditi per riuscire a tutelare il “motore” alla base dei nostri ragionamenti, il cervello. Il quale non si sviluppa e non invecchia tutto insieme: anzi alcune abilità migliorano con l’età.

Questa è la prima buona notizia; l’altra riguarda la riserva cognitiva che «ci può aiutare a contrastare il decadimento cognitivo dovuto alle malattie del cervello», spiega Stefano Cappa, professore di neurologia allo IUSS e all’IRCCS Fondazione Mondino di Pavia.
È direttamente coinvolto in un progetto tutto italiano di grande rilevanza, denominato Interceptor, co-finanziato (con quasi 3,5 milioni di euro) da Aifa – Agenzia italiana del Farmaco e del ministero della Salute, che vuole mettere in evidenza l’importanza della diagnosi precoce dello stadio prodromico della malattia di Alzheimer.

Longevità cognitiva: ne parliamo con il professor Stefano Cappa

L’obiettivo è identificare il biomarker o il set di biomarker in grado di prevedere con maggiore precisione la conversione della diagnosi di deficit cognitivo lieve in malattia di Alzheimer. L’intento è comprendere quale sia la combinazione di esame che ha un maggiore valore predittivo e valutare il rapporto costi-benefici. Ma è anche un esperto di temi riguardanti la neurologia e la neurobiologia.

Cervello e longevità cognitiva

Foto di ElisaRiva da Pixabay

Professor Cappa, cosa s’intende con intelligenza e come muta con l’età?

Riguardo la definizione di intelligenza non ce n’è una standard. Ce ne sono di vari tipi e alcuni sono soggetti al declino inesorabile dovuto all’invecchiamento. Uno tra questi riguarda tutto ciò che ha a che fare con la velocità, ovvero la capacità di risolvere i problemi più rapidamente possibile. Questi fanno parte della cosiddetta intelligenza fluida che, insieme a quella cristallizzata, è uno dei due fattori dell’intelligenza generale. Altri, invece, sono più resistenti e alcuni possono mostrare anche un miglioramento col progredire dell’età, confermato da studi e da test specifici, uno dei quali riguarda l’arricchimento del vocabolario.

In ogni caso il declino cognitivo è un concetto relativo, perché non tutti invecchiano allo stesso modo: alcuni esprimono enormi capacità intellettive anche in tarda età altri, invece, anche prima dei 65 anni manifestano forme di demenza. Perché accade questo? Dipende da molti elementi, ma ci sono una serie di concause che portano a un invecchiamento di successo oppure a uno patologico, quale può essere un precoce declino cognitivo: il punto comune è il cervello. Quest’organo è alla base delle nostre capacità di risolvere un problema e la salute cerebrale (brain health) è al centro di interesse e di studi mirati a comprendere i meccanismi e trovare chiavi per una longevità cognitiva.

Quali sono gli elementi importanti per preservare la salute del cervello?

Tra un invecchiamento di successo e uno patologico ci sono diverse possibilità intermedie, che risentono di svariati elementi: a parte la componente genetica, contro cui non si può nulla, ve ne sono alcune che hanno un peso specifico elevato. Tra queste le patologie vascolari: proteggere il cervello dal danno vascolare è una strategia considerevole. Altre sono legate allo stile di vita e alla prevenzione medica (controllo pressione arteriosa, glicemia) e quotidiana (fumo, abuso di alcool ecc.).

L’esercizio fisico è un potente fattore di protezione primaria, insieme alla dieta mediterranea, all’igiene del sonno e agli stimoli intellettivi. Ci sono sempre più evidenze che anche l’attività sociale ha un effetto protettivo sulla salute cerebrale. A questo proposito il distanziamento sociale come pur necessaria misura precauzionale per ridurre il contagio da Covid-19 è un elemento che sta scatenando un notevole peggioramento di persone già a rischio cognitivo.

uomo che corre

Foto di Jenny Hill / Unsplash

Tra questi, quali sono i più significativi?

Tra gli elementi rilevanti legati allo stile di vita, l’esercizio fisico anche moderato e una dieta salutare hanno il maggiore impatto riconosciuto.

La qualità dell’aria e quindi l’inquinamento rientrano tra i fattori negativi della longevità cognitiva?

Ci sono dati sempre più convincenti di una correlazione tra l’inquinamento atmosferico e un maggiore rischio di declino cognitivo. Un recente studio pubblicato su Lancet evidenzia che ai nove fattori di rischio potenzialmente modificabili per la prevenzione della demenza (minore livello di istruzione, ipertensione, problemi di udito, fumo, obesità, depressione, inattività fisica, diabete e scarso contatto sociale), se ne sono aggiunti altri tre: consumo eccessivo di alcol, lesioni cerebrali traumatiche e, appunto, l’inquinamento atmosferico. Lo stesso studio segnala che questi 12 fattori contribuiscono per circa il 40% al rischio di sviluppare demenze a livello mondiale che potrebbero teoricamente essere evitate o ritardate sensibilmente.

A proposito di riserva cognitiva: cos’è e quali benefici può offrire?

Negli ultimi 20 anni è stato messo in luce e indagato il concetto di riserva cognitiva. Fondamentalmente, è un concetto legato alla resilienza alla patologia. Seppure studiato con attenzione solo recentemente, è emerso da uno studio molto vecchio di natura anatomo-patologico in cui erano stati studiati i cervelli di anziani deceduti e di cui si aveva conoscenza del loro stato cognitivo in vita. Si è notato che non c’era una relazione diretta tra la “quantità” di patologia rilevabile nel cervello e lo stato cognitivo. Da ciò si può dedurre che il cervello di ogni singolo individuo può presentare meccanismi di compensazione anche in tarda età seppure in presenza di patologie. Il cervello, in pratica, riesce a riorganizzarsi, presentando una plasticità cerebrale, tradizionalmente collegata alle sole prime fasi di vita. Sui motivi sono in corso studi, ma è pensabile a una possibile correlazione con alcuni fattori come a esempio, l’esercizio fisico o l’attività cognitiva. E questo ci porta a mettere in atto due strategie: la prevenzione di una malattia e i meccanismi compensativi in grado di mantenere il funzionamento cerebrale.

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