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La lezione di illycaffè: ecco perché investire in sostenibilità aiuta anche il conto economico

Unica azienda italiana a comparire tra le World’s most ethical companies, appena diventata Società Benefit, è l'esempio lampante di come business, profitto, etica e impatto socio-ambientale non siano in antitesi. Tutt'altro. Ne parliamo col ceo Massimiliano Pogliani.

Vincenzo Petraglia
18 Agosto 2020

Ogni giorno vengono gustate nel mondo ben 8 milioni di tazzine di caffè illy in oltre 140 paesi. Un brand, illycaffè, che è diventato ambasciatore del made in Italy a livello globale, ma anche e soprattutto di un approccio al business che affonda le sue radici nella sostenibilità e nell’economia circolare. Non è un caso che l’azienda triestina abbia appena deciso di fare il salto da società per azioni a Benefit Corporation, avendo quindi come scopo, oltre alla divisione degli utili, anche la creazione di valore per la comunità.

Come non è un caso che per l’ottavo anno consecutivo sia stata inserita (unica azienda italiana) nella lista delle World’s most ethical companies, compilata da Ethisphere Institute, leader globale nella definizione e sviluppo degli standard nell’ambito delle aziende etiche.

Massimiliano Pogliani, amministratore delegato di questo fiore all’occhiello italiano fondato nel 1933, ci spiega come e perché investire in sostenibilità contribuisca in maniera determinante a migliorare anche i dati finanziari di un’azienda, oltre a creare un impatto positivo a livello sociale e ambientale.

I numeri, d’altronde, sono lì a dimostrarlo, visto che illy è un’azienda in salute che nel 2019 ha impiegato 1.405 persone e prodotto un fatturato consolidato di 520,5 milioni di euro.

Massiiliano-Pogliani-ceo_illycaffè

Massimiliano Pogliani, ceo illycaffè: “Investire in sostenibilità ed economia circolare offre alle aziende l’opportunità di ridurre i costi e allo stesso tempo di apportare cambiamenti benefici all’ambiente”.

Per l’ottavo anno consecutivo illycaffè è stata l’unica azienda italiana a essere inserita fra le Most ethical companies. A cosa è dovuto questo risultato?

L’etica è un valore imprescindibile della illycaffè fin dalla sua fondazione. L’impegno a comportarsi in modo etico e corretto nella gestione del business, della filiera produttiva, delle risorse umane e naturali fanno parte del nostro modello di sviluppo. Un modello in continua evoluzione, in grado di interpretare i grandi cambiamenti e che mira a perseguire la qualità del profitto intesa come costruzione e distribuzione di valore durevole, portatore di ricadute positive sulle comunità locali, sui fornitori, sui clienti, sui consumatori e sul territorio.


Come mai siete l’unica azienda italiana? L’Italia forse non è sufficientemente attenta a certi temi?

Siamo tra le poche società del settore Food, Beverage and Agriculture ad avere ottenuto questo riconoscimento e ne siamo fieri. Penso che in Italia siano sempre più numerose le aziende che stanno intraprendendo un percorso virtuoso, consapevoli che l’integrità del business e delle pratiche commerciali etiche rappresentano sempre una scelta vincente.


Siete diventati di recente una Società Benefit. Cosa vi ha portato a fare questa scelta?

Fin dalla sua nascita illycaffè ha orientato le proprie strategie verso un modello di business sostenibile capace di determinare vantaggi competitivi per l’azienda, integrando obiettivi economico-reddituali con aspetti di natura sociale e ambientale. L’adozione dello status di Società Benefit costituisce un passaggio voluto dall’azienda per rendere ancora più esplicito questo principio guida del fare impresa. Abbiamo deciso di inserire nello statuto dell’azienda l’impegno a perpetuare il modello di business proprio della stakeholder company per riaffermare la nostra filosofia di impresa, che è quella di essere un’istituzione sociale che persegue la qualità della vita dei suoi portatori di interesse nel lungo termine attraverso la creazione di valore per tutti gli attori coinvolti lungo la filiera produttiva, nel rispetto dell’ambiente. Un modello di sviluppo sostenibile che perseguiamo tramite la condivisione del valore generato (sostenibilità economica), la crescita personale e un impatto positivo nelle comunità in cui opera (sostenibilità sociale) e il rispetto per l’ecosistema (sostenibilità ambientale).


Cosa cambia per voi e quali gli step successivi che prevedete?

Sono tre gli ambiti di intervento recepiti nello statuto e sui quali l’azienda intende focalizzarsi: il primo è quello della catena responsabile del valore e dell’agricoltura sostenibile che si realizza attraverso l’analisi e il miglioramento degli impatti lungo la filiera del caffè, la ricerca sul campo e il trasferimento di conoscenza, nonché il sostegno all’agricoltura integrata per preservare e migliorare la qualità sostenibile del caffè; il secondo è legato alla qualità della vita, che viene perseguito attraverso i principi della sostenibilità economica, sociale e ambientale e anche favorendo partnership globali finalizzate a questo obiettivo; il terzo riguarda l’economia circolare a beneficio del pianeta che prevede il miglioramento dell’efficienza energetica e del consumo delle risorse per ridurre progressivamente le emissioni lungo la filiera.

tazza illycaffè

Il brand illycaffè è uno dei più noti del Bel Paese a livello globale.

Come avete affrontato il picco dell’emergenza sanitaria legata al Covid-19?

Durante il lockdown essendo tra le categorie merceologiche escluse dal blocco totale siamo riusciti a mantenere la produzione e ci siamo da subito impegnati a mettere in atto i migliori standard di prevenzione, andando anche oltre le norme in vigore. Abbiamo provveduto a distanziare i collaboratori, a modificare i turni di lavoro per evitare la concentrazione delle persone, modificato le zone comuni come docce e spogliatoi per permettere un maggior distanziamento. Abbiamo messo a disposizione dispositivi di protezione individuali, sanificato gli ambienti, fatto in modo che si rispettassero le distanze e implementato il rilevamento della temperatura corporea. Abbiamo elargito un premio per chi ha continuato a lavorare in fabbrica, dando a tutti lo stesso livello di copertura sanitaria: dirigenti, impiegati e addetti alla produzione. Eravamo già impegnati prima dell’emergenza in progetti che favorissero attività di smart working e processi di digitalizzazione, questo ci ha permesso di limitare gli accessi all’azienda e gestire la situazione.


Nei paesi coinvolti nella vostra filiera come come vi siete organizzati a livello di logistica?

Al di là dell’andamento della pandemia che per una realtà globale come la nostra ha fasi acute diverse con cui confrontarsi a seconda delle regioni, la crisi da Covid-19 ha fatto emergere due orientamenti chiave della nostra azienda: sostenibilità e digitalizzazione. Sono proprio questi che ci hanno permesso di non avere difficoltà a livello logistico. Essere sostenibili per noi significa anche avere contratti di fornitura a lungo termine con i produttori. Preferiamo acquistare il caffè appena viene raccolto, in modo da sostenere le comunità che lo producono acquistandolo subito per portarlo da noi a Trieste dove possiamo conservarlo al meglio. Per questo non abbiamo avuto problemi di approvvigionamento e non si è verificato alcun impatto importante sulla nostra supply chain.


A livello numerico quanto e come state risentendo della situazione?

Per fortuna siamo stati in grado di continuare a produrre senza risentire della chiusura delle attività industriali e di spedire la nostra produzione in Italia e all’estero. Naturalmente l’abbiamo fatto per i canali rimasti aperti come il commercio al dettaglio e l’on-line mentre per il settore Horeca, che rimane il nostro core business, abbiamo dovuto attendere la fine delle limitazioni. Qui sicuramente c’è stato l’impatto maggiore, un impatto che siamo riusciti a contenere in parte con lo sviluppo della nostra presenza nel canale home anche attraverso l’e-commerce, che stavamo già incrementando. Durante il lockdown abbiamo registrato una crescita delle vendite online del 200%. Ora dobbiamo riportare la gente nei bar, nel rispetto della sicurezza e delle norme. In questa direzione si è inserita l’iniziativa “Offriamo noi” che abbiamo realizzato il 3 giugno scorso, in occasione della fine delle principali restrizioni agli spostamenti, offrendo un caffè a tutta l’Italia. Con un piccolo gesto, ma fortemente simbolico, abbiamo voluto far tornare la voglia di un rito così legato alla nostra tradizione e farlo diventare il simbolo di una ritrovata speranza.


Come vede il futuro dell’Italia alla luce dell’emergenza che stiamo attraversando?

Possiamo definire quest’emergenza come un vero e proprio Cigno Nero, un evento che ci ha colpito di sorpresa. Tutti quanti, dalle istituzioni alle aziende, dalle autorità sanitarie ai privati, si stanno impegnando per risolverla nel miglior modo possibile. Si tratta di un passaggio difficile e complicato che possiamo affrontare e superare solo lavorando tutti insieme. In questo momento dobbiamo avvalerci dell’intelligenza collettiva, abbiamo la necessita di un confronto sulle strategie, uno scambio di esperienze e di pratiche. Nessuno ce la può fare da solo, serve uno sforzo congiunto.


Le tre cose di cui avrebbero bisogno gli italiani subito

Credo che gli italiani abbiano bisogno di riacquistare fiducia e abituarsi alla nuova realtà, consapevoli che alcune cose cambieranno, è inevitabile. Il lavoro, la sanità e la scuola sono tre ambiti sui quali è opportuno intervenire subito.


E le tre cose di cui avrebbe bisogno, subito, il tessuto produttivo italiano e che magari il Governo ancora non è riuscito a intercettare fino in fondo?

Penso che questa possa essere l’occasione per fare quelle riforme di cui si parla da tanto tempo, dalla sanità, alla pubblica amministrazione e alla giustizia. Forse deve cambiare anche la cultura e il modo di fare impresa…


In cosa, come Paese, dobbiamo cambiare, per diventare più resilienti ed essere in grado di attutire in maniera più efficace le emergenze future che, come questa, probabilmente dovremo affrontare?

Ritengo che un cambiamento di mentalità, maggiormente sensibile ai temi della sostenibilità e dell’economia circolare, offra alle aziende l’opportunità di risparmiare sui costi e allo stesso tempo di apportare cambiamenti benefici all’ambiente. In illycaffè abbiamo visto che adottare processi sostenibili sul posto di lavoro porta benefici tangibili per l’azienda, il consumatore e l’ambiente.

materia prima illycaffè

Un ruolo fondamentale in illycaffè, stakeholder company, lo riveste la filiera, con contratti di fornitura a lungo termine con i produttori, da cui il caffè viene acquistato appena raccolto per sostenere le comunità che lo producono e garantire una perfetta conservazione della materia prima.

Un aspetto molto importante da valutare d’ora in poi è l’impatto ambientale a livello italiano e globale, perché epidemie di questo tipo sono una delle dirette conseguenze proprio degli allevamenti intensivi, della deforestazione, insomma dell’emergenza ambientale…

Sì, il cambio di mentalità al quale pensavo va proprio in questa direzione. Dobbiamo creare nuove abitudini sostenibili a tutti i livelli, istituzioni, azienda, consumatore, privato cittadino… Ognuno di noi può e deve fare la differenza, non possiamo più pensare che debbano essere “gli altri” ad agire.


Un approccio che portate avanti anche attraverso la vostra Fondazione…

Sì, la Fondazione Ernesto Illy, voluta dalla famiglia Illy, ha il compito di coltivare e sviluppare la conoscenza, l’etica e la sostenibilità, secondo gli insegnamenti di Ernesto Illy. Un progetto di cui sono orgoglioso è il Master in Economia e Scienza del Caffè, un master unico nel suo genere che la Fondazione ha creato dieci anni fa per i giovani laureati in economia, ingegneria e scienze agrarie, per offrire una preparazione a tutto tondo sulla cultura del prodotto, dalla pianta alla tazzina, sulla valenza sociale del consumo del caffè e sulla cultura dei paesi produttori. Fino ad oggi sono stati formati più di duecento giovani provenienti da tutto il mondo, soprattutto dai paesi coltivatori di caffè, che hanno poi continuato la loro carriera lavorativa nelle piantagioni o negli organismi internazionali dedicati al caffè.

Illy - Università del Caffè

Una delle iniziative più ambiziose dell’azienda triestina è stata l’istituzione, nel 1999, dell’Università del Caffè, per promuovere e diffondere nel mondo la cultura del caffè di qualità. Tra i fiori all’occhiello, il Master in Economia e Scienza del Caffè, dove si sono formati finora oltre 200 giovani provenienti da ogni angolo del Pianeta.

Tra i progetti che sostenete con la Fondazione c’è “Casa de la Alegría”. Di cosa si tratta?

In Costa Rica, ogni anno, oltre quindicimila panamensi delle tribù indigene Ngabe-Buglè attraversano il confine per lavorare come raccoglitori di caffè. Per ragioni culturali e per motivi di sicurezza, i bambini accompagnano i propri genitori durante le attività lavorative nelle piantagioni, rischiando facilmente di venire intercettati per lavorare, anche se molto piccoli. Premesso che noi non lavoriamo mai con produttori di caffè che fanno lavorare i bambini e siamo molto scrupolosi in questo tipo di controlli, abbiamo ritenuto utile offrire una soluzione legale e pratica contro questo rischio attraverso la creazione di centri dove si assistono i bambini, sia dal punto di vista della salute che da quello dell’educazione, dando un sostegno economico alle famiglie e soprattutto un luogo sicuro dove i bambini possono stare mentre i genitori sono al lavoro. Nel 2019 sono state aperte 15 strutture che hanno ospitato in totale 774 bambini.


Un altro progetto molto interessante in cui state investendo è l’International Talent Support, per sostenere la creatività dei giovani…

Da anni affianchiamo ITS – International Talent Support la piattaforma che sostiene il talento di giovani fashion designers di tutto il mondo, non solo perché ha sede nella nostra città e la trasforma ogni volta in un importante osservatorio sulle tendenze internazionali ma proprio perché nasce, come molte altre iniziative che supportiamo, per dare opportunità alle nuove generazioni. illycaffè supporta da sempre i talenti, soprattutto nel mondo dell’arte e della creatività, dove i più giovani sono spesso già protagonisti attivi per la loro capacità di intercettare nuove tendenze, di essere proiettati verso il futuro ed esprime nuovi punti di vista. Alla fine, è l’evoluzione necessaria di ogni Paese.


Che cos’è, invece, “One makes the difference”?

La nostra nuova iniziativa che si inserisce nel piano globale di sostenibilità e che porterà la nostra azienda a diventare carbon neutral entro il 2033, per celebrare in degno modo il centenario della fondazione. Da luglio, per esempio, nei bar illy, nei punti vendita diretti illycaffè e nel canale Vending sono disponibili bicchieri take-away riciclabili, che consentiranno una riduzione della plastica pari a più di 175 tonnellate all’anno. A questa seguirà tutta una serie di altre azioni eco-friendly: dalle macchina da caffè a risparmio energetico all’utilizzo di imballi e materiali con il minore impatto ambientale possibile.

One make the difference_illycaffè

“One makes the difference” è l’ultima iniziativa lanciata da illycaffè per raggiungere il goal, entro il 2033, di diventare una carbon neutral company.

Un manager saggio, “wise” appunto, che caratteristiche deve avere secondo lei?

In questo momento storico credo che un manager possa definirsi saggio quando ha la capacità di leggere un contesto in continuo mutamento e di orientare le proprie scelte di conseguenza, quando ha il coraggio di essere innovativo e di portare avanti le sue idee con persistenza e resilienza.


E un’azienda saggia?

Non deve mai perdere di vista la sua visione, il motivo per il quale è nata. Fare la cosa giusta nel modo giusto è fondamentale e presuppone un modello di leadership che abbia una chiara visione di quelli che sono gli obiettivi di lungo termine e, allo stesso tempo, che condivida una serie di valori e principi etici con i quali condurre il business.

Vincenzo Petraglia

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