Wise Society : Andar per frantoi in Liguria
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Andar per frantoi in Liguria

Una proposta rilassante per visitare 2570 ettari tra borghi e paesaggi marini dove vivono 740.762 piante di olivo

Mariella Caruso
26 giugno 2019

Andar per cantine è ormai un adagio ben conosciuto e non solo dagli enoturisti. Passeggiare tra le viti, scoprire le evoluzioni del lavoro dei vignaioli, riflettere sul concetto di vino naturale e sulla sostenibilità della produzione non è più una novità. Lo è, invece, andar per frantoi. Inoltrarsi fra gli ulivi, respirare il profumo di coltivazioni secolari, scoprire un prodotto che affonda le sue radici in un passato più che remoto non è ancora una passione per gli italiani. Invece dovrebbe diventare tale perché così sarebbe possibile comprendere cosa quanto lavoro c’è dietro una bottiglia di quel prezioso e viscoso liquido verde ricco di polifenoli, vitamina E, ricco di acidi grassi monoinsaturi, di quelli cioè che fanno bene alla salute. Un alimento, l’olio,  che è alla base di quella dieta mediterranea già patrimonio immateriale dell’Unesco.

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Anche Patrizio Roversi è andato per uliveti e frantoi a conoscere i produttori che, in alcuni casi offrono anche ospitalità per vacanze alternative, Foto: Pagina Facebook Olio DOP Riviera Ligure

TRA ULIVETI E MURETTI A SECCO – Una delle zone di produzione olivicola di grande fascino in Italia è la Riviera Ligure. Gli uliveti si estendono a La Spezia, al confine con la Toscana, fino a Imperia per un’unica Dop, appunto la Riviera Ligure, che abbraccia tre territori ugualmente affascinanti: la Riviera di Levante, la Riviera del Ponente Savonese e la Riviera dei Fiori. Ovvero 740.762 piante di olivo sparse su una superficie olivicola di 2570 ettari tra borghi e paesaggi marini. Un territorio tutto da scoprire andando per uliveti e frantoi a conoscere i produttori che, in alcuni casi offrono anche ospitalità per vacanze alternative sulle quali il Consorzio di tutela dell’Olio DOP Riviera Ligure, con la collaborazione della Fondazione Qualivita, ha scommesso in nome di ulivi e olio. Se a questo si somma l’arte dei muretti a secco, anch’essi Patrimonio dell’umanità Unesco, fondamentali per la coltivazione degli ulivi a ridosso delle montagne, la vacanza perfetta, simbolo di qualità e cultura collettiva dell’olivicoltura eroica ligure, è servita. Senza dimenticare che la tradizione olivicola in Liguria è un vero presìdio di salvaguardia ambientale perché è un baluardo per la tenuta del paesaggio rurale e per l’integrità dell’intero territorio. «Come organizzazione che promuove in Italia e all’estero il sistema delle Indicazioni Geografiche crediamo sia importante lo sviluppo del settore olivicolo perché rappresenta uno degli elementi simbolo del made in Italy e della dieta mediterranea – sottolinea il dg di Fondazione Qualivita Mauro Rosati -. Esperienza turistica significa, innanzitutto, un rapporto diretto con il consumatore per una formazione sul vero olio italiano che oggi, probabilmente, è l’aspetto più critico».

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In Liguria è facile trovare ospitalià tra i frantoi, Foto Consorzio Olio Ligure Dop

ALLA SCOPERTA DELLA DOP RIVIERA LIGURE – L’ospitalità è di casa a Nozarego, alle pendici del monte di Portofino, nell’Azienda Agricola Santa Barbara. È qui che la famiglia Costa ha ripreso l’attività di famiglia che produceva olio già nel 1871, bonificando 6 ettari di terreni abbandonati con un terrazzamento collinare e con un nuovo frantoio a ciclo continuo. «Un ritorno alla terra e alle coltivazioni del territorio – spiega la contitolare Carla Clivio Costa – al quale abbiamo aggiunto l’ospitalità per far conoscere il nostro lavoro di recupero delle tradizioni alimentari in chiave contemporanea». È aperto al pubblico per le visite didattiche anche il frantoio Lucchi e Guastalli di Santo Stefano di Magra, in provincia di La Spezia, in piena via Francigena. Qui al lavoro vengono applicate tecnologie innovative figlie della Green economy e si è recuperato la coltivazione di olive Razzola, storica varietà locale. La famiglia Sommariva che da secoli conduce la propria azienda agricola cura, invece, un proprio museo aziendale nel centro di Albenga. È impegnato nell’ospitalità e nella ristorazione anche il Podere Donzella di Castellaro, di fronte a Taggia, che con i suoi appena 2 ettari coltivati a taggiasca, si guadagna di più piccolo produttore della Dop. «Qualità e agricoltura biologica alla quale siamo in fase di conversione – conclude Elena Donzella alla quale papà Paolo ha appena passato la conduzione -sono i nostri punti fermi».

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